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Una carta d'identità del '37 racconta un pezzetto di storia montenerese (e non solo)

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MONTENERO DI BISACCIA. Rispetto a quelle odierne ha dati che possono far sorridere, ma anche altri che per un solo anno – e per fortuna – non sono stati riportati. Infine, indica chiaramente chi era il podestà all'epoca. Ci può essere un pezzo di storia locale anche in una vecchia carta d'identità, trovata per caso rovistando fra gli scatoloni impolverati. Quella proposta, segnalata e concessa da un lettore, è stata rilasciata dal Comune di Montenero di Bisaccia nel 1937, pertanto in era fascista.
Il primo dato da analizzare è la firma del podestà, equivalente dell'odierno sindaco: (rag.) Nicola Luciani. Con ogni evidenza doveva essere il nipote dell'omonimo e più celebre commendatore, che fu a sua volta sindaco fra il 1894 e il 1909 (qui un articolo dedicato a lui e al suo grande stabilimento industriale). In pratica Nicola Luciani nipote era parte della facoltosa famiglia che, oltre a possedere ingenti patrimoni, contava ben tre diversi sindaci in altrettante generazioni. Fu il secondo podestà per Montenero, dopo la destituzione di Francesco Di Varia in seguito alla sommossa del 1931 e la reggenza temporanea del commissario prefettizio Rabito. Non si hanno più dati, ma la carta d'identità firmata conferma che era in carica sicuramente nel 1937.
Analizzando il documento si nota in quarta di copertina la dicitura "A. XV", che significava quindicesimo anno dell'era fascista. Già, perché ogni dittatura che si rispetti ha il delirio di far ripartire il calendario della storia e quella di Mussolini non fece eccezione. Chiaramente l'Italia non era ancora una repubblica e per questo si legge "Regno d'Italia", ma c'è un altro fondamentale aspetto da analizzare, facendo attenzione all'anno di emissione del documento. Nell'aprile 1937 mancava appena un anno alle leggi razziali e difatti accanto alla dicitura "nazionalità" non era ancora battuta a macchina anche la scritta "razza ariana", come sarebbe diventato normale poco dopo. A Montenero per fortuna quelle leggi non ebbero nessun effetto pratico, date le minuscole dimensioni. Eppure il documento di una qualsiasi signora Di Pietro, probabilmente preoccupata di ben altro all'epoca, mostra come la storia sia a quei tempi di colpo mutata, e molto in peggio.
Il termine nazionalità-cittadinanza è ancora oggi indicato sulla carta d'identità, divenuta più piccola, plastificata e soprattutto tecnologica. Non c'è più invece la firma del sindaco e succede nell'era in cui i primi cittadini sono onnipresenti, dappertutto e sempre, su qualsiasi argomento, figure incombenti o rassicuranti secondo i punti di vista. Chissà che un po' qualche sindaco non voglia tornare a siglare anche le carte di identità.

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