MONTENERO DI BISACCIA. Se c'è un record che nell'attuale mandato è stato battuto è sicuramente la velocità con sui si è fatto ricorso al prefetto. Lo hanno fatto poco fa i consiglieri comunali di minoranza Nicola Travaglini, Andrea Cardinali e Tania Travaglini. Oggetto della contesa il tema politico del giorno: il rinvio di due ordini del giorno stamattina per irregolarità nella consegna degli atti, la successiva riconvocazione per domani pomeriggio con la formula dell'urgenza.
Dei due temi uno è a carattere meramente tecnico, ma l'altro riguarda l'aumento della tassa sull'immondizia. Qualcosa che tocca molto da vicino le tasche dei contribuenti.
Conta sei pagine il documento che i tre consiglieri di minoranza hanno indirizzato al presidente del Consiglio comunale Stefano Dragani e al prefetto di Campobasso. Quest'ultimo in quanto organo che vigila sull'operato anche delle amministrazioni locali.
Il succo principale della missiva è che non sussisterebbero i requisiti fondamentali per la convocazione d'urgenza. Quest'ultima si contraddistingue per la possibilità di ridurre a sole ventiquattro ore il preavviso per i componenti il Consiglio comunale. In apertura il documento riassume quanto accaduto oggi.
Stamattina due ordini del giorno rinviati perché i documenti ai consiglieri sono arrivati oltre i termini; poi conferenza dei capigruppo convocata in tutta fretta un'ora e mezza dopo la fine del Consiglio, tanto che Nicola Travaglini non ha partecipato e si è accorto dell'avviso a riunione finita. Infine convocazione di urgenza di un nuovo Consiglio per domani alle 17:00. Questo perché i termini per approvare aumento Tari e Piano economico scadono domani, 31 luglio.
Ed è qui che secondo i tre del gruppo di minoranza Montenero futura non sono rispettati i termini previsti da normative e regolamenti. "La scadenza legislativa del 31 luglio 2026 – scrivono - non costituisce un fatto sopravvenuto, imprevedibile o non programmabile". Perché "il ritardo è maturato all'interno dell'organizzazione amministrativa". Difatti un documento che è stato prodotto dall'Unione dei Comuni, non solo per Montenero pertanto, è arrivato soltanto il 28 luglio, troppo tardi per permettere un efficace esame per chi poi avrebbe dovuto esprimere un voto su di esso.
Ci si troverebbe pertanto di fronte a una "tardiva conclusione del procedimento" e "irregolare messa a disposizione degli atti". Un qualcosa che non basterebbe a giustificare il criterio dell'urgenza che, viceversa, deve dipendere da "eventi esterni improvvisi, eccezionali o inevitabili".
Detto più semplicemente: "spettava agli organi politici e agli uffici predisporre un cronoprogramma idoneo a consentire la formazione del PEF, la validazione, la redazione delle tariffe e il deposito del
fascicolo in tempo utile". E questo perché "il termine del 31 luglio era stabilito da una norma entrata in vigore molti mesi prima".
Provando a semplificare ulteriormente: per convocare d'urgenza un Consiglio devono esserci motivi di comprovata eccezionalità e non dipendenti dagli amministratori. In questo caso, secondo i firmatari della contestazione, non ci sarebbero, poiché conoscendo da mesi la data di scadenza, gli amministratori avrebbero potuto far sì che i documenti necessari arrivassero in tempo, magari sollecitando.
A supporto delle proprie tesi, il gruppo Montenero futura cita vari riferimenti normativi. Per esempio la sentenza del Consiglio di Stato secondo la quale "la violazione delle
prescrizioni regolamentari sulla convocazione, quando incide sostanzialmente sul munus dei
consiglieri non soltanto quanto alla presenza, ma anche quanto alla possibilità di presentare
emendamenti e proposte capaci di orientare la discussione, comporta l'illegittimità della
convocazione e delle deliberazioni conseguenti".
La richiesta formulata al presidente del Consiglio Dragani è di "revocare o differire la convocazione (…) assicurando un periodo congruo per l'esame integrale della documentazione". Tuttavia, dovesse ugualmente tenersi il Consiglio il 31 luglio alle 17:00, i tre consiglieri annunciano che non potranno partecipare alla seduta, per impegni professionali o familiari già presi. Si riservano infine la facoltà di chiedere l'annullamento delle delibere tramite un ricorso al Tribunale amministrativo regionale.
Nella foto in primo piano Nicola Travaglini, dietro Andrea Cardinali e Tania Travaglini
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