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D'Ottavio: è come se avessi i colori rossoblu tatuati sulla pelle

Le interviste ai protagonisti del calcio montenerese. Il bomber si racconta, gli inizi con Le rondinelle, le esperienze in C, la parentesi a Petacciato ma solo per tornare a Montenero

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Oggi abbiamo il Bomber dell’ASD Calcio Montenero, Gustavo D’Ottavio. Iniziamo a conoscerci meglio, buongiorno Gustavo, quanti anni hai e che squadra tifi?
“Buongiorno a te e ai lettori di Monteneronotizie, ho 33 anni compiuti e tifo Montenero. In generale amo il calcio, le squadre che fanno un bel calcio, quello di qualità, quello offensivo, quello che non ti annoia!”
Ad esempio, quando eri bambino dove hai giocato?
“Ovviamente ho iniziato a giocare nelle “Rondinelle” con Mister Nando, come quasi tutti i ragazzi di Montenero, poi a 13 anni mi trasferii a Vinchiaturo dove c’era una scuola calcio che selezionava ragazzi con buone prospettive e li proponeva a società professionistiche.”
Quindi a soli 13 anni sei stato a Vinchiaturo?
“Sì, li avevamo vitto e alloggio e dopo un anno li fui preso dal Genoa per 30 mila euro. Ero felice perché ero un ragazzo di provincia che stava realizzando un sogno. Purtroppo a Genova dopo nemmeno un mese, cominciai a sentire nostalgia di casa, mi mancava la mia famiglia ma soprattutto i miei amici. Ricordo che il Direttore Sportivo del Genoa Claudio Onofri, mi aveva preso in simpatia e fece di tutto per accontentarmi, mi diedero in prestito per un anno al Lanciano (serie C) con la speranza che stando più vicino a casa, avrei superato il trauma. Giocai tante partite e feci anche diversi gol, ma al termine della stagione, non ne volli più sapere di stare fuori casa e ho preferito tornare a Montenero. Quella era la stagione magica del Montenero. Era l’anno in cui il Montenero vinse il campionato di eccellenza, e io a quel punto fui ancora più convinto di rimanere a giocare con i colori del mio paese, inoltre il Mister Gianni Borrelli mi fece anche giocare qualche partita.
Quindi hai deciso di sposare la causa rossoblu fin da subito?
“Per me i colori rossoblu sono tatuati sulla pelle, tant’è vero che da bambino avevo un idolo che non giocava in Serie A ma con il Montenero.”
Possiamo dire il nome?
“Era Maurizio Di Gregorio detto “Il Tigre”, vero bomber di razza!”
Da adulto con chi hai giocato e in quali categorie?
“Sostanzialmente ho giocato molti campionati a Montenero, anche se c’è stata qualche parentesi a San Salvo, Petacciato, Termoli Fossacesia.”
Che rapporto hai con i giocatori?
“Un rapporto meraviglioso, abbiamo creato un gruppo incredibile, siamo una grande famiglia. Non dimentichiamo che la società e i giocatori sono tutti di Montenero, quindi siamo tutte persone che ci conosciamo da sempre.”
Complimenti per aver segnato già 20 reti a 5 giornate dalla fine del campionato, dobbiamo sottolineare che tu sei un attaccante di manovra, cioè che giochi per la squadra.
“Grazie. Sì è vero, preferisco giocare per la squadra, mettendomi sempre a disposizione!”

Se dovessi tracciare una linea e fare il punto della situazione, cosa pensi di questo anno?
“Un anno con tantissime soddisfazioni. A parte il mio score personale, che mi inorgoglisce molto, il fatto di aver tenuto testa ad una squadra che è stata allestita per arrivare a disputare i Play Off in Promozione, ma per un errore in fase di iscrizione si è ritrovata a giocare in Prima Categoria, e noi abbiamo giocato alla pari con loro sia all’andata che al ritorno, pareggiando entrambe le gare, andando sempre in vantaggio.”
Ed in totale degli anni in cui sei stato qui?
“Ho tantissimi bei ricordi, perché forse era destino che giocassi per il mio paese, e per me è stato bellissimo, ecco perché mi sono sempre trovato bene.”
C’è qualche gara che ricordi di più?
“Un anno ebbi una discussione in estate con il mister del Montenero, decisi dunque di andare a giocare a Petacciato, quando venni al De Santis, ricordo che feci una partita stupenda. Non feci gol, ma con quella partita mi ero riconquistato la maglia tanto desiderata del Montenero nell’anno successivo.”

E il campionato che ti ha dato più soddisfazioni?
“Nella mia carriera, pur giocando sempre in eccellenza e un paio di anni in promozione, non sono mai riuscito a vincere i campionati o le coppe di categorie, e questo un po’ mi manca, diciamo che non sono stato molto sfortunato sotto questo aspetto. Quando hanno creato questa società, con un progetto solido e soprattutto tutti locali, ho accettato subito perché vedevo la possibilità di iniziare a mettere qualche trofeo in bacheca, e non mi importava se si trattava di seconda categoria o prima categoria, arrivato a 30 anni avevo il desiderio di vincere qualcosa e di farlo con il Montenero!”
Quest’anno hai anche seguito il gruppo della Juniores Regionale, come è andata?
“È stato un anno che mi ha arricchito molto soprattutto sotto il profilo umano. Era un gruppo formato due anni fa, ma il covid aveva rischiato di vanificare tutto, meno male che ai ragazzi non è passata la voglia, infatti anche durante gli allenamenti invernali, con pioggia e freddo, avevamo sempre un gran numero di ragazzi pronti ad allenarsi, e per me questa è stata la vittoria più importante.”
Cosa hai provato a trasmettere ai ragazzi?
“Ho provato innanzitutto a dire loro che i sogni vanno inseguiti, ma solo se si fanno tanti sacrifici, perché sono convinto che se un calciatore gioca in serie A, non è mai per caso, ma perché ha fatto tanti sacrifici. In molti di loro ho visto davvero un grande impegno, ed insieme al Mister Sacchetti, li abbiamo premiati facendoli esordire con la prima squadra.
Quale è il tuo più grande desiderio?
“Visto che nella mia carriera non sono mai riuscito a giocare in una grande squadra, mi piacerebbe contribuire a far diventare l’ASD CALCIO MONTENERO una grande squadra!”

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