MONTENERO DI BISACCIA. Sembra quasi che il solo chiederlo scateni un fuggi fuggi. Come se arrivasse un predatore anziché chi propone una candidatura alle prossime elezioni comunali. E pensare che mancano dieci giorni alla presentazione delle liste. Non si sa ancora quante ne saranno, se ve ne saranno altre a parte quella della maggioranza uscente.
Uno scenario incerto del genere non si era mai visto nella storia repubblicana in quel di Montenero. Eppure sabato 25 aprile alle 12:00 andranno consegnate le liste con tredici nomi ciascuna (minimo nove) al segretario comunale. Come andrà ? Difficile rispondere, ma si può solo fare l'ennesimo stato dell'arte, sottolineando che la curiosità mista a incredulità dell'opinione pubblica locale cresce ogni giorno.
La prima osservazione da fare è che dalle tre principali forze in campo trapela ben poco. Ma forse perché c'è poco da far trapelare, poiché succede poco o nulla. Un dato sembra però incontestabile e riguarda tutti: non si vuole candidare nessuno. Ciò che fa restare ancora in campo l'ipotesi estrema e inedita a Montenero: la sindrome petacciatese. Significa avere una sola lista da votare, espressione della maggioranza uscente, come successo a Petacciato due anni fa.
Passando all'analisi delle tre aree prese singolarmente lo scenario è grossomodo il seguente.
Maggioranza uscente, lista della sindaca Simona Contucci. È stata lei stessa a dichiarare, in un'intervista di due giorni fa, che la squadra è pronta. Avrebbe pertanto già dodici nomi oltre al suo, che comprendono quanti degli uscenti si riproporranno e i nuovi innesti. Un rapporto paritario, se tutti i sei della maggioranza si ripropongono, leggermente sbilanciato a favore dei nuovi nel caso di qualche ritiro.
Ma se la Contucci ostenta sicurezza, c'è chi fra gli avversari dubita che abbia già tutti i nomi. Viceversa, questa la versione di qualche suo detrattore, anche la sindaca avrebbe difficoltà a trovare candidati. Così come c'è chi ironizza che alla fine lo stia facendo lei il mischione (alleanza fra forze contrapposte e prima avversarie). A riprova di ciò l'approdo nella sua corte di Antonino D'Antonio e un'altra figura scelta fra gli ambienti calcistici, finora non ritenuta contucciana. Ambedue avversari o, a questo punto, ex avversari?
Centrosinistra classico (Partito democratico e Movimento 5 stelle). E qui sovrani sono sia il caos, sia la penuria di candidati. L'intesa fra i due principali partiti del campo progressista è saltata alcuni giorni fa. Una concitata riunione nella quale anziché arrivare a un'intesa è stato dichiarato il ritiro del Pd dalla contesa, con l'annuncio che il proprio candidato, Antonino D'Antonio, sarebbe passato alla corte della Contucci. Il mischione di cui sopra.
A quel punto il M5s ha cominciato a lavorare per una propria lista, svincolata dai dem. E sono le solite indiscrezioni e parlare di difficoltà a trovare candidati. Anche qui, una sorta di ritornello.
Centrodestra facente capo a Nicola Travaglini. L'ex sindaco da tre anni è in rotta con la Contucci, cui ha passato il testimone nel 2020, dopo averla avuta assessora nel suo secondo mandato. Obiettivo per niente velato è mandarla a casa, ma ancora non ha sciolto la riserva sul suo eventuale ritorno in prima persona. Nessuna dichiarazione pubblica, ma sta lavorando a formare una lista. E per quanto non sia ancora ufficiale, a guidarla dovrebbe essere lui stesso. Fra i candidati dovrebbero esserci Tania Travaglini e Andrea Cardinali, suoi fedelissimi consiglieri comunali uscenti. Primi eletti sei anni fa, assessori entrambi, ma poi defenestrati in seguito alla crisi post regionali del 2023. Di più non trapela, ma per quanto arrivino rassicurazioni sui nomi, c'è chi sospetta che tanto silenzio nasconda invece la penuria di volontari da mettere in lista. Anche qui, stesso ritornello.
Il lodo regionali 2028. Fra due anni si rinnoverà il Consiglio regionale e non manca chi vede la sindaca pronta a tentare il salto di qualità . Fosse eletta lì, lascerebbe vacante la carica municipale e si tornerebbe a votare per le amministrative l'anno successivo. I maligni vogliono che già si stia scatenando la lotta alla successione e che anzi quella del Pd sarebbe in realtà una ritirata strategica. I dem, in pratica, vorrebbero rendere l'attuale periodo nero un indiretto trampolino di lancio per tornare al potere comunale fra tre anni. L'intesa col Pd, secondo questa teoria, sarebbe solo una parte della rete di relazioni che la Contucci starebbe intessendo. Per esempio in questi giorni è stato eletto in Provincia il sindaco di Montecilfone Giorgio Manes, cui sono arrivati sette voti in fascia grigia (quella di cui fa parte Montenero). Sette come i voti della maggioranza montenerese. E Manes è lo stesso che ha lasciato il posto alla Contucci alla presidenza dell'Unione dei Comuni a fine gennaio. Strategia per avere consenso anche oltre i confini comunali in vista delle regionali? Mischione e patto di non aggressione col Pd per lo stesso motivo? Può darsi che sia fantapolitica, mentre è certo che al momento candidati sembrano non trovarsene. Fra dieci giorni la presentazione delle liste, se ve ne sarà solo una ci sarà la ripetizione della sindrome petacciatese. Con il clima di inedita incertezza e rimescolamento che domina la scena si può cominciare a parlare di sindrome montenerese.
Immagine in alto realizzata con intelligenza artificiale

