
MONTENERO DI BISACCIA. Volendo fare un paragone con "Il deserto dei tartari" sarebbe difficile la scelta. Chi è contro la Contucci aspetta annoiato (o rassegnato) sul muro di cinta oppure è la maggioranza ad aspettare un avversario che non esiste?
Un bel dilemma quando mancano meno tre mesi alla presentazione delle liste: chi sfiderà la sindaca in carica? Nessuno? Sindrome petacciatese? Oppure chi tenterà di detronizzarla sta lavorando dietro le quinte con discrezione degna del Mossad? O ancora, semplicemente, non c'è chi vuole interrompere il dominio contucciano?
Per provare a rispondere si può prendere come riferimento la scorsa tornata elettorale per le comunali, quella del 2020. E questo quando mancano qualcosa più di ottanta giorni alla presentazione delle liste, sempre se l'ipotizzata data del 24 e 25 maggio sarà confermata.
Lo stato attuale vede un silenzio assoluto. Nessun comunicato, nessun comitato, persino i consiglieri di minoranza tacciono. Quelli dell'opposizione ufficiale, cioè sconfitta alle urne cinque anni fa, e quelli divenuti avversari della sindaca in corso d'opera per conflitti interni.
Ma basta dare un'occhiata al 2020 per scoprire che lo scenario era completamente diverso. Quando mancavano una ottantina di giorni alla presentazione delle liste, quindi nel mese di giugno, arrivavano ai media locali comunicati di vari comitati civici, poi confluiti nella lista Montenero che rinasce (sconfitta alle elezioni).
Così il 3 giugno 2020 Montenero bene comune anticipava la candidatura di Simona Contucci; il giorno dopo Cambiamo Montenero annunciava la propria discesa in campo, mentre il 10 giugno lanciava un appello alle altre forze politiche. Montenero che rinasce a sua volta apriva al dialogo con chi "si oppone a Travaglini". Ancora qualche giorno e le forze dei vari movimenti univano le forze contro il sindaco uscente Nicola Travaglini e la designata erede al trono tricolore Simona Contucci.
C'erano soprattutto esponenti facenti capo al centrosinistra, ma non solo. E non fu solo questo il motivo per cui, dei vari soci fondatori diversi abbandonarono il progetto prima che si presentassero le liste. Il resto è storia nota: corsa a due, con la schiacciante vittoria della Contucci il 21 settembre 2020. Il suo più bel san Matteo, patrono di Montenero, prima che nascesse la rivalità in seno alla sua amministrazione per fare l'estiva festa fucsia più bella di quella patronale a settembre.
Tornando al fermento elettorale di chi vorrebbe proporsi come alternativa, era evidente che fosse di ben altra vivacità rispetto a oggi.
Di fatto non si fa avanti nessuno, mentre la Contucci tesse la sua tela e cerca di farsi eleggere anche presidente dell'Unione dei Comuni. Un incarico da nulla, potere pressoché inesistente tanto che ci hanno lasciato il sindaco di Montecilfone per il doppio del tempo consentito dallo statuto. Eppure per lei una legittimazione in campo sovra comunale e una sorta di sfida: sono così sicura di rivincere che non farò tornare a eleggere un nuovo presidente dell'Unione fra tre mesi. Questo perché occorre essere uno dei sindaci aderenti per presiederlo e, in caso di sconfitta, la Contucci perderebbe tale prerogativa.
Tutto tace sul fronte avverso alla sindaca, sia da parte dei suoi avversari a destra, sia da quelli di sinistra. Nessuna esposizione in pubblico, ciò che fa ipotizzare ai più pessimisti il rischio della sindrome petacciatese: si presenterà solo la lista di Simona Contucci e suoi fedelissimi.
In tal caso la campagna elettorale sarebbe una marcia trionfale sulle mura di una fortezza che, come quella descritta da Buzzati ne "Il deserto dei tartari", protegge dal nulla.
In alto fotomontaggio realizzato con intelligenza artificiale Copilot

