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Se a San Salvo avesse vinto Travaglini cosa sarebbe cambiato per Montenero?

I rapporti fra i due comuni tra alti e bassi, ma a creare attriti non è stato mai il colore politico. Come quando D'Ascenzo e Marchese si sfidarono con lo sguardo

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MONTENERO DI BISACCIA. Dopo Petacciato anche a San Salvo è andata bene, ha vinto Emanuela De Nicolis. I centri confinanti a sud e a nord sono presidiati da sindaci graditi a Simona Contucci. Perché non è un mistero che la prima cittadina appoggiasse la De Nicolis, ma al tempo stesso ha vissuto con preoccupazione la campagna elettorale del vicino centro abruzzese. Da subito la si è sentita dire che sarebbe stata dura, come poi è avvenuto: la nuova sindaca ha vinto su Fabio Travaglini con uno scarto di due punti e mezzo, solo 243 voti.
A questo punto può dirsi soddisfatta Simona Contucci, che nel segno della continuità si presume voglia intrattenere rapporti di buon vicinato con la nuova sindaca di San Salvo, al pari della predecessora Tiziana Magnacca. A unire tutte e tre la medesima area politica di riferimento, il centrodestra (almeno per ora). 
Ma se avessero vinto i progressisti, se fosse toccato loro prendere possesso del palazzo in piazza Giovanni XXIII, come sarebbero stati i rapporti con Montenero? La differenza di colore politico avrebbe influito sulla qualità di un legame molto stretto da sempre, sebbene con alti e bassi?
E qui qualche sorpresa arriva, perché non è detto che coabitare nella stessa area "ideologica" (per quello che può significare oggi) si traduca in migliori rapporti. Lo insegna la storia abbastanza recente.
Inizio anni Duemila, Montenero è finalmente riuscito a completare la variante generale al Piano regolatore. Previsto anche l'avvio dello sviluppo costiero, con sblocco di vincoli decennali quasi ad municipium che ne hanno tarpato le ali in passato. Alcuni tecnici consigliano due grandi strutture, da realizzare subito, per facilitare il decollo: un centro commerciale e un porto turistico. Ed è qui che il buon vicinato con San Salvo se ne va a farsi benedire. Oltre Trigno vogliono anch'essi realizzare un centro commerciale e un porto turistico, proprio a confine, la concorrenza è dietro l'angolo.
Comincia una battaglia politica e legale, con ricorsi al Tar e sguardi in cagnesco. Si ascolterà dall'altra parte anche qualche delirio del tipo: contrada Padula, che comprende anche la Marina, apparterrebbe a San Salvo, ridatecela. Ci penserà più di uno studioso sansalvese a smentire pubblicamente e con documenti alla mano. Alla fine si faranno due centri commerciali e due porti turistici, a San Salvo e alla Marina di Montenero. 
Ma di che colore sono le due amministrazioni comunali? Tutte e due di centrosinistra, il sindaco di Montenero è Giuseppe D'Ascenzo, quello di San Salvo Gabriele Marchese. Ed è il gennaio 2003 quando il destino ci mette del suo e si diverte facendo crollare il ponte sul Trigno lungo la strada fra i due comuni. Il danno è milionario, per ripararlo le due Province di Campobasso e Chieti devono mettersi d'accordo (il ponte divide le regioni), ma anche Montenero e San Salvo, loro malgrado.
Un mese dopo c'è un incontro nella sala consiliare del Comune abruzzese, c'è da decidere come riaprire il passaggio almeno in maniera provvisoria, presente anche il Genio militare. Giuseppe D'Ascenzo è già seduto da alcuni minuti quando arriva il suo omologo Gabriele Marchese. Questi entra e pronuncia un più che discreto "buongiorno" e per un attimo, che deve essere parso interminabile, incrocia lo sguardo con D'Ascenzo. Tutto qui, non si stringono nemmeno la mano. E che dire di quanto accaduto solo un mese prima, il day after del crollo, quando dalla parte abruzzese dei ruderi del viadotto un noto sansalvese è stato sentito dire: "finalmente abbiamo rotto i ponti con Montenero di Bisaccia". Questo per dare l'idea del gelo fra le due amministrazioni e di come il crollo del ponte sia arrivato quasi in modo beffardo a costringere a collaborare.
Prima di allora le due amministrazioni avevano avuto qualche altro battibecco, ad esempio quando San Salvo e Vasto insistettero, riuscendoci, per realizzare il depuratore sul territorio montenerese, dietro la Marina. Il perché le due città più grandi volessero il depuratore è presto detto: serve la zona industriale di San Salvo e la fascia costiera da Montenero a Vasto. Dà anche l'acqua potabile a tutta la zona, Marina di Montenero compresa. Erano i primi anni Ottanta, Montenero tempo prima aveva chiesto di aderire al Nucleo industriale per non costringere gli operai della Siv e della Marelli a prendere la residenza in Abruzzo per essere assunti. I tre sindaci erano tutti democristiani, quello di Montenero era Armando Benedetto, che espresse più di una perplessità. Ma alla fine il depuratore si fece ed è ancora lì.
In conclusione, a far essere buoni i rapporti fra i vari comuni è sempre stata la coltivazione dell'interesse particolare della propria città, non la vicinanza "ideologica". Ragionevole ipotizzare che anche fra Simona Contucci ed Emanuela De Nicolis continuerà così. E per Montenero, sempre ragionevolmente, sarebbe stato uguale se a vincere le elezioni fosse stato Fabio Travaglini.
Nella foto un momento della riunione a San Salvo del febbraio 2003: D'Ascenzo è già seduto (terzo da sinistra), Marchese non ancora arriva

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