MONTENERO DI BISACCIA. Difficile dire se a farli desistere fu un intervento divino, cosa che richiede fede, o più semplicemente fu la forza emanata dall'immagine e dallo sguardo di quella donna. Il fatto che si vuole raccontare risale all'ottobre del 1943 ed è avvenuto in una masseria in contrada Piscone. A raccontarlo a Monteneronotizie è Giulia, classe 1940. Una delle tante storie tramandatele negli anni da chi era più grande. Protagonista è un'immaginetta della Madonna di Bisaccia: avrebbe salvato capi di bestiame dalla razzia dei soldati tedeschi durante la Seconda guerra mondiale.
Il contesto. All'indomani del famigerato 8 settembre 1943, la disfatta dell'Italia per dirla alla Indro Montanelli, i soldati tedeschi della Wehrmacht impiegarono pochi giorni per arrivare anche a Montenero di Bisaccia. Passarono in contrada Piscone provenendo da Palata, come si evince da "La guerra in Abruzzo e Molise 1943-1944" di Giovanni Artese.
Presumibilmente il 4 ottobre '43 i soldati della 16^ Divisione panzer, precisamente il gruppo di combattimento al comando del colonnello Stempel (da non confondere con l'omonimo che combatté a Stalingrado), entrarono nel territorio montenerese. Una delle prime contrade che si incontrano, da quel versante, è Piscone. Qui avvenne il fatto che all'epoca fu considerato miracoloso.
È infatti noto che i soldati tedeschi, ma è una costante di tutte le guerre, facessero razzia di beni di ogni genere. In quella masseria cercavano cibo e non erano certo sfuggiti loro un maiale e un cavallo. Il primo da cucinare, il secondo da usare come bestia da soma per trasportare i materiali oltre il fiume Trigno. Qui, difatti, avevano deciso di assestarsi per resistere all'avanzata degli inglesi.
A fronteggiarli trovarono una donna di trent'anni, sola come tante altre in quel periodo perché il marito era in guerra. Lei non parlava tedesco, i soldati non parlavano italiano. Pensò di mostrar loro l'immaginetta che aveva con sé della Madonna di Bisaccia. E a quel punto accadde l'inimmaginabile: i soldati dismisero la faccia dura, abbassarono le mitragliette e andarono via. Senza depredare cavallo e maiale.
Per la donna, ma anche tanti altri fedeli quando il racconto si sparse, fu spontaneo pensare a un intervento soprannaturale, divino, della Vergine di Bisaccia. Vien da supporre che anche all'epoca a Montenero vi fossero persone con atteggiamento più "laico", più propense a ipotizzare una forma di suggestione che un vero miracolo. Certo è che fece effetto.
L'immaginetta di quei tempi non era come l'attuale, poiché il quadro di riferimento non era ancora stato restaurato. Ciò che sarebbe avvenuto nel 1965, riportando il dipinto all'aspetto originario, vale a dire quello che si vede oggi nel quadro originale su legno, nelle copie distribuite nelle altre chiese e sulle immaginette in circolazione.
Quel restauro, commissionato dal parroco don Nicola Benedetto, causò accese polemiche. Era così diverso il quadro da quello che era partito un anno prima alla volta de L'Aquila, che tra i fedeli ci fu chi sospettò addirittura uno scambio. Ne parla Giuseppe Palma in un dattiloscritto inedito, riportato per la prima volta nel libro "Santa Maria di Bisaccia" (2010, autori don Claudio D'Ascenzo, Nicoletta D'Aulerio, Maria Teresa Bracone). Si pensava, in parole povere, che qualcuno avesse scambiato l'opera con un'altra di fattura più scadente. Non sapevano, è evidente, che in prima battuta il restauro del quadro era stato rifiutato, dalla Soprintendenza de L'Aquila, perché ritenuto di modesto valore artistico. Presenta evidenti imperfezioni, probabilmente dovute al fondo irregolare di legno. Lo stesso restauro dapprima negato poi effettuato su insistenza di don Nicola e del vescovo di Termoli Giovanni Proni, andò probabilmente troppo a fondo nel rimuovere gli strati di colore.
Ma per i monteneresi, da qualche secolo, è il quadro più bello che possa esistere. Nel 1943 quella contadina trentenne riuscì, con la sua immaginetta, a fare breccia persino fra gli spietati soldati della Wehrmacht guidati dal gelido colonnello Stempel.
In alto immaginetta della Madonna di Bisaccia degli anni Trenta, simile a quella mostrata dalla donna ai soldati nel 1943. In basso il santuario negli anni ‘40 e l’immagine attuale della Madonna di Bisaccia (dopo il restauro del 1965)


