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Anche Montenero nel Creative lab al Palazzo ducale di Mafalda

Il progetto coinvolge i ragazzi delle Medie di tre comuni, chiesto un finanziamento al Ministero della cultura

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MONTENERO DI BISACCIA. L'obiettivo è "costruire un laboratorio creativo all'interno del Palazzo ducale di Mafalda", attraverso il quale dare il via ad "attività sociali e culturali per il territorio". C'è anche Montenero nel progetto Creative lab 2022, che se finanziato coinvolgerà le scuole Medie anche di Mafalda e San Salvo, organizzato e proposto dalla Fondazione Bcc della Valle del Trigno. A sancirlo una delibera di giunta, con la quale l'amministrazione guidata da Simona Contucci ha dato la propria adesione. L'iniziativa è resa possibile dai finanziamenti ad hoc del Ministero della cultura, nell'ambito del premio Creative Living Lab, il cui obiettivo è "sostenere progetti condivisi e partecipati di rigenerazione urbana – si legge sul sito dedicato -, attraverso attività culturali e creative in tutti quei territori marginali italiani che vivono una realtà di fragilità sociale, economica e ambientale". Costo previsto 50mila euro, non resta che attendere il buon esito della candidatura.
Una sede che trasuda storia da ognuna delle sue pietre quella scelta: il Palazzo ducale di Mafalda, di recente acquistato dall'istituto di credito che, prima di allargarsi in Molise e Abruzzo, proprio nel centro bassomolisano nacque negli anni Ottanta. Da poco la riapertura al pubblico e di conseguenza l'utilizzo anche in progetti culturali come il Creative lab. 
Esso è dedicato ai ragazzi dagli undici ai quattordici anni dei tre centri citati e prevede diverse attività. Ad esempio ricostruzione del percorso storico e vari laboratori: fotografico, archeologico, di arte antica, teatrale e anche storytelling. 
Le diverse attività si svolgeranno all'interno del Palazzo ducale, che si trova nel centro di Mafalda e la cui struttura originaria risale al XIII secolo. Appartenuto dapprima a vari feudatari e nobili, nei tempi più recenti a privati (Carile e Juliani), da anni necessitava di interventi seri di ristrutturazione. In parte sono stati già fatti dalla Fondazione Bcc della Valle del Trigno, una volta divenuta proprietaria del bene, che adesso torna fruibile. 
Non mancano infine leggende varie sul Palazzo ducale, che chissà non saranno studiate nel corso delle attività previste da Creative lab 2022. Ancora oggi è diffusa in paese la diceria secondo la quale il signorotto locale praticava lo ius primae noctis (diritto della prima notte). Se si dà credito alla leggenda, e non ve ne sono motivi qui come in ogni altro posto, le giovani spose di Ripalta (Mafalda dal 1904) dovevano concedere le proprie grazie al duca la prima notte di nozze. Il famigerato quanto leggendario e mai provato ius primae noctis. E guai se il nobile non trovava illibata la giovane, il suo destino era segnato. Anche lei sarebbe finita nel "pozzo della morte", così era chiamato un buco all'interno del palazzo alle cui pareti erano conficcati ferri acuminati a mo' di spade che "affettavano" i malcapitati. Lo strumento di morte era usato anche per i nemici e le persone invise al signorotto. Così si racconta ancora oggi.
Va da sé che come prova dell'esistenza del "pozzo della morte" vi sono solo testimonianze tramandate di generazione in generazione, con tutti i rischi di affidabilità connessi ai vari passaggi di bocca in bocca. Ci sarebbe ancora nel Palazzo ducale il pozzo, ma non più visibile perché chiuso con materiali di riporto, ma guarda un po'. Scavarlo e mostrarlo scatenerebbe tanto di quell'interesse che non sarebbe difficile trovare volontari pronti con piccone e badile. Più facile che si tratti di una leggenda, come lo è lo ius primae noctis. E come ogni leggenda sopravvivrà a qualunque tentativo di svelarne l'inconsistenza storica, però dà quel tocco di mistero e trasgressione immancabile in ogni castello o edificio nobiliare.

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