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La satira comunale negli anni Ottanta: le "perle" del regolamento di Polizia urbana

Niente panni stesi, campane sommesse, vetrine da pulire all'alba e altre regolette prese in giro in un manifesto dell'86. Eppure sono ancora in vigore

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MONTENERO DI BISACCIA. Capitasse oggi sarebbe difficile per qualche cronista trattenersi dal dedicare all'argomento almeno tre o quattro articoli; all'epoca a fare satira comunale fu invece una parte della minoranza. E attenzione: prima di derubricare il presente scritto a qualcosa di storico, si tenga presente che le norme (pure quelle incredibili) sono ancora in vigore. Qui a Montenero, ebbene sì, perché ancora oggi – teoricamente – non si potrebbero stendere i panni se ciò è visibile dalla strada. Oppure pulire le vetrine dei negozi dopo le 9:30. Ancora: per arrivare in chiesa col corteo funebre si dovrebbe consultare la più aggiornata delle mappe. Basta andare avanti nella lettura per averne conferma.
Correva il novembre 1986 e in paese fu distribuito un manifesto formato (quasi) A3 dal titolo: "Lo stalinismo è morto?". Vale la pena di ricordare che non c'erano i computer di oggi, il volantino fu stampato in tipografia. L'appellativo che rimandava al celebre Baffone era riferito alla maggioranza di centrosinistra (Partito comunista e lista civica centrista), colpevole di aver approvato il regolamento di Polizia urbana impedendone la discussione in Consiglio comunale. Da qui l'assonanza con Stalin.
Il regolamento di Polizia urbana, per gli amanti del Comune etico-moralizzatore che in epoca Covid avrebbe manifestato il suo apice, definisce una serie di regole e comportamenti. Come capita quando le istituzioni entrano troppo nella vita quotidiana, in ogni parte d'Italia, vi si trovano anche norme grottesche. E così nel volantino erano definite "perle scelte a caso" cose come: divieto di stendere la biancheria alle finestre, di pulire le vetrine senza autorizzazione dopo le 9:30. Ma non solo, perché si intimava anche, nelle prime ore della giornata e nella serata, di suonare le campane con "suono sommesso", qualunque cosa volesse dire. O ancora i cortei funebri "dovranno percorrere l'itinerario più breve" per arrivare in chiesa o al cimitero. E che dire dei lustrascarpe, che avrebbero dovuto indicare dove si sarebbero posizionati con la cassetta. Per la storia e la cronaca: è possibile che a Montenero di Bisaccia l'umile mestiere di strada che ha ispirato il film di De Sica non sia mai stato esercitato.
Il manifesto terminava immaginando il "sorriso divertito" dei lettori, seguiva la firma "Gruppo di unità democratica". Non era ancora appannaggio a tratti presuntuoso della sinistra usare (e abusare) del termine democratico, per questo non tragga in inganno il nome del gruppo consiliare: era filiazione della lista Campanile, di centro, capeggiata da Tommaso Sabatino, meglio noto come Masino.
Ma come erano andate le cose in quel Consiglio comunale del 10 novembre 1986? Più o meno così. La maggioranza Pci-Spiga-Psdi portò il regolamento con 112 articoli e ne propose l'approvazione in blocco. Le minoranze (Democrazia cristiana e Campanile) volevano invece aprire la discussione e votare articolo per articolo. Avanzarono una serie di contestazioni, ma a carattere tecnico (non specificate le sanzioni, cosa si intendesse con suolo pubblico in certi casi ecc.). Nessuna parola, almeno stando alla delibera di Consiglio, sulla contrarierà "alle più elementari norme di vivere civile" e sul fatto che si cadesse persino "nel ridicolo", come qualche giorno dopo sarà scritto sul manifesto. 
A distanza di tanti anni appare evidente che il regolamento fu ripreso da altri già fatti e vi furono lasciate norme ottocentesche e già anacronistiche, come la tosatura di animali in luogo pubblico (in paese erano scomparsi pecore e bovini già da anni). E' tuttavia lecito chiedersi se prima di approdare in Consiglio vi sia stata una discussione interna, se almeno un umanista come Armando Benedetto, sindaco democristiano nella precedente legislatura, abbia avuto qualche perplessità. Chissà, di certo nessuno fiatò in quella maggioranza biancorossa, guidata da Nicola D'Ascanio, al potere da quindici mesi.
Ma andando avanti fino al giorno d'oggi, che fine ha fatto quel regolamento di Polizia urbana? Si possono stendere oggi i panni se visibili dalla strada? Bisogna intanto precisare che negli anni successivi i moderati che si erano opposti, pur avendone la possibilità, non hanno più toccato il documento. Né loro, né nessun altro. E' ancora in vigore, scaricabile in formato pdf dal sito del Comune di Montenero di Bisaccia. Stampato col computer, forse l'unico all'epoca in dotazione (ne sarebbero arrivati altri alcuni mesi dopo per i vari uffici).
Perciò è ancora scritto che "l'occupazione con scale o sgabelli del suolo pubblico antistante i negozi per eseguire la pulizia delle vetrine è consentita, senza speciale autorizzazione, sino alle ore 9:30". Questo nell'articolo 30, mentre nel 39 si parla dei panni stesi: "E' vietato sciorinare, distendere ed appendere per qualsiasi motivo biancheria o panni fuori dalle finestre sui terrazzi o poggioli prospicienti vie pubbliche (…) visibili dal suolo pubblico". Anche in campagna? verrebbe da chiedere, dove balconi e finestre sono visibili da un chilometro di distanza? Lo spolvero dei tappeti è regolato dall'articolo 40, nel caso qualcuno pensava che non si sarebbe intervenuti su questo argomento. Il suono sommesso delle campane in certi orari è all'art. 58, ma la norma può apparire incompleta, mancando l'indicazione sul tipo di batacchio e se fosse sconsigliato andare in palestra per non irrobustire troppo i muscoli, col rischio di picchiare troppo forte "nelle prime ore della giornata e nella serata". I lustrascarpe sono all'articolo 101, con buona pace di Vittorio De Sica che tuttavia pare non abbia mai pensato di girare a Montenero il suo film nel 1946. I cortei funebri che devono seguire la via più breve si trova quasi alla fine, articolo 106 per la precisione.
Detto in breve, tutte le "perle" descritte sarcasticamente dal manifesto di quel lontano 1986 sono rigorosamente – e teoricamente – in vigore. E come spesso capita, regole inapplicabili poi di fatto non sono applicate. Per non parlare di quelle inutili.
In definitiva, il Comune etico-moralizzatore non pare essere arrivato a Montenero (e altrove) negli anni Dieci del nuovo millennio, ma prima. Tuttavia si può ipotizzare che se quel regolamento fosse stato redatto in epoca pandemica, trentacinque anni dopo e con il potere dato dall'elezione diretta che all'epoca sognavano soltanto, si sarebbero aggiunte altre norme, o "perle", degne di satira.
La pagina sul sito internet del Comune dove si possono scaricare i regolamenti

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