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Rudere via Gramsci, si inizia dalle verifiche, sperando che il cemento tenga

Pensato per la scuola Professionale, lo scheletro di calcestruzzo è abbandonato da oltre 40 anni. Una "macchia" che la sindaca Contucci vuole cancellare per far posto a un caffè letterario e un campo da bocce

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MONTENERO DI BISACCIA. Riqualificazione del rudere in via Gramsci: si comincia dalle indagini strutturali. Obiettivo, capire stato di salute in fatto di resistenza sismica e programmare le successive fasi dei rilievi. La determina redatta dagli uffici comunali affida l'incarico a uno studio di Campobasso, per un valore poco inferiore ai settemila euro. Il finanziamento, in totale quasi un milione e mezzo di euro, è stato ottenuto dal Comune grazie a fondi regionali Por Molise destinati alle aree urbane.
Le indagini appena affidate mirano al cosiddetto livello di conoscenza LC3. Si tratta del massimo grado di approfondimento ("accurato") per conoscere la vulnerabilità sismica. Si tiene conto di 
- geometria della struttura (carpenterie, rilievo degli elementi);
- dettagli costruttivi (quantità e disposizione delle armature, collegamenti);
- proprietà dei materiali (resistenze di calcestruzzo, acciaio, muratura);
- connessioni tra i diversi elementi e presumibili modalità di collasso.
In base ai risultati saranno definiti i successivi interventi in tema di verifiche strutturali.
Lo stabile in questione è un grande scheletro di cemento armato, sito in via Gramsci, in stato di abbandono da oltre quaranta anni. Pensato per ospitare il locale Istituto professionale, presto diventò una sorta di tabù, qualcosa che era meglio far finta non ci fosse, almeno da un certo punto in poi.
Fu votato in Consiglio comunale, all'unanimità nel 1975 e iniziato a costruire tra fine anni Settanta e inizio Ottanta. I fondi erano infatti arrivati, ma era accaduto che il progetto iniziale era stato cambiato. Si era pensato di ospitare sotto l'edificio una grande palestra, con campi regolamentari per pallavolo e pallacanestro. Da qui uno sbancamento colossale come mai si era visto in paese. E così accadde che ben preso ci si accorse che i duecentocinquanta milioni di lire stanziati non sarebbero bastati. O meglio, si era riusciti solo a tirar su una serie di pilastri. Ben presto sommersi dall'acqua piovana nella parte più bassa, per la gioia di rane che presto cominciarono a riprodurvisi e gracchiare.
Non bastasse, e in omaggio alla legge di Murphy applicata in salsa montenerese, successe che andò male anche qualcos'altro. L'impresa costruttrice ebbe problemi finanziari e i lavori si fermarono. Era la metà degli anni Ottanta.
Da quel momento il tema sarebbe tornato ciclicamente in Consiglio comunale, almeno per un po'. La prima volta avvenne nel 1988, quando fu risolto il contratto con la ditta costruttrice. Nella stessa seduta si parlò di variante al progetto (ancora!) e, attenzione, si cominciò a valutare l'opportunità di perizie geologiche e verifiche dello stato del cemento armato. Digressione necessaria: questo pochi anni dopo, cosa servirà adesso che ne sono passati quaranta e passa?
Da quel momento sarebbe tornato in Consiglio comunale altre quattro volte, al momento di approvare i Piani delle opere pubbliche. Ogni volta si parlava di verificare lo stato del cemento. L'ultima volta che il tema comparve nella massima istituzione cittadina fu nel febbraio 1996. Si erano alternati nove sindaci dalla prima ideazione dell'opera (non tutti erano durati cinque anni, è inteso). Si ipotizzò di far riprendere i lavori entro due anni; viceversa il rudere divenne un tabù e da quel momento sparì dall'agenda politica e occorreranno parecchi anni per sentire di nuovo un sindaco parlarne. Succederà difatti solo nel 2022, dopo un articolo di Monteneronotizie, quando riprenderà l'argomento Simona Contucci, definendo il rudere di via Gramsci "una macchia sul paese".
Da lì a qualche anno l'ottenimento del finanziamento regionale. La pensata di trasferirci il Professionale, lì come in qualsiasi altro posto, è stata lasciata cadere da decenni.
L'amministrazione Contucci decide di realizzarci un caffè letterario e un campo di bocce regolamentare coperto; in questi giorni l'avvio delle operazioni preliminare per arrivare ai lavori veri e propri.
Resta un'incognita. Già (solo) qualche anno dopo aver tolto le casseforme ci si interrogava su quale potesse essere lo stato del cemento nel frattempo esposto alle intemperie. Al punto da parlare di verifiche ogni volta che l'argomento tornava in Consiglio (e fin quando è accaduto). Cosa troveranno i professionisti adesso che di anni ne sono passati oltre quaranta? Può aver danneggiato fondazioni e base dei pilasti l'enorme pozzanghera che da allora si forma ogni anno, prosciugata alla meglio dall'amministrazione dopo le lamentele del vicinato per il proliferare delle zanzare? 
Le risposte arriveranno prossimamente, quando i professionisti incaricati dall'amministrazione comunale consegneranno le prime perizie.
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Nelle foto il rudere di via Gramsci. In alto veduta generale, in basso a sbancamento appena effettuato, e particolare dei pilastri allagati alla base


 

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