Dalla pagina Facebook di Stefano Moretti:
Ieri, 18 settembre, sono stato intervistato sul posto da Nina Palmieri de Le Iene, lungo la SS16, nell’area del ponte sul fiume Trigno crollato il 2 aprile scorso. Al centro dell’intervista, naturalmente, la vicenda più dolorosa: quella di Domenico “Mino” Racanati, che da quel giorno non è stato ancora ritrovato. Ho avuto modo di spiegare nuovamente l’ipotesi tecnica contenuta nella relazione che ho redatto e trasmesso alla Procura, secondo la quale esistono elementi che rendono necessario verificare fino in fondo anche ciò che si trova sotto la struttura crollata e sotto l’enorme quantità di detriti e materiale ferroso ancora presente nell’area del ponte. Ho anche sottolineato, senza alcun intento polemico, che le ricerche sono state necessariamente condotte per fasi successive e per settori progressivi: inizialmente l’attenzione si è concentrata sul mare, successivamente lungo il corso del fiume e oggi sempre più sull’area direttamente interessata dal crollo del ponte. È comprensibile che un intervento di rimozione di una struttura di quelle dimensioni rappresenti un’operazione estremamente complessa anche sotto il profilo economico e logistico: la rimozione delle macerie, delle travi e dell’enorme quantità di ferraglia presente potrebbe comportare, secondo le valutazioni considerate, costi nell’ordine di circa 6-8 milioni di euro. Questo, però, non significa mettere in discussione il lavoro svolto fino ad oggi. Durante l’intervista ho voluto infatti ribadire con grande chiarezza che la nostra Protezione Civile, i Vigili del Fuoco, le Forze dell’Ordine e tutti gli apparati impegnati nelle operazioni di ricerca dispongono di professionalità, tecnologie e sistemi operativi che sono tra i più avanzati e qualificati a livello internazionale. Il punto della mia valutazione tecnica è un altro: la dinamica stessa del crollo impone di non escludere definitivamente l’area immediatamente sottostante il ponte. Nel momento del cedimento, il veicolo è precipitato insieme alla sede stradale, alle travi, al calcestruzzo e a una enorme quantità di materiale. In un contesto simile possono generarsi turbolenze, vortici, zone di ristagno, ostacoli e punti di incastro capaci di trattenere o ricoprire ciò che si trova nell’area. Anche il rinvenimento, nei pressi del ponte, di elementi riconducibili al veicolo rende a mio avviso tecnicamente importante continuare ad approfondire proprio quel punto. Le rilevazioni con magnetometro hanno inoltre evidenziato materiale ferroso, ma sotto il ponte è presente una quantità enorme di ferraglia e detriti: per questo uno strumento, da solo, non può stabilire con certezza cosa si trovi sotto quella massa di materiale. La mia è e resta un’ipotesi tecnica, non una certezza, e proprio per questo ritengo che debba essere verificata sul campo fino in fondo. Soltanto quando sarà possibile rimuovere progressivamente le macerie e ispezionare accuratamente l’area sottostante si potrà escludere definitivamente quella zona. Non si tratta di cercare responsabilità né di mettere in discussione l’enorme lavoro svolto da chi ha partecipato alle ricerche. Si tratta semplicemente di continuare a cercare una risposta per la famiglia di Domenico e di utilizzare ogni possibilità tecnica ancora disponibile. Ringrazio Nina Palmieri e Le Iene per essere venuti personalmente sul posto e per aver voluto approfondire questa vicenda. Dietro ogni valutazione tecnica, ogni ricerca e ogni ipotesi non dobbiamo mai dimenticare la cosa più importante: c’è una famiglia che dal 2 aprile aspetta di poter riavere Domenico.
Un ringraziamento alla Paola Calvano che ha inoltrato la mia relazione tecnica alle Iene.
Dott. Stefano Moretti
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