PETACCIATO. Una manovra sottile per togliere una possibile arma al più acerrimo avversario, sebbene alleato fino a un anno fa. Continua a tenere banco nel piccolo centro costiero molisano l'affaire forno crematorio. E a pochi giorni dalla revoca, quindi il no dell'amministrazione, emerge un'altra teoria e precisamente dagli ambienti della maggioranza. Il dietro front non sarebbe arrivato dopo le proteste del Comitato e l'acceso dibattito di qualche giorno fa, bensì sarebbe stata un'abile manovra per disarmare un redivivo Roberto Di Pardo. L'ex sindaco e oggi consigliere regionale, in sintesi, avrebbe pensato di cavalcare la protesta anti forno crematorio e avere così occasione di attaccare il suo ex alleato e oggi avversario.
A ordire la manovra (incontro e successivo dietro front) sarebbe stato il suo oggi naturale nemico politico, il sindaco Antonio Di Pardo (omonimo ma non parente). Quest'ultimo ha attaccato il suo precedessore nell'incontro pubblico, il chiamato in causa ha risposto a mezzo social. Nel frattempo filtra la tesi, ovviamente non detta in pubblico, che potrebbe essere stato tutto se non premeditato almeno calcolato in corso d'opera.
Una spy story alla petacciatese, se fosse vera. E dimostrarlo non è affatto facile, ma si possono riordinare i fatti uno dietro l'altro per avere un'idea più precisa.
È luglio quando un'azienda campana specializzata propone la realizzazione di un forno crematorio all'amministrazione comunale di Petacciato. Quest'ultima dà il suo primo via libera (che non è definitivo, attenzione) a inizio novembre 2025. Un primo ok che arriva dopo esame della proposta da parte dell'assessore ai Lavori pubblici Enrico D'Amario, così sulla delibera n. 138.
Il 13 novembre Monteneronotizie pubblica un articolo sul tema. Il pubblico così viene a conoscenza dell'argomento e iniziano le polemiche, specie a mezzo social. C'è chi non lo vuole, principalmente per ragioni ambientali. Se ce ne siano anche di psico-sociali impossibile saperlo.
Intorno al 20 dicembre è costituito un Comitato contro il progetto, chiamato "Aria pulita". Seguono interventi di esperti, interviste sui media locali, raccolta firme ecc. Il sindaco Antonio Di Pardo cerca di placare gli animi e spiega che non c'è nulla di definitivo. E difatti la delibera di giunta di novembre è solo un primo atto, cui dovrebbero seguire il nulla osta del Consiglio, le autorizzazioni ecc.
Il 14 gennaio l'amministrazione comunale annuncia di aver organizzato un incontro pubblico. La sede scelta è dapprima la sala consiliare, poi si opta per il centro sociale "L'incontro". Motivi logistici scrive il vice sindaco Gianpiero Lascelandà, che si traduce in un presagio che vi sarà molta gente, da qui il cambio di sede.
Il 17 gennaio l'incontro si rivela acceso, il sindaco Antonio Di Pardo prova a difendere le scelte amministrative, gli piovono contestazioni da ogni dove. C'è chi parla di "porcheria che non vuole nessuno" e la chiosa finale è "annullate la delibera". Dal canto suo il primo cittadino non si scompone più di tanto, ma è in questa sede che, secondo alcuni che erano presenti, attacca il predecessore Roberto Di Pardo, chiamandolo sempre "ex sindaco".
Tant'è che questi replica a mezzo social ventiquattro ore dopo, alle 21:17 sulla sua pagina Facebook. Smentisce che l'iter sia stato avviato durante il suo mandato e tre giorni dopo plaude alla revoca della delibera, alla marcia indietro dell'amministrazione comunale. In grassetto scrive: "un ringraziamento va al Comitato che ha contribuito in modo significativo al dibattito e stimolato la giunta a fare delle riflessioni".
La maggioranza ha infatti deciso di non far realizzare più il forno crematorio e di rinunciare al ritorno economico che ne conseguirebbe. È successo alle 17:00 del 21 gennaio. Sulla delibera è espressamente indicato che l'incontro è stato decisivo.
Fin qui i fatti, per il resto ci si può affidare solo alle indiscrezioni trapelate dalle segrete stanze di almeno una delle due fazioni. E si vuole che negli ambienti di maggioranza la tesi sia parecchio diversa da quella del dietro front dopo le proteste. Addirittura c'è chi arriva a ipotizzare una macchinazione bella e buona, non si sa quanto possa essere profonda la premeditazione, ma comunque qualcosa frutto di un calcolo politico. Fatto da Antonio Di Pardo in persona ed ecco come.
Il sindaco che quel forno gli desse più problemi del previsto lo avrebbe capito, tanto da confidare ai suoi di stare valutando seriamente l'ipotesi di fare retro marcia. Avrebbe così organizzato l'incontro pubblico, scelta di indubbio valore democratico, a prescindere, per il 17 gennaio. Incontro al quale hanno partecipato i cittadini e fra questi i componenti del Comitato "Aria pulita". Ed è qui che la spy story si fa strada. Il Comitato, secondo Antonio Di Pardo, avrebbe come sostenitore, se non addirittura grande manovratore, Roberto Di Pardo. Questi sarebbe riuscito a coinvolgere persino un altro ex sindaco come Antonio Bruscino nel suo piano per destabilizzare l'amministrazione di cui, da un anno e poco più, è avversario. Un proposito che non sarebbe riuscito, questa la tesi del sindaco, poiché gli avrebbe tolto il giocattolo di mano: il forno crematorio che non si farà più. Ergo, la possibilità di attaccarlo su qualcosa che, lui stesso consapevole, costituirebbe un punto debole.
Messa così sembra una sottile tattica politica, una trappola, un amo buttato nello stagno con successivo abboccamento.
Da parte di Roberto un tentativo di risalire la china dopo un periodo difficile, avendo perso il buon rapporto con il presidente della Regione Francesco Roberti (deleghe riconsegnate e furiosa discussione), il suo uomo al Consorzio industriale di Termoli (Nicola Del Re). Eventi che seguono l'aver perso la battaglia, sempre con Antonio Di Pardo, durante la crisi amministrativa di inizio 2025.
Ed è una battaglia, quella dei due omonimi, proseguita con attacchi di sponda e a volte in codice. Come quando si è diffusa una lettera anonima che sparava a zero su Roberto, oppure quando il sindaco Antonio ha parlato di un narcisista "con bisogno di controllo". E non era complicato intuire a chi potesse riferirsi.
Infine la spy story di questi giorni, che però non può prescindere dai dati di fatto: l'amministrazione era favorevole (delibera di giunta 138/2025), si accorge che il progetto suscita troppi malumori e fa dietro front (delibera n. 2/2026). Non solo, la giunta specifica nella delibera che è stato decisivo l'incontro pubblico. Solo un escamotage per dare un tono istituzionale, democratico, al trappolone ai danni di Roberto? Oppure è sempre un escamotage, ma per non ammettere di averle prese durante l'affollato incontro?
Chissà, quel che è certo è che la guerra dei Di Pardo continua, si tratti di 007 in salsa petacciatese, lettere o comunicati dai toni narcisistici.
In alto fotomontaggio realizzato con intelligenza artificiale Copilot, da sinistra, seduti, Roberto e Antonio Di Pardo
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