L'uccisione dello "zingaro cavaliere"

Un fatto di cronaca del '47 raccontato dalla Biblioteca digitale molisana e da Aurelio D'Antonio

| di La Redazione
| Categoria: Storia
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MONTENERO DI BISACCIA. La Biblioteca Digitale Molisana è un ambizioso progetto nato nel 2012 dall’idea del giovane Lorenzo Di Stefano che assieme alla collaborazione di Laura D’Angelo, Maria Teresa Di Mele, Mara Di Pietro, Aleandro Lombardi e Lucio Lucarelli curano la digitalizzazione e la pubblicazione delle opere di Emilio Ambrogio Paterno. La mission del progetto è di realizzare una biblioteca digitale dove rendere pubblici e gratuiti libri, articoli e documenti consacrati al Molise, nonché scritti di autori molisani. I libri della Biblioteca Digitale Molisana sono pubblicati per gentile concessione dell’autore oppure in quanto opere di pubblico dominio, che «hanno sopravvissuto abbastanza per non essere più protette dai diritti di copyright» poiché «i termini legali di copyright sono scaduti». E’ vietato farne un uso di tipo commerciale. Nelle ultime ore è stato rispolverato un documento storico riguardante un vecchio articolo di un quotidiano datato 2 febbraio 1947. In questa data un evento di cronaca segnò la storia di Montenero. “Proponiamo ai nostri lettori – scrive Lorenzo di Stefano - un estratto di questo raro documento, un articolo di cronaca nera – di cui purtroppo non conosciamo l’autore e la testata – la cui fotocopia è conservata presso l’archivio di Casa Paterno, qui riprodotto per gentile concessione del sig. Giuseppe Chiappini”.

Quando a Montenero di Bisaccia pugnalarono lo "zingaro cavaliere" (2 febbraio 1947)

«Verso le 17,30 del 2 corrente, si spargeva la voce che lo zingaro Ferdinando Di Rocco, colpito da una pugnalata al petto, giaceva in una pozza di sangue in Via Madonna del Carmine […] Lo zingaro era venuto a diverbio, per futili motivi, mentre trovavasi in un’osteria. […] Con Ferdinando scompare una figura tipica della tribù zingaresca della quale, benché abbastanza giovane, era il capo riconosciuto. Aveva 38 anni […] Buono e generoso lo conoscevano quelli della sua gente; buono e generoso lo abbiamo conosciuto noi del paese. Molto ascoltato dai suoi, in momenti dolorosi seppe far tacere la voce del sangue e fu un insuperabile mediatore tra la sua tribù e l’arma dei carabinieri. Per questo Ferdinando aveva il suo invidiato fucile che ostentava quale segno della sua condotta: non aveva condanne. È finito tragicamente […] Per noi Ferdinando rimane lo zingaro cavaliere!»

“L’assassinio – spiega Lorenzo Di Stefano - secondo quanto testimoniato da Aurelio D’Antonio in 'Aggiornamento di stato, edizione digitale 2016' nel paragrafo «Quando a Montenero c’erano i Rom», risale al 2 febbraio 1947: http://www.bdmpaterno.eu/archives/668. Ancora oggi, nel punto in cui è avvenuto l’omicidio, è conservata la pavimentazione originale dell'epoca. Inoltre, la tomba di Ferdinando Di Rocco è stata di recente trasferita dal cimitero di Montenero di Bisaccia”.

"Quando a Montenero c'erano i rom" di Aurelio D'Antonio da "Aggiornamento di stato, 2016". Oggi vi voglio raccontare di quando Montenero ospitava gli zingari (rom), poi sono successi tre incidenti, di cui l'ultimo cruento, sfociato in un omicidio per futili motivi, in via Madonna del Carmine n. 14 credo. E veniamo ai fatti. Una bambina rom venne investita da una macchina in marcia indietro, accadde a fine anni Trenta-inizio anni Quaranta. Questo ho sentito raccontare, mentre i miei ricordi dei rom iniziano dal 1941, quando a Montenero abitavano stabilmente parecchie famiglie rom. In occasione delle fiere, che allora erano tante, arrivavano con parecchi giorni di anticipo decine di birocci tirati da cavalli, con tutto l'occorrente per fare una tenda, e per parecchi giorni dormivano e mangiavano, insomma vivevano. Mentre i maschi montavano la tenda e accendevano il fuoco fra due grosse pietre, le donne facevano un giro di ricognizione, con la speranza che qualche gallina o gallo, meglio ancora, avesse “perso” la strada di casa. Fatto sta che dopo poco tornavano, l'acqua bolliva e il malcapitato gallo o gallina veniva affondato all'acqua bollente e pelato in un batter d'occhio; nel frattempo un'altra della famiglia impastava la farina e preparava la pasta. Mi ricordo una volta che za Marì, dove oggi c'è il medico dei bambini in viale dei Borghi, gli ha prestato il tavolo per fargli fare la pasta. Nel giro di qualche ora il pranzo era servito, finito di mangiare gli uomini andavano a riposare e la mamma, se la “caccia” della mattina non era stata abbondante, rifaceva un giretto, per provvedere per la cena. Le ragazze di dieci-dodici anni giravano per la zona dove erano accampati, chiedevano un po' di pane che molti gli davano, loro ringraziavano recitando una filastrocca che chiamavano la “Catarinnella”. Il rapporto con la popolazione era buono. I punti dove parcheggiavano erano dove oggi c'è il forno "La spiga"*, dove c'era uno spazio grande, ci parcheggiavano cinque-sette birocci, con altrettante famiglie composte da ottodieci unità, altre quattro-cinque parcheggiavano dove c'è oggi l'ottica Gentile**, quella strada era bloccata dal colle del Calvario alto sette-otto metri, altri dove oggi sono le Poste (quelle case non c'erano, era tratturo demaniale). Dopo due-tre giorni dalla fiera ripartivano e tornavano alla successiva fiera, mentre quelli che abitavano a Montenero tornavano a fine stagione, cioè a ottobre per tutto l'inverno. Tutti i birocci avevano uno o più cani di taglia piccola. Durante l'inverno 1944, un tardo pomeriggio, in piazza della Libertà scoppiò una guerra fra di loro e se le diedero di santa ragione. Per sedare la rissa dovette intervenire la Raf*** inglese che stava al palazzo Luciani. Montenero era la sede dove venivano a riposare le truppe, per poi fare ritorno al fronte, che era bloccato da mesi a Torino di Sangro. I due militari della Raf si appostarono dove oggi c'è il monumento ai caduti e spararono in aria parecchie raffiche, i “belligeranti” scomparvero in un attimo. Qualche anno dopo al mulino di Luciani (oggi via Gabriele D'Annunzio) erano accampati parecchi birocci e durante la notte scoppiò una rissa. Accorsero i Carabinieri e ci fu uno scontro a fuoco, fu colpita a morte una bambina di dieci-dodici anni. Ancora due anni dopo e precisamente il 2 febbraio 1947 successe il fatto più grave. Il capo dei rom era rispettato da tutti ed era effettivamente una bravissima persona. Qualunque diverbio succedeva con i rom, lui interveniva con la sua autorità e in poco tempo rimetteva tutto a posto. Il capo dei rom di questa zona, come faceva spesso, si recò a fare la partita a carte, il gioco preferito era la scopa, alla cantina di Giacchetti, vicino la croce in via Madonna del Carmine. Un giovane di venti anni più piccolo di lui gli vinse due-tre partite (si giocavano mezzo litro di vino e una gassosa) e naturalmente l'alcol fa brutti scherzi, a volte se ne va alla testa. Così si cominciarono a pizzicare e una parola tira l'altra si offesero reciprocamente, uscirono fuori, strattonandosi l'un l'altro, si allontanarono di una ventina di metri dalla cantina. Lì vicino abitava un fratello del giovane, che sentito il chiasso e riconosciuta la voce del fratello, uscì armato di un pugnale, si disse. Da tener presente che questo signore era caduto prigioniero in Grecia in mano ai tedeschi e poi era diventato collaboratore delle SS. Vibrò un colpo al ventre del capo rom, che stramazzato a terra spirò subito dopo. Fu arrestato dopo pochi giorni in una masseria nei pressi del torrente Sinarca, tratto a Montenero e processato, fu condannato a ventiquattro anni di carcere. Ne fece solamente tredici al super carcere di Ventotene, perché ci furono parecchie amnistie consecutive per la proclamazione della Costituzione, per il primo presidente della Repubblica e ancora altre. Fatto sta che lui a giugno 1960 venne a lavorare con me in via Ugo Foscolo, dove io stavo costruendo una casa. E’ morto a oltre ottantacinque anni, a Montenero. Dopo i fatti del 1947 i rom non vennero più, nei giorni di fiera venivano, ma andavano via subito, senza accamparsi. Il capo fu seppellito a Montenero con una delle migliori tombe, dove ogni anno il giorno dei morti veniva coperto di fiori, è stato dissotterrato e portato via, credo, dopo il 2013. Questa è la storia dei rom a Montenero.

Aurelio D’Antonio, 27 gennaio 2015

Note:

*Viale dei Borghi;

**Via del Mercato;

***Raf, acronimo di Royal air force, corpo dell’Aeronautica militare britannica all’epoca di stanza a Montenero di Bisaccia, durante la Seconda guerra mondiale.

 

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