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In quel periodo difficile noi Amatori abbiamo impedito che tutto finisse

Le interviste ai protagonisti del calcio montenerese. Marco Borrelli, il capitano dell'Asd Amatori Montenero

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Oggi abbiamo il capitano dell’ASD Amatori Montenero Marco Borrelli, iniziamo a conoscerci meglio, buongiorno, quanti anni hai?
“Buongiorno alla redazione di MonteneroNotizie.net e a tutti i lettori, ho 47 anni.”
Che squadra tifi?
“La Magica Roma.”
Che lavoro fai?
“Faccio l’impiegato in una fabbrica a Val di Sangro.”
Quando eri ragazzo fino a 18 anni dove hai giocato?
“Nella scuola calcio, la prima a Montenero con allenatori Spinelli e Mario di Roma, non ricordo altro sono passati troppi anni, poi ho lasciato per qualche anno il calcio, per dedicarmi alla pallavolo.

Da adulto con chi hai giocato e in quali categorie?
“Molti anni a Montenero, tra cui la cavalcata dalla seconda categoria all'eccellenza, vincendo quattro campionati consecutivi. Poi ho militato a Mafalda un lustro, con una vittoria del campionato e la storica promozione in eccellenza, arrivando in finale di coppa Italia, persa contro il Montenero.  Poi sono stato un paio di anni a Palata e due a Scerni.”
Quando hai deciso di giocare con gli amatori?
“Dal 2009/2010 dopo un grave infortunio sul campo di calcio, nello specifico, rottura tibia, malleolo e legamenti caviglia.”
Da quanto sei capitano?
“Da circa 4-5 anni, precisamente da quando abbiamo costituito questa attuale società. Ricordo ancora come fosse ieri, la chiacchierata/riunione fatta tra me ed Armando Gallina a casa sua davanti a due bottiglie di birra gelata. Era il 2017 e a Montenero c’erano solo 2 squadre, la prima squadra in prima categoria e quella degli Amatori. A fine campionato, la prima squadra fallì e quindi scomparve, quella degli amatori, che rischiava di non iscriversi al campionato, perché il presidente Franco Berardi e Di Pinto Leonardo per problemi personali non potevano più continuare ad impegnarsi. Armando Gallina, detto il “nonno”, mi invitò a casa sua, chiedendomi di non far morire il calcio a Montenero e quindi di provare ad andare avanti. Successivamente facemmo un incontro a casa di Angelo Rossi, sempre davanti a bottiglie di birra fresca, insieme a Giovanni Pezzotta e Marco Di Bona per cercare un nome nuovo che potesse fare il Presidente e gettare così le basi per una società importante.”
Quindi diciamo che la nascita dell’attuale società è merito vostro.
“In un certo senso si, il nome cadde su Nicola D’Aulerio che accettò con molto piacere. Così formammo il direttivo di sei persone, ognuno con un ruolo, che però erano ruoli simbolici, perché c’erano tantissime cose da fare: cercare gli sponsor, allestire la squadra, fare i tesseramenti, sistemare il campo, che ricordiamo era da segnare tutte le settimane. La squadra fu data a Pasqualino di Pietro detto Lino, che inizialmente fu affiancato da Vittorio Sacchetti, in seguito rimase però solo Vittorio. Successivamente la società degli Amatori è cresciuta sempre più, poiché il modello che abbiamo fin da subito voluto, è stato sposato da tante persone che hanno poi fatto crescere il gruppo, arrivando a formare una prima squadra ed un settore giovanile, questo ci tenevo a dirlo perché abbiamo fatto molti sacrifici all’inizio.
Quindi cosa pensi di quegli anni in cui avete preso per i capelli la società?
Pensando a quel periodo, penso che avremmo potuto rischiare di stare senza squadre locali, e sarebbe stato terribile.”
Per tutti i compagni di squadra sei Pluto, da quando? E soprattutto perché?
“Perché essendo tifoso romanista, mi hanno dato un soprannome di un grande giocatore della Roma degli anni ’90. Pluto Aldair, che tra l’altro è uno dei miei idoli, a detta di qualcuno, aveva un modo simile di giocare... Leader silenzioso in campo, giocava con tranquillità e rendeva le cose difficili semplici.”
Che rapporto hai con i giocatori?
“Sempre ottimo rapporto, dico solo che i primi anni degli amatori con 7-8 persone ci vedevamo anche con le famiglie fuori dal campo di calcio, formando un gruppo WhatsApp che si chiama “coppie nel pallone.”
Quali sono i tuoi hobby fuori dal calcio?
“Vedere film e serie TV, viaggi e degustazioni di prodotti tipici delle varie zone d'Italia.”
Hai qualche curiosità da raccontare ai lettori?
“Ce ne sono una marea! Ricordo, ad esempio, l’esordio in eccellenza ad Isernia, che era una autentica corazzata, da ragazzino con tutti compagni, anch'essi ragazzini e tutti di Montenero. In quegli anni eravamo molto uniti, guai a chi toccava in campo uno di noi, in gruppo facevamo capire che eravamo coesi, e questo gli avversari lo percepivano, una volta facemmo uno spareggio a San Giuliano Di Puglia per andare in Promozione, a noi bastava un pareggio. Ricordo che la tribuna era piena di tifosi avversari che cercavano di metterci paura, ma noi incuranti, andammo a vincere la gara ed andare in Promozione".

Ne hai un altro?
"Poi ricordo con simpatia un altro aneddoto, che si riferisce al nostro mister Pellicciotta di Vasto. Visto che eravamo ragazzi, frequentavamo le discoteche in quegli anni il venerdì e il sabato sera, lui ci seguiva anche in quei locali, consigliandoci di fare i bravi, ma soprattutto per controllare che non facessimo stupidaggini, sinceramente trovare il mister nei locali dove andavamo a ballare, era una cosa troppo divertente".
Grazie della disponibilità.
"Grazie a voi ma prima di salutarci, ci tenevo da parte mia, ringraziare di vero cuore, tutte quelle persone che fanno rivivere attraverso interviste, video, immagini, spezzoni di vecchie partite, dei ricordi del passato, non solo di calcio ma in generale.  Sostengo che le persone che si adoperano in tal senso, siano importanti tanto i protagonisti stessi, perché fanno ricordare e non dimenticare tutto ciò che è stato fatto. Penso sia una cosa bella perché oltre far piacere a noi, lasci una traccia a tutto il paese, con la speranza che diventi spunto e spinta per le persone che in futuro vogliano proseguire su questa linea, affinché lo sport nel paese non muoia. Lo sport è la cosa più bella che c’è, soprattutto per i ragazzi perché è un modo di aggregazione e condivisione di momenti belli, che fanno crescere e maturare, che ti danno quell’esperienza di vita che poi servirà per quando saranno grandi".

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