MONTENERO DI BISACCIA. "Una riforma che mira a indebolire la magistratura per poi umiliarla". E ancora, un qualcosa che renderà i pubblici ministeri più aggressivi, pronti a condannare per fare carriera. E a subirne le conseguenze sarà chi non avrà soldi per pagarsi un buon avvocato. Si è discusso dell'imminente referendum sulla giustizia nell'incontro che si è tenuto ieri nella sala consiliare. Le ragioni del No esposte da un parterre composto quasi esclusivamente di addetti ai lavori. Unici esponenti politici presenti, difatti, sono stati i consiglieri comunali di minoranza Nicola Palombo e Gianluca Monturano.
Gli argomenti tecnici della riforma, come anche le ripercussioni e soprattutto le ragioni politiche, a detta dei sostenitori del No, sono stati esposti da: Giovanni Fiorilli (magistrato e presidente Associazione nazionale magistrati Molise), Claudio Neri (avvocato), Giovanni Carmellino (docente universitario) e Ugo D'Onofrio (avvocato).
Una riforma definita maldestra e fatta ignorando le regole del diritto, perché contenente incongruenze persino con la carta costituzionale. Critiche rivolte a tutti i tre grandi temi che la riforma riguarda: separazione delle funzioni (e non delle carriere è stato specificato) fra pubblico ministero e giudice, sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura, Alta corte disciplinare.
In sintesi, secondo gli intervenuti, si tratterebbe di un tentativo di privare di autonomia uno dei tre poteri (quello giudiziario) in favore di quello politico, in particolare quello esecutivo. In tal senso non sono state risparmiate bordate, da parte di tutti gli intervenuti, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro della Giustizia Carlo Nordio. Al termine del dibattito anche alcune domande dal pubblico e dal giornalista presente.
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