Partecipa a Montenero Notizie

Sei già registrato? Accedi

Password dimenticata? Recuperala

Il quadro della Madonna tra fede e leggenda, aspettando la benedizione di Leone XIV

In occasione del pellegrinaggio a Roma il dipinto originale uscirà dal santuario come solo nelle grandi occasioni. La sua storia secolare, fra miti popolari, sospette sostituzioni e restauri

Condividi su:

MONTENERO DI BISACCIA. La devozione che lo avvolge è proporzionata ad alcuni misteri che perdurano da secoli: se c'è qualcosa che rappresenta Montenero più di ogni altra è certamente il quadro della Madonna di Bisaccia. L'occasione per ripercorrerne la storia (fin dove possibile) arriva dal pellegrinaggio in programma per il prossimo 7 ottobre a Roma. Qui papa Leone XIV benedirà la sacra rappresentazione della Vergine, poiché sarà portato in piazza san Pietro il quadro originale. Lo stesso custodito nel santuario e che esce solo in occasioni molto particolari. Come appunto la benedizione da parte del Pontefice per i 215 anni dalla costruzione della prima cappella del santuario. Il papa incoronerà il quadro al termine dell'udienza generale con due nuove corone.
Ma qual è la storia del dipinto? A che epoca risale? Quante volte è stato ridipinto? Sono vere le leggende che lo vogliono essere tornato da solo nella grotta in cui si narra che fu trovato?
Quando si parla di santuario, a Montenero, un testo fondamentale è Santa Maria di Bisaccia, libro uscito nel 2010 e scritto da don Claudio D'Ascenzo, Nicoletta D'Aulerio e Maria Teresa Bracone. Ma nella ricostruzione che segue è presa in considerazione anche la scheda del Ministero della Cultura, riportata sul Catalogo generale dei beni culturali.
La leggenda. Come precisato anche sul testo del sacerdote e delle due insegnanti, non vi sono documenti che permettano di risalire all'origine del quadro. È però viva una leggenda popolare, tramandata attraverso le generazioni, che vuole sia stato trovato da un pastore in una grotta di contrada Laghetto (dietro il santuario, località nota come Bisaccia, dall'antico e omonimo villaggio). Da qui fu portato presso la chiesa madre di san Matteo, ma più volte venne "miracolosamente" ritrovato il giorno dopo nella grotta. Come se non volesse lasciare il suo luogo originario. "Dalla tradizione apprendiamo che, dopo gli inutili tentativi di trasferire il quadro dalla grotta alla chiesa madre, la Madonna stessa andò in sogno a una pia fedele, esprimendole il desiderio che le fosse costruita una cappella proprio lì a Bisaccia". Questa la testimonianza di Giuseppe Palma, riportata nel libro Santa Maria di Bisaccia. Dove, tuttavia, è precisato che "quando siano avvenuti il ritrovamento dell'effige e la costruzione della cappelletta non è dato sapere".
Se cedere alla fascinazione del trasferimento miracoloso dalla chiesa alla grotta, oppure ipotizzare un più razionale intervento umano, lo si lascia al libero arbitrio di ognuno.
Com'è fatto il quadro. Non si tratta di una classica tela, bensì di una robusta tavola di quercia, in particolare ciò che deve essere stata in origine una porta. Sul legno l'autore ha adottato la tecnica chiamata incamottatura, vale a dire incollare pezzi di tessuto su cui stendere poi il colore.
Datazione. Nel Catalogo dei beni culturali il quadro denominato "Madonna di Bisaccia" è numerato 00039366 e la relativa scheda, dopo una prima compilazione nel 1993, è stata aggiornata nel 2001 e nel 2006. Lo stato di conservazione è definito "discreto" e la datazione è stimata al XIV secolo (1300-1399), sulla base si un'analisi definita "stilistica". 
I restauri. Nel corso del tempo il dipinto ha subito rimaneggiamenti anche notevoli, ma solo dell'ultimo si hanno conoscenze approfondite. La prima immagine disponibile risale al 1872, "ma non sappiamo se è una riproduzione del quadro originale o di un'immagine già sottoposta a restauro". Così sul già citato testo usato come principale fonte bibliografica.
La seconda immagine è comunemente definita "quadro originale", risale al 1899, e ancora oggi c'è chi pensa sia la vera raffigurazione della Madonna di Bisaccia. Non così i restauratori incaricati nel 1965, che difatti riconsegnarono il quadro nell'aspetto che ha ancora oggi.
Il cosiddetto terzo restauro fu commissionato dall'allora parroco don Nicola Benedetto e seguito passo passo da Giuseppe Palma. Il sacerdote non ebbe fortuna durante un primo approccio con la Soprintendenza de L'Aquila, ma grazie all'insistenza sua e del vescovo di Termoli, Giovanni Proni, si riuscì a convincerla. "Dopo il trasporto da Montenero – si legge in Santa Maria di Bisaccia – (…) apparve chiaro che le sue condizioni erano tutt'altro che buone. (…) Furono asportati ben due strati di colore, che erano stati apposti durante il primo e il secondo restauro".
Un lavoro durato due mesi, che richiese "un notevole risarcimento di colore nelle parti mancanti, a causa del suo distacco dal supporto di legno". 
Il "disconoscimento" popolare del quadro dopo il restauro. Sempre Giuseppe Palma scriveva che "don Nicola con grande folla si recò in processione alle porte della città per accogliere solennemente la sacra reliquia. Ma quale non fu lo stupore dei fedeli, quando videro che il dipinto era completamente diverso da quello che essi si sarebbero aspettati! Molti si convinsero che quel dipinto non era più la loro Madonna di Bisaccia".
In realtà non ci fu nessuna sostituzione, per altro improbabile visto che la stessa Soprintendenza, in prima battuta aveva definito l'opera "di modesto valore artistico". Il che, va da sé, non scalfisce il valore affettivo e devozionale che può avere per i fedeli.
Un'opera che esce solo in occasioni eccezionali. Negli ultimi ottanta anni soltanto otto volte si è ritenuto di dover scendere il quadro dalla sua sede all'interno dell'altare del santuario e fargli varcare la porta. Difatti nelle ordinarie processioni religiose è portata una copia, proprio perché l'uscita del quadro originale è riservata ai momenti eccezionali. Che sono stati: nel 1946 (prima festa della Madonna dopo la Seconda guerra mondiale), nel 1950 (Anno santo), nel 1953 (fine lavori santuario), nel 1958 (anniversario prima apparizione Madonna di Lourdes), nel 1977 (sessantesimo dell'apparizione della Madonna di Fatima), nel 1982 (costruzione della cupola che ancora mancava al santuario), nel 1999 (centenario del santuario), nel 2022 (prima festa dopo la pandemia da Covid 19).
Uscirà ancora il prossimo 7 ottobre, per arrivare in piazza san Pietro e ricevere la benedizione di Leone XIV. Non avrà chissà quale valore artistico, sarà pure imperfetto nelle proporzioni, ma è il quadro dei monteneresi e dei devoti alla Madonna di Bisaccia del circondario e persino del mondo. La Vergine di Bisaccia è infatti venerata anche oltre oceano, negli Stati Uniti come in Argentina, per esempio. Da un punto di vista puramente storico-culturale, è una delle poche opere (non di pietra) che a Montenero è riuscita a superare i secoli ed durare fino a oggi. Non resta che chiudere questa ricostruzione con la frase che i monteneresi le dedicano: " Bella Madonna mia".
Nelle foto: il quadro dopo i tre restauri, partendo da sinistra 1872, 1899, 1965 (definitivo);  più in basso il quadro prima e dopo il restauro del 1965; foto tratte dal libro “Santa Maria di Bisaccia”

Condividi su:

Seguici su Facebook