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Quando i manifesti si attaccavano sulle case e capitava di sopportare per mesi la "testa di un leone"

Da una foto del 1975 uno spaccato di storia montenerese, dall'imbattibile colla comunista al rivestimento bucciato che risolse il problema dell'affissione sulla scuola

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MONTENERO DI BISACCIA. Una pratica all'epoca tanto comune quanto oggi inconcepibile: attaccare i manifesti su un muro qualsiasi. Tanto che si diffusero in breve persino normografi giganti per dipingere l'articolo del Codice penale che lo impediva.
L'occasione per raccontare un pezzettino di storia locale arriva ancora una volta da una foto pubblicata da Antonio Assogna sui social. In particolare uno scatto del 1975 ricavato dall'archivio fotografico di Carlo Caserio.
Si vede un ciclista che taglia per primo il traguardo, posto dove via Valentina si innesta con piazza della Libertà. Con ogni probabilità è il giorno di san Matteo, 21 settembre, festa patronale. Oltre che tanta gente, si vedono fare bella mostra di sé manifesti vari affissi sul muro della scuola Elementare. E già, perché era pratica diffusa attaccarli dappertutto. Si vede una pubblicità di un disinfettante, con una licenza grammaticale molto evidente: "il zanzariere" anziché "lo". Ci sono poi i manifesti degli artisti che si sarebbero esibiti alla festa di san Matteo e fra tutti spicca il leggendario fisarmonicista Peppino Principe. Sarebbe tornato anche anni dopo a Montenero.
E allora, dov'è la stranezza? Nel fatto che si attaccassero i manifesti così a casaccio non solo su un edificio pubblico, ma persino sulle case private. Capitava che il testone di un leone, per esempio quando in paese arrivava il circo, facesse bella mostra di sé per molti mesi a venire. Questo perché le colle usate, già da una ventina di anni circa, erano di tipo chimico, parecchio più tenaci di quelle a base di farina di un tempo. 
Colle chimiche che si erano viste per la prima volta a Montenero durante qualche appuntamento elettorale negli anni Cinquanta. Il Partito comunista italiano locale aveva in dotazione la polvere "magica" prodotta da una nota multinazionale tedesca. Non vinceva le elezioni, ma i suoi manifesti duravano sui muri più di quelli della Democrazia cristiana, che usava ancora farina impastata con acqua.
Tornando al 1975 della foto, i manifesti che si vedono sparirono tutti l'anno successivo, quando l'edificio scolastico fu rinnovato nel rivestimento esterno e si scelse del tipo plastico bucciato. Era talmente ruvido da graffiare al tatto, impossibile attaccarvi alcunché, nemmeno con qualche eventuale residuo di potente colla comunista avanzata anni prima. 
Nel frattempo, proprio sulla parete inquadrata, furono piazzati due grandi tabelloni, sui quali i due cinema di Montenero attaccavano le locandine dei film proiettati durante la settimana.
Quanto all'affissione selvaggia in ogni dove, cominciarono a comparire sui muri delle case le scritte "divieto di affissione, ai sensi dell'art. 663 C. P.". I cartelli segnaletici di plastica formato A4 erano agli albori o comunque non se ne vedevano qui, non ancora. E allora spesso si usava una sorta di normografo di legno, nella cui scritta intagliata bastava passare della vernice con un pennello, oppure una bomboletta spray.
Un problema ricorrente e oggi difficile anche da immaginare. Ritrovarsi sul muro di casa, specie se poco abitata, una bella pubblicità, magari di quei liquori che spopolavano a ogni scena nei film nostrani. Oppure quella del detersivo cui faceva da testimonial, improbabile quanto originale, il chitarrista jazz Franco Cerri.
L'affissione è stata poi meglio regolamentata anche dal Comune e negli anni Ottanta sono comparsi i pannelli metallici, oppure sono stati indicati spazi murali pubblici dedicati. Le scritte fatte con il grande normografo che intimava di non violare l'art. 663 man mano sono scolorite e oggi non se ne vedono più. I tabelloni dei due cinema anch'essi spariti e per raggruppare tutta quella gente, oggi, non basta una gara di ciclismo giovanile come nel 1975. I monteneresi, oggi, per essere stanati da casa o rinunciare alla passeggiata a San Salvo vogliono almeno il Giro d'Italia. Quello dei professionisti, è inteso.
Nella foto in alto l'arrivo dell'abruzzese Lucio Di Federico alla gara ciclistica nel 1975, in basso i due tabelloni dei cinema sulla parete della scuola dopo il rifacimento delle facciate nel 1976. Foto di Carlo Caserio, pubblicate sull'archivio di Antonio Assogna

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