Partecipa a Montenero Notizie

Sei già registrato? Accedi

Password dimenticata? Recuperala

Le occasioni (leggendarie) che Montenero non ha mai perso: Siv, Fiat e Honda

Da decenni si racconta che il paese abbia rifiutato grandi industrie sul territorio, ma documenti e cronologia raccontano un'altra storia

Condividi su:

MONTENERO DI BISACCIA. Ne sono tre, il numero perfetto, ma sono tutte false. Eppure, come qualsiasi leggenda metropol-paesana degna di tale blasone, resisteranno. E qualcuno, ci si augura, anche in futuro si prenderà la briga di sfatarle. Una spirale di fake-debunking infinita.
E le leggende vogliono che Montenero abbia perso ben tre occasioni industriali. Una soprattutto è molto nota, quella della Siv, le altre due circolano meno, ma si sentono ugualmente di tanto in tanto. Riguardano la Fiat (realizzata a Termoli) e la Honda (Atessa). A volte le si tirano fuori anche solo per rafforzare la più celebre, la citata Siv.
Ma perché proprio a Montenero e perché proprio sull'industria e non su altri settori che non si ritengono sviluppati in proporzione alle potenzialità del territorio? Meglio partire da una breve analisi delle tre leggende.
La Siv si doveva realizzare a Montenero anziché a San Salvo? Ovviamente no e volendo non solo si trova facilmente documentazione in proposito, ma c'è ancora la generazione che visse quella vicenda. In breve: negli anni Sessanta furono scoperti dei giacimenti di metano in zona, Montenero compreso, dove però non erano granché. Più fortuna ebbe Cupello e a mettere le mani sul gas fu Enrico Mattei in persona, che in quel tempo si impegnava per rendere l'Italia indipendente dalle grandi aziende petrolifere d'oltre oceano.
I problemi nacquero quando i cupellesi si accorsero che il loro metano sarebbe finito altrove, con pochi o nulli benefici per loro. Il 1 giugno 1961 fu costituito un Comitato pro metano, composto inizialmente da diciotto persone, come riporta lo storico di San Salvo Giovanni Artese in "Storia di San Salvo" (1996).
"In ottobre però la situazione si fece tesa – scrive Artese -. In seguito alle generiche, deludenti dichiarazioni di esponenti governativi e confindustriali e alla comparsa, alla Fiera del Levante di Bari (tenutasi in settembre), di un plastico dell’ENI raffigurante un metanodotto tra Cupello e Roma e Terni, tra la gente e nel Comitato si diffuse delusione e rabbia. L’8 ottobre, dopo un comizio di Angelo Muzii, una massa di circa 4.000 persone, provenienti anche da altri paesi, ruppe lo schieramento di polizia e si incolonnò, sotto la pioggia, per andare ad occupare il Pozzo n. 2. L’occupazione si svolse pacificamente; analoga manifestazione si ripeté, questa volta con tafferugli, il 22 di ottobre, quando si cercò di occupare il Pozzo n. 3".
Ergo, la popolazione di Cupello e non solo insorse. E le proteste continuarono ancora nel novembre e dicembre 1961. Ma intanto Enrico Mattei "stava cercando di fare del suo meglio per venire incontro alla popolazione", tanto che "il Comune di Cupello deliberò il 10 aprile 1962 di concedergli la cittadinanza onoraria".
La lotta col passare dei mesi si affievolì, ma il risultato era ormai ottenuto ed è così descritto da Giovanni Artese: "i tecnici avevano finalmente deciso che la promessa industria sarebbe sorta nella Piana di Sant'Angelo, in territorio di San Salvo". 
Come si può dedurre, la confinante Montenero di Bisaccia non fu presa in considerazione da Mattei e dagli altri pezzi grossi dell'industria di Stato dei tempi. Abruzzo e Molise erano ancora una sola regione, non si possono nemmeno addurre scuse del tipo: da quando ci siamo separati è stata la fine.
Semplicemente da Cupello guardarono verso il mare e videro la spianata di San Salvo immediatamente prima della costa. Una zona strategica e vicina alle vie di comunicazione, compreso il casello dell'Autostrada che sarebbe arrivato a fine anni Sessanta.
Eppure pochi anni e cominciò a circolare la leggenda: l'amministrazione comunale di Montenero non aveva voluto la Siv, perché volevano costruirla in contrada Padula, cioè accanto a Piana Sant'Angelo di San Salvo.
Indice puntato sul sindaco di allora, Fioravante Di Bello, insegnante di scuola Elementare noto come Fiorettino. Lui non aveva voluto e negli anni c'è chi si è sbizzarrito a ripetere oralmente suoi virgolettati improbabili riguardo certo ambientalismo ante litteram. Il sindaco Fiorettino, più semplicemente, in quel periodo pensava a: edificio per le scuole Medie, mercato coperto, elettrificazione e acquedotto nelle campagne, istituzione dell'Istituto Professionale, primo Piano di fabbricazione alla Marina e prima concessione edilizia sempre al mare, biblioteca comunale ecc. Non esattamente uno che scaldava la poltrona nel municipio, ospitato da poco nella nuova sede accanto alla chiesa (dov'è tuttora).
Conclusione: Montenero non fu preso in considerazione, perché il metano fu trovato a Cupello, dove protestarono e ottennero una grande industria, la Società italiana vetro, sebbene spostata di qualche chilometro. La leggenda che vuole Fiorettino Di Bello contrario alla Siv è viva e vegeta, ripetuta con convinzione proporzionata all'inconsistenza di prove. 
La leggenda della Fiat a Montenero. Come accennato questa diceria è molto meno diffusa della precedente, quasi inesistente. Eppure ogni tanto a qualcuno scappa: anche la Fiat si doveva mettere qui e non hanno voluto, condannandoci all'arretratezza. Pazienza se alla Fiat di Termoli, come alla Siv di San Salvo, hanno lavorato e lavorano tanti monteneresi pur non potendone vantare la presenza sui fogli catastali del proprio comune.
La Fiat, molto semplicemente, fu insediata a Termoli perché così vollero i politici termolesi di allora, il sindaco Girolamo La Penna (futuro parlamentare) in primis. Nel 1963 il Consiglio provinciale di Campobasso si espresse sull'importanza di costituire dei nuclei industriali, che localizzò Isernia-Venafro e Termoli-Larino. Negli stessi anni il Comune di Termoli lavorava per ottenere il riconoscimento di nucleo di industrializzazione. Nel 1966 si commissionava lo studio di fattibilità e nel 1967 nasceva il Cosib. Ciò che spianò la strada nel gennaio 1970 alla Fiat per dare il via libera definitivo alla realizzazione di un impianto a Termoli.
Montenero di Bisaccia, semplicemente, non compare da nessuna parte. 
La terza leggenda industriale montenerese: la Honda. E qui per avvalorarla ci manca solo di ritenere gli amministratori comunali contrari alla poesia del vento in faccia quando si va in moto. In questo caso la tesi è gracile sin dall'inizio, poiché si addebita a Nicola D'Ascanio il no al grande impianto industriale realizzato ad Atessa. Pazienza se la Honda ha insediato la fabbrica di moto nel centro abruzzese nel 1971, quando il futuro sindaco e politico regionale D'Ascanio aveva diciannove anni e andava ancora a scuola. In pratica, sarebbe riuscito a fare l'ambientalista e impedire sviluppo e ricchezza a Montenero quattordici anni prima di diventarne sindaco. Chissà quale potere medianico sconosciuto deve aver posseduto.
La realtà è che in quel periodo era ministro Remo Gaspari, di Gissi e quindi a due passi dalla futura zona industriale Val di Sangro. Difficile che pensasse a Montenero.
Questa terza leggenda è la meno diffusa e quella che ha la più grande ed evidente incongruenza (quella cronologica), individuabile in un attimo. A patto di non voler ignorare i dati storici.
Perché proprio le leggende industriali? Una risposta può essere data dalla vasta estensione territoriale di Montenero di Bisaccia, che proprio accanto a San Salvo ha un'area morfologicamente identica e persino più estesa.
La leggenda della Siv è stata alimentata nei decenni da una sorta di invidia iniziale (il paese vicino che diventa città grazie all'industrializzazione), poi evoluta (o involuta) nel complesso di inferiorità che perdura tuttora. Perché lì sì e qui no? Un tarlo che ancora oggi tormenta i monteneresi. E allora la leggenda, la facile spiegazione, trovare persino un capro espiatorio nel sindaco di allora, diventa la scappatoia per non ammettere che è stata "colpa" solo di circostanze fortuite.
Le successive due leggende, Fiat e Honda, sono probabilmente una diretta conseguenza della prima. Una volta fatta la strada, si può dire tutto. La strada verso la perpetua lotta tra fake e debunking è ancora lunga.
Immagine in alto: fotomontaggio su panoramica di Montenero di Bisaccia con intelligenza artificiale

Condividi su:

Seguici su Facebook