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“La figlia del 1931”, ovvero il coraggio della libertà

Recensione della scrittrice e poetessa Laura D'Angelo dell'ultimo romanzo di Rossano D'Antonio

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di Laura D'Angelo
È disponibile da qualche mese, online e in libreria, il nuovo romanzo di Rossano D’Antonio, giornalista pubblicista e firma di Monteneronotizie.net. Ispirato da un fatto realmente accaduto, la rivolta avvenuta a Montenero di Bisaccia il 7 e 8 settembre del 1931, quando la popolazione insorse contro il podestà, cui seguirono uccisioni e arresti, La figlia del 1931 pone al centro la figura di Maria, una donna che venne incarcerata tra i rivoltosi e di cui successivamente si persero le tracce. Rossano D’Antonio, ricostruisce con scrupolo di documentazione la vicenda storica che interessò la cittadina bassomolisana nel periodo fascista susseguente alla promulgazione delle leggi fascistissime e a ridosso della Seconda Guerra mondiale, dando risalto, in una cornice narrativa sapientemente costruita tra ambientazione, profondità di spessore umano e ricostruzione storica, alla figura di Maria, della cui esistenza ci restano solo il nome, ritrovato casualmente in un documento in cui risultano obliterati e dunque cancellati alla memoria della storia i nominativi di altri rivoltosi. D’Antonio sottrae all’oblio della censura l’esistenza della anonima donna per riabilitarne il ricordo in una vicenda romanzata che tuttavia ha la propria autenticità in una cornice storica sapientemente ricostruita dal giornalista. L’autore raccoglie frammenti, ricostruisce sprazzi di vita, popola strade e piazze di un tempo, e al lettore sembra quasi di sentire l’afrore di certe storie dimenticate, di una vita collettiva che significava appartenenza e comunità. Maria Alessandrini, questo il nome di fantasia affidato alla protagonista del romanzo, è una donna- colta, per il tempo, è maestra elementare- che non ha paura di sfidare il potere precostituito, di rivendicare un diritto di libertà che dovrebbe essere coscienza collettiva. Ma a quale prezzo? E soprattutto, con quale risultato? La sommossa popolare che interessò Montenero di Bisaccia nel 1931 e che terminò con la cacciata del podestà e del suo vice, con tre vittime e diversi arresti, vide protagonista una folla in cui figurano anche le donne (si vedano le fonti come Emilio Ambrogio Paterno, Luigi Sacchetti, Lorenzo Di Stefano, che D’Antonio cita a conclusione del romanzo). La narrazione intreccia passato e presente, sfiora diversi piani narrativi in cui memoria del passato e eredità per il futuro diventano due facce della stessa medaglia. Con una circolarità che conferma e racchiude l’assunto di base del romanzo, la coerenza di una libertà da non mettere mai in discussione, emerge nel testo il destino di una donna coraggiosa, ribelle e vulnerabile al tempo stesso, alla cui figura viene affidato il valore della memoria collettiva, l’interrogativo etico e sempre attuale sul prezzo delle scelte, quelle che tutti, prima o poi, inconsapevolmente o meno, siamo chiamati a fare. Rossano D’Antonio è giornalista pubblicista. È autore di Montenero di Bisaccia 1946-2000 (2004), Il caso ponte sul Trigno (digitale, 2005), Detti popolari di Montenero di Bisaccia e dintorni (digitale, 2007), L’era D’Ascenzo- Montenero di Bisaccia negli anni Duemila (digitale, 2010), Covidio (digitale, instant book, 2020), Il tramonto oltre Capolaserra (romanzo, 2023). La figlia del 1931 è acquistabile su Amazon e disponibile gratuitamente in formato digitale (epub e pdf) sulla Biblioteca digitale molisana e abruzzese, dove può essere scaricato al link: bdmpaterno.eu .
Il libro in formato cartaceo e kindle su Amazon
 

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