BASSO MOLISE - SAN SALVO. Una caccia che Polizia locale e uffici di San Salvo portano avanti da dieci anni: la persona che ha gettato quella busta dell'immondizia deve pagare. Risiederebbe, il condizionale sembra d'obbligo, in un centro del Basso Molise. Ma è un'impresa che si sta rivelando più complessa del previsto. Con un rimpallo fra municipi (abruzzese e molisano) di ingiunzioni di pagamento da recapitare al multato. L'evidenza è che ancora non sborsa la somma di centottantuno euro.
Ma davvero basta che siano ritrovate alcune lettere con intestazione per multare una persona? Sono una prova sufficiente per accusare di abbandono rifiuti? La faccenda è abbastanza complicata e lo è diventata ancor più tre anni fa, quando la fattispecie è passata da illecito amministrativo a contravvenzione penale. Meglio procedere con ordine e ripercorrere l'accaduto, tornando indietro di nove anni.
Il 16 agosto 2017 un agente della Polizia locale di San Salvo intorno alle 18:32 trovò una busta contenente rifiuti in contrada Stazione, nei pressi dell'incrocio con la cosiddetta strada del Pepe. Lo shopper è definito di plastica, di colore variopinto, di medie dimensioni e con all'interno: "rifiuti del tutto indifferenziati consistenti in secco residuo, plastica, bottiglie di vetro, contenitori in tetrapak, ed altro assimilabile a rifiuti solidi urbani tra cui materiale cartaceo – lettera di corrispondenza tramite raccomandata A/R, inviata dalla società di assicurazioni (...) filiale di (...) e copia di lettera raccomandata A/R inviata da parte della delegazione ACI di (...), entrambe intestate al sig. (…)".
Due lettere raccomandate furono valutate come prova sufficiente per ritenere il destinatario delle stesse responsabile dell'abbandono di rifiuti. La Polizia locale di San Salvo lo rintracciava e iniziava le procedure per recapitargli la contravvenzione per aver violato gli articoli 44 e 83 del regolamento comunale di Polizia e Sicurezza urbana. Il primo stabilisce che non si possano gettare rifiuti su aree pubbliche, il secondo quantifica la sanzione: da ottanta a cinquecento euro.
Il 13 gennaio 2018 il verbale, tramite il messo notificatore del comune di residenza, arrivava nelle mani del presunto trasgressore. Questi "ritirava copia di verbale con la contestazione dell'illecito amministrativo di abbandono di rifiuti e si sottoscriveva in calce nell'originale". Meno burocratese: riceveva la multa e apponeva la sua firma. Infine "non ha presentato memorie difensive per contestare la responsabilità " addebitatagli. Salvo poi non pagare la multa di centosessanta euro e spingere il Comune di San Salvo a procedere con un'ingiunzione di pagamento, emessa il 12 settembre 2022.
Che però gli uffici comunali abruzzesi hanno inviato solo qualche giorno fa (27 agosto 2026) agli omologhi molisani, affinché la recapitino al diretto interessato. Sembra di capire che vi siano difficoltà nel rintracciare il multato. Il quale è invitato a sborsare 160 euro per la sanzione, 21,50 per le spese di notifica. Centottantuno e cinquanta in tutto, da versare sul conto corrente postale del Comune di San Salvo (è indicato anche numero e Iban). Da quando la busta è stata ritrovata sono passati 3302 giorni e chissà come andrà a finire.
La spinosa questione della prova. Il fatto è avvenuto quando l'abbandono di rifiuti era ancora un illecito soltanto amministrativo, poiché è diventato penale dall'ottobre 2023. Da qui l'irrogazione di una sola contravvenzione, ma resta una domanda: basta trovare solo qualche lettera, o uno scontrino con intestazione anche del cliente, per multare in casi del genere? Secondo varie fonti di giurisprudenza no. Per esempio a Mascalucia, in Sicilia: "la circostanza che all'interno fosse ricompreso un documento (estratto conto) intestato al ricorrente, non è sufficiente per ascrivere al medesimo la responsabilità con assoluta certezza della violazione contestata". È quanto si legge sulla sentenza n 508 del 2016, emessa dal giudice di pace.
Più recente è la sentenza del Tribunale di Cassino, del maggio 2023, ma sempre prima che l'abbandono di rifiuti diventasse materia penale. "La legge esclude che possano essere applicate sanzioni amministrative in forza di un processo meramente indiziario – si legge sulla sentenza n. 616 - ove il mero accertamento di un fatto, astrattamente riconducibile al comportamento vietato e sanzionato dalla norma (come, nel caso di specie, il rinvenimento di tre sacchetti con rifiuti lasciato in terra con all’interno oggetti e scritte apparentemente riferibili al ricorrente ed alla moglie) possa ipoteticamente addebitarsi ad un soggetto senza raggiungere prova adeguata che egli sia l’effettivo autore del fatto e che tale fatto, ove provata la commissione ad opera dell’autore, sia avvenuto in forza di una azione materiale compiuta con dolo o, quanto meno, con colpa".
Tornando al caso di San Salvo, la domanda è: se il multato (e intestatario delle raccomandate trovare nel sacchetto) avesse fatto ricorso avrebbe viste accolte le sue ragioni, in questo caso presso il Tribunale di Vasto?
La materia è diventata ancora più delicata con il passaggio da amministrativo a penale. Come accennato è così dal 2023, con multe più pesanti (da 1000 a 10000 euro per rifiuti non pericolosi come quelli domestici). Ma al tempo stesso penale significa che non basta più che il vigile accerti un'infrazione e faccia la multa, con possibilità per il malcapitato di fare un ricorso. Nel penale vige il principio del dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio e la prova la deve fornire chi accusa. Nel caso di buste dell'immondizia, come si fa a ritenere - oltre ogni ragionevole dubbio - che la busta sia stata presa sotto casa a qualcuno e gettata a bordo strada per dispetto o rancore personale? Oppure che un cartone con ancora l'indirizzo attaccato sia stato preso davanti un'abitazione o attività e lasciato altrove?
La deduzione più logica è che oggi più che mai non basti più una lettera, per quanto raccomandata con ricevuta di ritorno. Perché se prima il rischio era solo una multa, oggi c'è il penale e una sanzione molto più salata. Il malcapitato, che sia o meno davvero sporcaccione, si sente più motivato a impugnare il verbale.
Se una lettera può essere un indizio, la prova può arrivare solo con altre rilevazioni: beccati in flagrante oppure tramite videsorveglianza.
Nel caso di San Salvo la caccia al trasgressore continua. Così come resta la domanda: se avesse contestato, anziché non presentare "memorie difensive", come sarebbe andata?
Immagine in alto realizzata con intelligenza artificiale

