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Montenero di Bisaccia e le imprese: fra emorragia e resistenza

Analisi dell'andamento delle Partite Iva negli ultimi ventisei anni dai dati forniti dalla Camera di commercio. Agricoltura dimezzata, edilizia e turismo tengono, commercio cala lentamente

La Redazione
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MONTENERO DI BISACCIA. Quasi il dieci per cento di Partite Iva in meno, ma a leggere i dati con più attenzione il dato è sottostimato. Con un calo più deciso negli ultimi dieci anni, tracollo negli ultimi cinque.
Questi i primi dati che si possono ricavare analizzando i numeri dell'ultimo quarto di secolo. Sotto esame le imprese, da quelle individuali a quelle di dimensioni maggiori. I dati di base sono stati forniti alla Camera di commercio del Molise, cui Monteneronotizie ha fatto richiesta.
Un'analisi che può dare idea dello stato di salute economico del paese, soprattutto per quanto riguarda i negozi ma non solo.
La prima osservazione riguarda il numero complessivo di Partite Iva, come accennato in apertura. Nel 2000 quelle registrate erano 1112, nel luglio 2026 sono diventate 1006. Fino al 2020 (1072) il calo è stato contenuto e regolare, o con una curva al ribasso morbida, e finanche un'estemporanea risalita nel 2015 (1124). In seguito è arrivata una discesa costante e inesorabile, nel periodo che coincide anche con la pandemia da Covid 19. In crudi numeri significa che su centosei imprese sparite dal 2000 a oggi, ben sessantasei lo hanno fatto negli ultimi sei anni. Riguardano soprattutto agricoltura e commercio.
E come accennato, una lettura più approfondita dei dati peggiora il quadro. Perché quasi cento Partite Iva appartengono al settore "non classificate" e, di fatto, sono per la gran parte inattive.
Analizzando i singoli reparti la situazione si può riassumere come segue.
AGRICOLTURA. Il settore primario continua a calare costantemente e questo è un dato acquisito da decenni, oltre che comune a tutti i paesi industrializzati del mondo. Più che dimezzati i titolari di impresa nel quarto di secolo considerato, da 630 a 306. Chi va in pensione da agricoltore non è rimpiazzato, è così da anni, ma al calo degli addetti corrisponde un'evoluzione del settore. Ci sono imprese più moderne, con mezzi di ultima generazione, capaci di coltivare estensioni di terreno che prima richiedevano più manodopera. Come detto, fenomeno comune a tutto il mondo occidentale e non solo.
MANIFATTURA. In questo caso non c'è stato il deciso calo che ci si potrebbe aspettare, vista la fine del tessile iniziata proprio negli anni Duemila e proseguita finora. Significa che le sartorie sono state rimpiazzate da altri tipi di attività manifatturiere. Novantasei nel 2000, ottantacinque adesso, non si può parlare di vera diminuzione dei numeri.
COSTRUZIONI. Da sempre uno dei settori trainanti dell'economia locale, pur tra alti e bassi. Qui gli iscritti alla Camera di commercio aumentano: ottantotto nel 2000, centoventitré oggi. Non c'è stato un calo post Covid e il settore, almeno nel dato che si sta analizzando, ha tenuto anche durante le note crisi del settore (post 2008-2010).
COMMERCIO. In questo caso il calo c'è, ma dare numeri precisi può essere difficile, poiché i codici Ateco sono stati modificati nel 2025. Inoltre l'apertura del centro commerciale alla Marina, nel 2004, ha incrementato i dati, poi ridimensionati in parte. I negozi che chiudono, almeno in paese, sono una costante, da anni. Tuttavia non si registra, nella fattispecie dei dettaglianti, un effetto post Covid degno di nota. I negozi chiudono, molto spesso fallisce il tentativo di vendere l'attività a fine carriera o per altri motivi. I cartelli "vendesi attività" sostituiti ben presto da "affittasi", talvolta "vendesi locale". Avvisi spesso destinati a scolorire senza che nessuno mostri interesse.
Un calo costante, inesorabile, ma senza un tracollo repentino nei numeri. Centosessanta Partite Iva nel 2000 (che all'epoca comprendevano anche riparatori di auto e altro), centotrentotto nel 2026. Aggiungendo una ventina di citati riparatori, oggi classificati in "altre attività", non si nota un decremento improvviso. Il commercio muore pian piano, almeno in paese.
Ci sono poi settori che restano stabili, dopo un iniziale crescita. È il caso di trasporti, attività assicurative, immobiliari, tecnico-scientifiche, sanità, artistiche e di intrattenimento, istruzione. Piccoli numeri, almeno come iscrizioni, ma costanti negli anni. 
ALLOGGIO E RISTORAZIONE. Il settore ricettivo, turistico e gastronomico è cresciuto costantemente fino al 2020: dato di partenza trentatré (nel 2000), massimo raggiungo settantotto Partite Iva monteneresi nel 2020. Poi segue un periodo di mantenimento che prosegue fino a oggi, quando il numero è di settantaquattro iscritti.
Una linea che si spiega analizzando come siano andate le cose specialmente alla Marina di Montenero, in questo caso senza dati ma tramite l'osservazione diretta. Il litorale ha avuto un deciso balzo nel periodo 2005-2020, in termini di attività economiche, costruzioni residenziali e anche grandi strutture, come il porto turistico e il centro commerciale. La crescita di attività legate al turismo ne segue di pari passo l'evoluzione. Qualcosa che fa pensare che da traino abbiano fatto le attività in riva al mare montenerese, ma anche il centro ha visto crescere bed&breakfast, residence, agriturismi ecc. 
Questo il quadro che si ricava analizzando i dati della Camera di commercio del Molise per quanto riguarda Montenero di Bisaccia. Un paese che mentre si spopola e invecchia vede diminuire i negozi, ricalibrarsi altre attività, e in generale dirigersi verso un lento declino. Ma è appunto un declino non veloce. C'è chi resiste, nonostante tutto.
In alto il grafico che indica l'andamento delle Partite Iva a Montenero di Bisaccia, i singoli punti corrispondono agli anni 2000, 2005, 2010, 2015, 2020, 2021, 2022, 2023, 2024, 2025, 2026

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