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Odissea meccanica dei mezzi comunali che non vuole nessuno: per la ruspa prima sì, poi niente versamento

Soltanto la terna fusa ha trovato privati interessati, ma chi se l'è aggiudicata ha rinunciato, così si confida nel secondo. Nessuna speranza invece per gli scuolabus

La Redazione
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MONTENERO DI BISACCIA. Fossero esseri viventi senzienti, sarebbe una vicenda capace di strappare un momento di empatia, di compassione. I vecchi mezzi comunali non li vuole nessuno e persino chi ha accettato ci ripensa. Come con la ruspa Hitachi fusa ma, paradossalmente, richiesta da qualcuno a differenza di altri due vecchi scuolabus. Teoricamente funzionanti.
E così una sorta di odissea meccanica si trascina da un anno e mezzo. Sperando che almeno stavolta, e solo il più mal messo dei tre pezzi, trovi una nuova casa e smetta di prendere polvere nel deposito comunale. Perché chi se l'è aggiudicato a settembre, in realtà, non l'ha più voluto. Si tenta col secondo della lista.
Si chiama alienazione di beni comunali dismessi e nella pratica si traduce nel volersi disfare di tre vecchi mezzi: uno scuolabus a gasolio, uno a metano e una macchina per movimento terra. Una vicenda iniziata nel febbraio 2025, quando furono avviate le pratiche per arrivare a un'asta pubblica. Il Comune fissava un importo minimo, gli interessati potevano offrire anche di più, per uno solo o più di uno dei tre mezzi. Offerte minime che erano: 
- 10500 euro per l'Iveco Cacciamali 65C diesel, immatricolato nel 2005, fermo dal 2023;
- 17500 euro per l'Iveco Cacciamali 65CNG a metano, immatricolato nel 2010, fermo dal 2019;
- 1550 euro per terna Hitachi Benati FB200, immatricolata nel 1996, usata fino agli anni Duemila, motore fuso, come specificato nell'avviso pubblico.
L'asta si teneva nell'aprile 2025, ma solo nel settembre successivo si arrivava a conoscerne l'esito, attraverso atti pubblici. E un particolare si notava su tutti: solo il mezzo fuso suscitava un qualche interesse. Tre offerte per l'Hitachi fusa, zero per i due scuolabus. Un qualcosa che un addetto ai lavori, contattato da Monteneronotizie, ci aveva anticipato: chiedono troppo per quei due bus, vecchi, superati e, nel caso di quello alimentato solo a metano, scomodo da rifornire. In altre parole, rottami tutti e tre, appetibili solo per pezzi di ricambio. 
Delle tre proposte per l'Hitachi fu pertanto scelta quella più vantaggiosa per il Comune, al quale erano offerti 3555 euro da un'impresa della provincia di Roma. A questa si comunicava la vittoria dell'asta e si davano sessanta giorni di tempo per stipula del contratto e versamento della somma.
Ma passati ben più di due mesi, arrivato ormai il 2026, gli uffici comunali si convincevano che era qualcosa di più di una percezione: l'aggiudicatario non voleva più il mezzo. 
Nel marzo di quest'anno, così, non è restato che contattare il secondo in graduatoria, una donna residente in provincia di Benevento. A quanto pare è interessata ancora alla ruspa fusa e la cifra da corrispondere resta quella proposta in sede di asta: 1700,00 euro.
Occorre aspettare giugno, e quindi pochi giorni fa, per arrivare al successivo atto e avvicinarsi, si spera, alla consegna del mezzo. È pubblicata la determina che ufficializza la decadenza della precedente offerta e dispone "lo scorrimento di graduatoria". Mezzo aggiudicato alla signora beneventana, passaggio di proprietà e consegna "a seguito del versamento". Non è specificato, ma si può presumere che anche in questo caso la scadenza sia fissata a sessanta giorni, pertanto intorno a Ferragosto.
Dall'asta pubblica saranno passati quattrocentottanta giorni, ma in quanto ammasso di acciaio, gomma, alluminio, plastica e vetro, non dovrebbe aver subìto deperimento. E d'altronde lo stesso meccanico da noi interpellato un anno fa ci aveva spiegato che anche solo vendendolo a ferro vecchio la somma base dell'asta si sarebbe recuperata.
E gli altri due scuolabus che non vuole nessuno? A meno dell'improbabile soluzione di renderli un museo per solleticare la nostalgia dei ragazzi vi salirono, non resta che tentare ancora la vendita. Oppure optare per la rottamazione, con conseguenti costi per l'ente.
Dopo il primo due di picche era trapelato che il Comune volesse tentare una seconda asta, ribassando di parecchio il prezzo. L'unica via, rottamazione a parte, è rendere conveniente l'affare per chi è in cerca di pezzi di ricambio. O, in ogni caso, tornare nell'investimento anche consegnando in fonderia come ferro vecchio.
Immagine in alto fotomontaggio realizzato con intelligenza artificiale, in basso la terna Hitachi all'interno del deposito comunale, foto pubblicata sull'avviso pubblico
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