MONTENERO DI BISACCIA. In omaggio alla massima del suo leader nazionale i voti li fece davvero valere non per il numero, ma per il peso. Anche se lontana e quasi estemporanea, resta un'esperienza politica che merita una menzione nel giorno della sua dipartita. Angelo Dragonetti, 85 anni, si è spento stamattina presso la casa di riposo di Casalbordino, dove era ospite. Ex insegnante, è stato uno dei protagonisti di una stagione politica lontana, ma frizzante com'era in uso nella Montenero di quei tempi. E soprattutto, osò dire da vice sindaco quel che era evidente a tutti, ma forse per imbarazzo nessuno osava farsi avanti.
Angelo Dragonetti si candidò con il Partito socialista italiano alle elezioni comunali del 1975. E il suo fu un risultato modesto, appena 92 voti col sistema a quattro preferenze, ma sufficiente ad fargli assegnare l'unico seggio che il suo partito prese. Fra i venti nuovi consiglieri comunali, pertanto, era l'unico rappresentante del partito col simbolo del garofano. Un anno dopo Bettino Craxi sarebbe diventato segretario nazionale del Psi e ancora più tardi avrebbe coniato la famosa massima che "i voti si pesano e non si contano". Sarà perché in quel periodo a Montenero si soleva anticipare in piccolo la politica nazionale, anche Angelo Dragonetti pensò bene di far pesare i suoi pochi voti.
Difatti per comporre la nuova maggioranza la Democrazia cristiana si alleò con i comunisti e, per avere ancora più forza sulla civica dell'ex sindaco Antonino Vitulli, il successore Luciantonio Sacchetti incluse anche i socialisti. O meglio, l'unico socialista eletto e quindi Angelo Dragonetti.
Accadde che l'ultimo eletto divenne anche vice sindaco, oltre che assessore. Una logica del tutto opposta a quella seguita oggigiorno. Ebbene sì, il professore di scuole Superiori i suoi novantadue voti li fece pesare, ben prima che il suo leader nazionale Craxi rendesse famoso il relativo aforisma.
Non avrebbe ricoperto fino a fine mandato l'incarico, poiché turbolenze e rimpasti all'epoca erano frequenti e si sarebbe più tardi rotta la maggioranza bianco-rossa, quella del compromesso storico in anticipo su quello nazionale di cui si parlava in quei tempo.
Tuttavia si deve a Dragonetti una delle più graffianti e coraggiose arringhe mai sentite in Consiglio comunale. Era il 12 febbraio 1978 e si parlava dello stadio da poco aperto, ma non ancora completato e già franato. Si trattava del Capolaserra, dall'omonima zona in cui era stato edificato, cioè accanto al santuario della Madonna di Bisaccia. Presentava problemi seri alle tribune, presto franate del tutto, e alla recinzione fatta di pannelli prefabbricati di cemento. Presto anch'essi finiti giù a causa del terreno ribelle.
In quel Consiglio comunale di quasi mezzo secolo fa il vice sindaco ripercorse la realizzazione dello stadio, che attraversava ormai tre amministrazioni, fra ideazione e ultimazione. Parlò col suo stile, fatto di voce sottile alla Gaetano Curreri e espressione che sembrava sempre sorridente. Eppure graffiò.
Secondo Angelo Dragonetti c'era stato un aumento ingiustificato dei costi, continui stati di avanzamento. Inoltre il muro di cinta era arrivato a minare quasi la strada provinciale tra Montenero e Palata. Si prospettarono soluzioni di emergenza, ma il vice sindaco si lasciò in chiusura la stoccata: la perizia geologica, che si stava autorizzando in quel momento, andava fatta nel 1968, prima di iniziare i lavori, non quando tutto stava andando giù.
Se non altro, lo accomunava a Craxi non solo il far pesare i voti, ma anche il non avere peli sulla lingua.
Dragonetti si ricandidò alle successive comunali del 1980, dove raccolse appena cinque voti in più della volta precedente. Però riuscì a essere eletto e stavolta non fu nemmeno l'ultimo. Passò i successivi cinque anni in minoranza, poiché la Dc aveva ritrovato l'unità con le altre forze moderate schierate sotto forma di lista civica. Per cinque anni (e solo per quelli) la sinistra sarebbe rimasta a bocca asciutta.
Dopo aver saltato quelle del 1990, il professore tornò a candidarsi nelle elezioni anticipate del 1992. Un Psi prossimo alla scomparsa per l'uragano Mani pulite, si presentò con una lista di circostanza, tanto per esserci, appena sette candidati, il minimo. Centotrentuno voti di lista, per un misero 2,8 per cento.
Finiva il Psi e con esso anche l'impegno di Angelo Dragonetti, che non si presenterà più alle elezioni e non si vedrà più sulla scena politica locale. Però che botta quando disse che il geologo andava chiamato dieci anni prima. Non succederà più a Montenero un errore del genere in un'opera pubblica. Forse un po' di merito è anche dell'arringa del professore in quel febbraio 1978.
Nella foto in alto Angelo Dragonetti, in basso lo stadio Capolaserra con le tribune quasi del tutto franate

