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Gino Zappitelli e il suo pensare la politica come volontariato

L'ex amministratore comunale è morto stamane a 72 anni. Un ritratto del suo impegno lungo diciotto anni, senza clamore ma sempre presente. Anche quando non ce l'ha fatta

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MONTENERO DI BISACCIA. Le prime due volte l'obiettivo l'ha mancato, ma poi ci è rimasto diciotto anni consecutivi. Perché con Gino Zappitelli se ne va anche un simbolo dell'impegno montenerese in amministrazione. Settantadue anni, è morto stamattina presso l'ospedale di Isernia, dove era ricoverato. Lascia la moglie e tre figli. Impiegato alle Poste, è ricordato anche per la sua permanenza in Consiglio comunale, dove ha ricoperto per brevi periodi anche il ruolo di assessore. E dove è stato uno dei primi protagonisti del consolidamento di quel centrosinistra destinato a durare parecchio.
Gino Zappitelli iniziò la sua avventura politica dapprima nella sezione della locale Democrazia cristiana, per poi tentare la prima candidatura nel 1985. Era uno dei venti componenti della lista civica centrista La spiga, ma i novantatré voti ricevuti non furono sufficienti per rientrare in Consiglio comunale. E nemmeno nel 1990, stavolta nelle file della Dc, finalmente riunificata ma perdente davanti all'avanzata dei comunisti. L'ingresso nella massima istituzione cittadina avvenne invece con le elezioni anticipate del 1992 e fece parte della maggioranza che durò meno di un anno, a causa di un riconteggio delle schede. In minoranza dal '93 al '95, decise infine con qualche altro democristiano che era arrivato anche a Montenero il tempo di superare certi steccati e dare vita a un centrosinistra organico, come nel resto d'Italia. Una scelta che fu subito criticata da altri centristi, ma che Zappitelli motivò così: "Se l'amministrazione di Montenero fosse stata una sinistra chiusa in se stessa e non aperta al dialogo, non avrebbe avuto la mia partecipazione".
In quell'occasione entrò anche nella giunta guidata dal sindaco Michele Cistullo, nella veste di assessore supplente, carica che ancora esisteva. Quell'amministrazione finì il mandato nel 1997, quando Gino Zappitelli si ripropose nella lista civica di centrosinistra Montenero democratico popolare. E stavolta arrivò anche il consenso in termini di voti, risultando il terzo eletto. Non divenne assessore, nonostante questo, perché gli accordi pre elettorali erano altri e lui lo sapeva benissimo. Non era tipo da cambiare i patti in corso d'opera.
Si rivotò nel 2000 e di nuovo entrò in Consiglio. Idem nel 2005 e durante questo mandato divenne assessore per la seconda volta. E di nuovo per un breve periodo: il centrosinistra si era spaccato, qualche assessore dimissionato e il sindaco Giuseppe D'Ascenzo aveva bisogno di figure affidabili per terminare il secondo e ultimo mandato. Mancavano infatti pochi mesi alla fine, in quel novembre 2009. Zappitelli affrontò le turbolenze amministrative con la sua calma serafica, le cui interruzioni si potevano contare sulle dita di una sola mano in Consiglio comunale.
Nel 2010 arrivò la sua ultima candidatura, in questo caso nella lista che vedeva una parte del centrosinistra alleata con il centrodestra. La spaccatura del 2009 aveva dato questo, fra l'altro, come frutto. Zappitelli non ce la fece, non entrò nell'amministrazione guidata da Nicola Travaglini. Questi sarebbe diventato per lui il sesto sindaco incontrato durante il cammino amministrativo. Da quel momento il suo impegno politico praticamente finì. 
Diciotto anni non vissuti in prima linea, non ha firmato grandi opere, ma c'è stato costantemente. Se c'è un insegnamento che Gino ha lasciato, è che ci si impegna in amministrazione comunale anche senza incarichi, senza indennità, persino quando si fallisce l'obiettivo di essere eletti. Una forma di volontariato.
Nella foto Gino Zappitelli in Consiglio comunale nel 2009

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