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La signora Racanati: dopo 166 giorni mi sento presa in giro

Il grido della moglie del 53enne di Bisceglie disperso dal crollo del ponte sul Trigno: "aspettare ancora metà novembre per iniziare il dragaggio, nel frattempo arriverà il maltempo"

La Redazione
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Dalla pagina Facebook della moglie di Domenico Racanati:
**166 giorni.**
Sono passati esattamente 166 giorni da quando mio marito è uscito di casa e non ha fatto più ritorno.
È scomparso nel nulla. Inghiottito dalle acque del fiume Trigno e finito chissà dove.
Da quel giorno la nostra famiglia vive in una condizione che è impossibile da spiegare a chi non l'ha mai provata: una ricerca continua, l'attesa, la speranza, la paura e, soprattutto, l'assenza di risposte.
Mio marito è stato cercato dai Vigili del Fuoco, dalla Capitaneria e attraverso mezzi sofisticati. Questi strumenti hanno individuato dei punti ferrosi nel fiume. Tutto questo fino al 5 Giugno.
Sono serviti permessi, firme, autorizzazioni. Abbiamo aspettato. Abbiamo sopportato giorni e giorni di angoscia, nella speranza che finalmente arrivasse il momento di controllare quei punti.
Quel momento è arrivato il
**7 settembre**.
L'area è stata blindata, sono stati istituiti divieti e finalmente è iniziato il dragaggio.
E noi abbiamo aspettato.
Abbiamo aspettato che da quell'acqua arrivasse una risposta.
Ma di mio marito non è stato trovato nulla.
Solo ammassi di ferraglia trascinati e depositati dal fiume.
E adesso?
Adesso ci viene detto di aspettare **metà novembre** per poter controllare le zone vicine alle macerie del ponte, sotto quelle macerie, sotto quell'enorme ammasso di cemento.
**Perché?**
Perché dobbiamo aspettare ancora un mese e mezzo?
Perché non si può intervenire prima?
Perché dobbiamo arrivare a metà novembre, quando saremo ormai nel pieno dell'autunno e alle porte dell'inverno, con piogge, mareggiate e condizioni meteorologiche che potrebbero rendere ancora più difficile intervenire?
Cosa dovremo sentirci dire allora?
*"Oggi non è possibile, il mare è agitato."*
*"Oggi non si può lavorare per le condizioni meteo."*
*"Bisogna rimandare."*
**Quale sarà la prossima ragione per cui dovremo aspettare ancora?**
Io oggi mi sento presa in giro.
E lo dico con tutta la disperazione di una moglie che da 166 giorni non sa dove sia suo marito.
Non sto accusando nessuno di sapere dove si trovi mio marito.
So perfettamente che potrebbe non essere sotto quelle macerie.
**Ma proprio per questo vogliamo controllare.**
Vogliamo una risposta.
Vogliamo una conferma.
Vogliamo sapere che è stato fatto tutto ciò che era possibile fare.
E se davvero non è possibile intervenire prima di metà novembre, allora
**chiedo alle istituzioni una spiegazione chiara, pubblica e concreta.**
Non una risposta generica.
Non un'altra attesa.
Non un altro "bisogna aspettare".
**Perché dobbiamo aspettare ancora un mese e mezzo?**
Qual è il motivo tecnico, operativo o di sicurezza che impedisce di effettuare quelle verifiche prima?
Spiegatecelo.
Perché noi abbiamo bisogno di capire.
Abbiamo bisogno di sapere che dietro questa attesa c'è una ragione reale e inevitabile, e non un ulteriore rinvio.
Mentre noi aspettiamo, mio marito è là fuori.
Da qualche parte.
E noi non sappiamo dove.
Potrebbe essere sotto quelle macerie.
Potrebbe non esserci.
**Ma adesso pretendiamo di saperlo.**
Non chiediamo l'impossibile.
Chiediamo di cercare.
Chiediamo di verificare.
Chiediamo la verità.
**A tutte le istituzioni coinvolte, di ogni grado: dateci una ragione valida per cui dobbiamo aspettare ancora.**
Perché io, oggi, non riesco più a credere alle sole parole.
**Voglio fatti.
Voglio risposte.
Voglio la verità.**
Per mio marito.
Per la nostra famiglia.
Perché dopo 166 giorni, questa attesa è diventata un dolore che non possiamo più sopportare.
Il post sulla pagina Facebook RacanatiMino VanessaDema
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