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Ponte Trigno crollato: tempi incerti per rimuovere le macerie. L'angoscia della famiglia Racanati

L'Anas ha chiesto di poter avviare i lavori, ma l'area è ancora sotto sequestro. Resta in piedi l'ipotesi che il 53enne disperso possa essere ancora lì sotto

La Redazione
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MONTENERO DI BISACCIA. Non si preannunciano brevi i tempi per rimuovere le macerie del ponte sul Trigno. È quanto si evince dalle dichiarazioni della procuratrice della Repubblica di Larino Elvira Antonelli, in risposta alla richiesta dell'Anas di iniziare i rilievi tecnici e la rimozione dei detriti. L'area del ponte è ancora sotto sequestro dal 2 aprile, quando la struttura crollò a causa della piena del fiume dopo giorni di ininterrotta pioggia.
Nel crollo è rimasto coinvolto anche un uomo, Domenico Racanati, che transitava con la sua auto. Da allora le ricerche sono andate avanti intorno ai resti del ponte e nel tratto di fiume e mare antistante, ma ancora nessuna traccia del 53enne pugliese. Si stava dirigendo verso il porto di Ortona per lavoro, essendo un pescatore. I contatti con la moglie sono cessati proprio in prossimità del ponte, intorno alle 9:00: il punto esatto del crollo l'ultima rilevazione tramite applicazione dello smartphone.
Immediato il sequestro dell'area da parte della Procura della Repubblica di Larino. Contestuale l'apertura di un fascicolo per omicidio e crollo colposo, ma senza indagati né nell'immediato né a due mesi dal fatto. Tuttavia l'inchiesta va avanti e, parole della procuratrice Antonelli, non si potrà dissequestrare – e quindi permettere l'inizio dei lavori – finché vi saranno determinate esigenze investigative. Ma senza rimuovere le macerie non si potrà rispondere al dubbio se corpo e auto siano ancora lì sotto. Un'ipotesi sostenuta da alcuni esperti e che, visto l'esito negativo di ormai due mesi di ricerche in acqua, potrebbe acquistare credito. Dopo il ritrovamento di targa e paraurti dell'auto, il giorno successivo, più nulla.
Le ricerche finora si sono avvalse di pattugliamento in mare e fiume, metal detector e altre strumentazioni sofisticate, ma nonostante questo nessuna traccia di Racanati e della Fiat Bravo sulla quale viaggiava.
Ieri alla trasmissione Rai "Chi l'ha visto" ancora un appello dei familiari a non interrompere le ricerche, ma anche all'automobilista che avrebbe preceduto il congiunto e che per un soffio non sarebbe rimasto coinvolto nel crollo, affinché racconti quello che sa.
Un qualcosa, la presenza di un altro automobilista che l'ha scampata per poco, di cui ha parlato la stessa procuratrice Antonelli alle telecamere il giorno successivo al crollo. Lui e Racanati avrebbero seguito le indicazioni del navigatore satellitare dopo aver trovato chiusa la SS 16 a Petacciato. E lo era non perché si temesse il crollo del ponte, ma perché allagato il tratto in territorio di Montenero di Bisaccia immediatamente prima del fiume.
Il navigatore avrebbe fatto scegliere ai due il tragitto più breve e quindi una stradina comunale in contrada Colle Calcioni. Dopo alcuni chilometri questa via confluisce nella strada di bonifica Querce grosse, a poche centinaia di metri dallo svincolo del Mergolo sulla Statale 16. Vale a dire tre chilometri a nord del divieto di Petacciato, poco sotto il ponte crollato di lì a qualche minuto.
Questa sembrerebbe l'unica via alternativa possibile, anche perché se avessero percorso la strada principale, la Statale 157, avrebbero trovato chiusa la Querce grosse al suo inizio, alla rotatoria con la Sp 55. Viceversa arrivandoci tramite la via comunale, praticata di fatto solo da chi lavora i campi in loco, ha permesso di evitare il divieto, con ogni probabilità senza saperlo. Riusciti a superare il tratto che si temeva potesse essere allagato, il destino aspettava poco oltre col crollo che nessuno ipotizzava.
Una ricostruzione che troverà conferma solo in sede giudiziaria.
Quando sarà autorizzata, la rimozione delle macerie non sarà operazione semplice. Occorrerà dapprima creare vie d'accesso accanto al rudere per il trasporto dei detriti ed eventualmente deviare il corso del fiume o parte di esso con barriere tipo "cofferdam". A seguire il lavoro di pinze idrauliche e demolitori, a meno di voler ricorrere all'esplosivo. Poi il dragaggio del fondo del fiume, infine la fase di smaltimento dei diversi tipi di rifiuto, dal calcestruzzo ai metalli.
Questa la parte tecnica. Quella umana parla ancora di una famiglia che aspetta chi potrebbe essere intrappolato lì sotto.

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