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La moglie di Racanati: per mio marito non si è mosso nessun rappresentante istituzionale

Il post della signora Vanessa dopo aver visto la mobilitazione delle massime autorità per le persone travolte da un'auto a Modena: "vedendo la tv abbiamo avuto la sensazione di essere abbandonati"

La Redazione
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Dalla pagina Facebook Racanati Mino Vanessa Dema:

Alla cortese attenzione di chi ancora sa ascoltare il dolore delle persone.
Stamattina, guardando il TG5, ho visto il Presidente Sergio Mattarella e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni recarsi a Modena per portare vicinanza ai feriti e ringraziare i soccorritori dopo la tragedia dell’auto piombata sulla folla.
Ed è giusto che lo abbiano fatto.
Ma in quel momento mi sono chiesta: perché nessuno ha fatto lo stesso per noi?
Mio marito, Mino Racanati, da quasi due mesi è ancora sepolto nella foce del fiume Trigno dopo il crollo del ponte. Due mesi di attesa, di dolore, di speranze distrutte e di silenzio.
In tutto questo tempo non abbiamo visto nessun rappresentante dello Stato fermarsi davvero davanti alla nostra tragedia, guardarci negli occhi, ascoltare il nostro dolore.
Abbiamo avuto la sensazione di essere stati dimenticati.
Come se questa vicenda non fosse importante.
Come se mio marito non fosse una persona.
E invece lì c’è un uomo.
Un marito.
Un padre che le sue figlie aspettano ancora ogni giorno.
Non cerco passerelle politiche né parole di circostanza. Cerco rispetto umano. Cerco attenzione per una tragedia che non può essere archiviata nel silenzio.
Perché mio marito non è scomparso per fatalità. È morto a causa di errori umani, di manutenzioni che forse non sono state fatte come avrebbero dovuto. E mentre noi continuiamo a soffrire in silenzio, il tempo passa e tutto sembra essere stato dimenticato: dai media, dalla politica
Anche questo fa male.
Chiedo soltanto che questa storia non venga lasciata morire.
Chiedo che non venga dimenticato un uomo che ancora oggi non è stato restituito alla sua famiglia.
Chiedo che qualcuno abbia il coraggio di guardare questa realtà negli occhi.
Perché dietro questa tragedia non ci sono numeri o titoli di giornale.
C’è una famiglia che aspetta ancora di poter piangere il proprio caro con dignità.
Il post su Facebook
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