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Crollo ponte: quale strada può aver percorso Racanati guidato dal navigatore?

Le ricerche del disperso dieci giorni dopo la piena. Una strada secondaria, il calcolo del "tragitto più breve" e quel ponte giù all'improvviso.

La Redazione
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MONTENERO DI BISACCIA. Quale strada ha percorso Domenico Racanati la mattina del 2 aprile? È stata una via sconosciuta ai più, secondaria, di campagna, a condurlo verso il triste destino? Ed è stato il freddo calcolo del navigatore satellitare a indicargliela? E se così è andata, quale strada è?
Interrogativi che restano quando ancora si cerca il pescatore 53enne di Bisceglie che, la mattina di quasi dieci giorni fa, è finito sotto le macerie del ponte crollato sulla Statale 16 che sovrasta la foce del Trigno. Stava andando a Ortona per la compravendita di una barca.
Le ricerche sono ancora in corso, finora è stato ritrovato solo il paraurti della Fiat Bravo con la targa ancora attaccata e che corrisponde a quella dell'uomo. Le comunicazioni e i rilevamenti via cellulare terminano proprio sul ponte buttato giù dalla piena poco prima delle 10:00 di quel terribile giovedì. Un conducente transitato pochi secondi prima ha visto dallo specchietto retrovisore un'auto andare giù.
Pioveva ininterrottamente da tre giorni, avrebbe continuato ancora. La Statale 16 era chiusa dalla sera precedente perché allagata lungo il rettilineo dal torrente Mergolo al ponte sul Trigno. Ma Racanati vi è passato arrivandovi da strade alternative, come ha dichiarato la procuratrice di Larino Elvira Antonelli ai giornalisti due giorni dopo a pochi metri dal ponte crollato. "Due macchine si sono trovate a passare (…) Tramite Google map hanno trovato strade alternative. Google map – ha continuato la magistrata - le ha riportate sul tratto di strada intercluso e si sono trovate a passare in quel momento, una delle due è riuscita a superare (…) l'altra non è riuscita".
Pertanto, che strada ha percorso il 53enne pugliese per andare incontro al destino?
L'ipotesi più probabile è che trovata chiusa la Statale 16 alla rotatoria di Petacciato, abbia dovuto svoltare a sinistra, prendendo perciò la Statale 157 in direzione Montenero di Bisaccia. Una volta arrivato sul rettilineo dopo la fornace il navigatore potrebbe aver suggerito la svolta a destra, su una strada di campagna. Si tratta della via chiamata Francesca Barba, moglie di Francesco Di Vaira, latifondista proprietario della vasta tenuta poi donata alla Chiesa. Una stradina usata quasi esclusivamente da chi lavora nella grande azienda agricola e che finisce sulla Querce grosse nei pressi della foce del torrente Mergolo. La Querce grosse era chiusa da due giorni, ma a monte, vari chilometri più su, all'incrocio con la SS 157 e la Provinciale 55. Secondo l'ipotesi che si sta formulando Racanati vi sarebbe arrivato molto più a valle, a poche centinaia di metri dallo sbocco sul litorale. Da una stradina praticata solo da addetti ai lavori e residenti. La rotatoria di Petacciato, invisibile da lì, era tre chilometri più a sud. Poco oltre, in direzione opposta, il ponte che sarebbe crollato di lì a qualche minuto.
Che sia stata percorsa la comunale in contrada Collecalcioni, in territorio di Petacciato, è un'ipotesi trapelata anche da ambienti investigativi, ma che potrà avere conferma solo quando la Procura avrà terminato l'inchiesta. Si tratterà di stabilire, in sostanza, se Domenico Recanati è arrivato al ponte senza forzare alcun varco, non consapevolmente almeno, come sostiene anche sua moglie.
Ad avergli fatto scegliere la sconosciuta via Francesca Barba, può essere stata la funzione "percorso più breve" del navigatore. Un calcolo matematico dell'intelligenza artificiale usando le mappe di Google. Un algoritmo può aver condotto un uomo verso il suo destino.
Nelle immagini la strada che potrebbe aver percorso Racanati, con la deviazione sulla comunale; più in basso quella che avrebbe dovuto percorrere, la fine del tragitto nei pressi dell'incrocio dove avrebbe trovato il divieto sulla Querce grosse

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