Partecipa a Montenero Notizie

Sei già registrato? Accedi

Password dimenticata? Recuperala

Stipiti del municipio che cadono a pezzi sul marciapiede: gli occhi del lettore

Il rivestimento di marmo risalente agli anni Novanta mostra la corda. Nel 1992 un cedimento di ben maggiori proporzioni annunciò il crac amministrativo, la superstizione in maggioranza farà temere per quello di ieri?

La Redazione
Condividi su:

MONTENERO DI BISACCIA. Con ogni probabilità non sono stati i botti di Capodanno, anche perché non se ne sono sentiti granché in piazza la notte di san Silvestro. E forse sarà eccessivo parlare di casa comunale che viene giù. Eppure calcinacci e rivestimento caduti a terra qualche preoccupazione la danno.
È successo con ogni probabilità ieri e a segnalare, oltre che fornire due delle foto proposte, è stato un lettore. Passando ha notato che uno stipite da una finestra del municipio si era staccato e una parte era finita a terra. Fosse passato qualcuno in quel momento si sarebbe fatto male, poiché è abbastanza grande la mattonella di marmo bianco di Apricena, del tipo bocciardato, rovinata sul marciapiede.
La stanza interessata è al pianterreno, l'ufficio dove si chiedono le carte di identità. Tuttavia, quello di ieri non è il primo lo stipite di testa che ha deciso di averne abbastanza di rimanere dov'era. Guardando la facciata si nota che già altre finestre hanno subìto la stessa sorte.
Con ogni probabilità a far staccare il marmo è stato un combinato disposto atmosferico-idraulico-temporale. Dopo trenta anni e con la pioggia infiltrata, ha ceduto la colla cementizia a suo tempo usata. Era infatti la prima metà degli anni Novanta quando è stato completamente ristrutturato il municipio. Nel settembre 1992 un muro cedette (approfondimento nei link a fine articolo) e fu perciò ricostruito. Per la finitura fu scelto un rivestimento di marmo anziché il tradizionale intonaco civile rifinito con pittura per esterni.
E quel rivestimento di marmo qualche problema comincia a darlo, anche perché le infiltrazioni di acqua, anche all'interno del municipio, sono cosa nota da tempo. Negli anni Duemila, pertanto una decina di anni dopo la ristrutturazione, furono staccate le lastre di marmo nella parte frontale, dove c'è il balcone stile Palazzo Venezia, e sostituite con intonaco poi pitturato con tinta salmone.
C'erano problemi di aderenza, già allora, e dai corridoi del Palazzo trapelò che era una prova. Il sottinteso è che prima o poi tutto il rivestimento marmoreo sarebbe stato sostituito da intonaco, anche su tutti gli altri – e ben più estesi – lati dell'edificio.
Ma questo costa e per il momento il rifacimento delle facciate del municipio è solo un progetto. Finanziato dal Pnrr, prevede la realizzazione del cappotto termico e quindi l'eliminazione del marmo che comincia a staccarsi. Ma per adesso è solo un'idea, i fondi per i lavori veri e propri ancora non si vedono.
Tornando al cedimento, l'odierno non è certo paragonabile a quello del settembre 1992. All'epoca si incrinò un muro realizzato con laterizio tipo occhialoni (quelli che si vedono in una scena del leggendario film di Dario Argento "Profondo rosso"). Il municipio evacuato, gli uffici e archivi sparsi nelle scuole, stanze affittate qua e là, la sala consiliare ricavata in prestito nel teatrino parrocchiale. Infine la accennata ricostruzione e la riapertura a metà anni Novanta.
Ma nel 1992 oltre al muro fatto di occhialoni si incrinò anche la maggioranza. Era in corso la breve esperienza al comando del municipio di Domenico Porfido. Un tentativo centrista, con fondamentale appoggio addirittura da Rifondazione comunista, di cacciare via il Partito democratico della sinistra (ex Pci). Ma a infrangere il sogno di riportare i moderati al potere ci pensò il Tribunale amministrativo regionale. Dopo il riconteggio delle schede elettorali fu assegnato un decimo seggio al Pds (c'erano venti consiglieri). Situazione di pareggio e, dopo un periodo di più o meno segreti incontri, la sinistra tornò al potere (per restarci a lungo) con Nicola D'Ascanio, grazie al passaggio dall'altra parte di un democristiano.
Il cedimento del municipio fu in qualche modo il preavviso di un crac più grande. O almeno così avrebbero potuto intenderlo i superstiziosi.
Tornando all'attualità, nella maggioranza è risaputo che c'è un certo senso di superstizione. Chissà che qualcuno non tema in vista delle prossime elezioni, individuando nella caduta dello stipite di ieri un cattivo presagio.
Fuor di speculazioni scaramantiche, gli stipiti di testa sono caduti anche da altre finestre del municipio, mentre resistono in altre. Per quanto?
Le foto: le prime due inviate dal lettore ieri sera, le altre tre realizzate da Monteneronotizie stamattina all'alba

Temi correlati:
Quando il Comune andò giù per i mattoni di Profondo rosso (24/09/2022)

Condividi su:

Seguici su Facebook