MONTENERO DI BISACCIA. Bocciato perché "in grado di modificare la percezione dell’ambito paesaggistico in esame, sia nelle sue componenti agrario-naturalistiche che storiche". È andata male a un'impresa bolognese, non potrà realizzare un impianto agrivoltaico in contrada Pozzo Sterparo, a qualche chilometro dall'abitato. Il diniego è arrivato durante la conferenza di servizi, che ha visto coinvolti i diversi enti chiamati a esprimersi. Fra questi la Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per il Molise, dalla quale è arrivato il no decisivo.
Il progetto prevedeva la posa di pannelli solari su circa quattro ettari di terreno, situati accanto alla strada comunale Pozzo Sterparo, erroneamente indicata nel verbale quale Provinciale 163. Errore che si riscontra anche su Google map, per altro.
L'area si trova a circa quattro chilometri dal centro del paese, in direzione nord e non lontana dalla Cantina sociale, lungo la comunale Pozzo Sterparo poco dopo la diramazione della stessa dalla Statale 157.
Con i suoi 3952 moduli fotovoltaici bifacciali avrebbe prodotto circa 5,19 Gwh all'anno, secondo le stime progettuali. 2,10 metri l'altezza minima dal terreno, 4,07 la massima, a seconda dei punti. Prevista una recinzione perimetrale di 975 metri, alta soltanto 30 centimetri per consentire il passaggio degli animali. Dal punto di vista agronomico, sotto i pannelli era prevista la rotazione sessennale delle seguenti colture: veccia, colza, sulla e cece.
Si tratta di una parte dei dati riportati dalla relazione della Soprintendenza, la quale riassume in alcuni punti le motivazioni del diniego. In particolare l'ente ritiene che il "progettato impianto produca impatti significativi e radicalmente negativi sul patrimonio culturale". A seguire in dettaglio le motivazioni.
Si va dalla modifica della percezione visiva alla mancanza di requisiti di base, ricadendo in area sottoposta a tutela paesaggistica. "Il progetto è in grado di modificare la percezione dell’ambito paesaggistico in esame, sia nelle sue componenti agrario-naturalistiche che storiche, soprattutto per la sovrapposizione nei coni di visuale che si aprono lungo la viabilità di penetrazione, nonché in prossimità dei beni appartenenti al patrimonio culturale, in conseguenza della notevole estensione di superficie occupata da elementi tecnologici non raffrontabile a nessun segno antropico". Detto altrimenti, quei pannelli solari c'entrerebbero ben poco con il paesaggio circostante.
Per corroborare la sua tesi la Soprintendenza ha usato i fotorender realizzati dall'azienda, definendoli tuttavia insufficienti "per valutare ulteriormente l’effettiva modifica percettiva dell’area". Questo perché entrambe le immagini che simulano l'impianto realizzato sono ricavate "da punti di visuale in prossimità dell’impianto, senza vedute d’insieme". Infine è più tranchant il giudizio del rendering che mostra il progetto come apparirebbe, una volta finito, rispetto al campo fotovoltaico esistente e distante 250 metri. Un effetto chiamato cumulo, nella cui valutazione andrebbe tenuto presente che anche altri progetti, distanti pochi chilometri, sono già in corso di valutazione.
Un affollamento di pannelli per produrre energia dal sole che la Soprintendenza intende evitare tassativamente: "L’impatto prodotto dal suddetto effetto cumulo è quello della modifica percettiva di un vasto ed esteso territorio agricolo in uno tipicamente industriale e la modifica di un ambito paesaggistico di pregio, con evidenti alterazioni delle visuali storiche che si aprono lungo la rete tratturale".
Il risultato finale è "il diniego definitivo e l'archiviazione della Procedura abilitativa semplificata (Pas) notificato all'azienda dall'Ufficio urbanistica del Comune di Montenero. Dal canto suo, l'impresa potrà presentare ricorso al Tribunale amministrativo regionale del Molise entro sessanta giorni.
Immagini ricavate dalla relazione della Soprintendenza

