MONTENERO DI BISACCIA. Che oggi si sarebbe avverata la massima latina nomen omen nessuno poteva immaginarlo anni fa. Il mercato coperto è in agonia, è chiuso cinque giorni su sei. E nell'unico giorno aperto vi è un solo venditore. Fu realizzato in un posto chiamato "Calvario"; anni dopo un calvario, nel significato di sofferenza e patimento, lo è diventato davvero il mercato coperto. Nomen omen, appunto, il presagio nel nome. E così oggi appare inservibile nello scopo originario. Chiuso, praticamente sempre, spopolato di esercenti e clienti, una fila di lampadine che non servono più e difatti sono spente; il pavimento che regge ancora bene dopo la ristrutturazione del 2012. E anche oggi che è sempre chiuso continua a costare, il mercato coperto, alle tasche di tutti.
Durante questa settimana siamo andati ogni mattina alla stessa ora a fotografare il mercato coperto. Stesso orario, poco prima delle otto e non a caso: quando funzionava era un via vai di persone. Invece abbiamo ripreso tre vetrine di alluminio a due ante ciascuna sempre chiuse. Tranne un giorno. Perché il mercato coperto da mesi funziona solo il venerdì, quando c'è il rivenditore di pesce.
Gli ultimi rivenditori di frutta e verdura hanno lasciato il mercato nei mesi scorsi, per sopraggiunta pensione o altri motivi. Qualcun altro che ha provato a vendervi pare abbia desistito ben presto. L'evidenza è che lì dentro gli affari di un tempo non si fanno più. Altro che concessioni decennali da conquistare per vendere al suo interno: non lo vuole nessuno.
Su una parete c'è uno strano cartello con scritto "lettura oracoli". Si potrebbe pensare che in passato, oltre che cetrioli, siano stati venduti anche servizi di divinazione stile tarocchi, chissà. In tal caso ci si chiede se tali operatori dell'occulto abbiano previsto il declino del mercato e se la siano date a gambe prima degli altri, percependone la fine.
Eppure non sono così lontani i tempi in cui liberi erano solo due dei nove posteggi, correva l'anno 2016 e al bando del Comune c'era chi rispondeva.
Il mercato coperto, anche se deserto, costa alle casse comunali 16000 euro l'anno soltanto di servizio pulizia e portineria. Vanno aggiunti costi per l'energia elettrica (le lampadine sono sempre spente, ma la fattura con i costi base arriva lo stesso in piazza della Libertà n. 4). E nemmeno l'ammortamento per la citata ristrutturazione di quattordici anni fa può dirsi estinto: quasi diciottomila euro all'anno se si spalma il quarto di milione per il tempo trascorso.
Quella del mercato coperto è una storia che inizia circa sessanta anni fa. A pochi passi da piazza della Libertà c'era una curiosa collinetta chiamata Calvario, nome mutuato dal famoso luogo in cui fu crocifisso Gesù. Tant'è che anche sul Calvario montenerese c'era una croce, visibile fino a circa il 1925.
L'idea di realizzarvi un mercato coperto fu concepita negli anni Sessanta e alla fine del decennio, mentre altrove le piazze erano infiammate dalla contestazione giovanile, qui l'amministrazione comunale spianava il Calvario. La costruzione arrivò qualche anno dopo, negli anni Settanta e ancora una decina di anni dopo si sopraelevò. Un segnale che servivano più locali per venditori, locali e non, che proponevano la propria mercanzia: dai salumi ai formaggi, così come pesce fresco, verdure, frutta ecc. I clienti, in omaggio al principio della concorrenza, potevano scegliere da chi servirsi, poiché per ogni settore c'era più di un venditore. D'altronde per averne un'idea basta guardare qualche foto dell'epoca.
Un primo segnale che il commercio stesse cambiando, e che il mercato coperto non servisse più distribuito su due piani, arrivò a metà anni Duemila. Un progetto che diventò realtà nel 2009, quando il secondo piano fu trasformato in centro polifunzionale. Vi si trasferì la biblioteca comunale, prima di allora ospitata in un vecchio edificio di via Massangioli, e vi furono ricavati uno spazio per far giocare i bambini e una sala conferenze, con grande schermo per proiezioni, poltroncine, finestre oscurabili ecc. Il tempo ne avrebbe dimostrato tutti i limiti acustici: un rimbombo interno che rende impresa difficile capire le parole di un film. Ma questa è un'altra storia. Costo dell'operazione 130mila euro, cioè 120mila in meno di quanto servirà, tre anni dopo, per ristrutturare il piano di sotto.
Veste nuova e in parte riconversione per tutto lo stabile. Ma i due piani avranno destino altrettanto diverso come le rispettive finalità di uso. Se ancora oggi il centro culturale-biblioteca-ludoteca è usato e serve, il mercato è malato terminale. Ed è un'agonia che va avanti da parecchio. Non solo a Montenero, la crisi dei mercati, così come del commercio tradizionale, è qualcosa che riguarda tutta Italia, se non il mondo.
Superfluo ricordare che il mantenimento del mercato coperto, ancor più se non vi espone nessuno, grava sulle tasche dei cittadini. Per quanto andrà ancora così? Sarà chiuso? Riconvertito in qualcos'altro? Altre centinaia di migliaia di euro per far chissà cosa, ammesso che servirà? Venduto a privati? Si vedrà. Nel frattempo si assiste al suo calvario, quasi un cattivo presagio contenuto nel suo antico nome e manifestatosi dopo tanti anni di incubazione e "successi". Un nome, un destino.
Magari un giorno la strada accanto cambierà nome (oggi è via Del mercato) e diventerà Calvario, in ricordo dell'antica collinetta dove andavano a giocare i bambini di un tempo.
Reportage fotografico (tutte le foto sono di Monteneronotizie, tranne quelle in bianco e nero, scattate da Gorizio Pezzotta negli anni Ottanta e pubblicate da Antonio Assogna sul suo archivio social)
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Sabato 5 settembre 2026
Il mercato coperto negli anni Ottanta

