MONTENERO DI BISACCIA. Se l'antico tratturo è ricordato in almeno due posti, con altrettanti monumenti, il merito è suo. Giuseppe Calgione (1928-2018), un montenerese doc, che in quel periodo "costrinse" l'amministrazione comunale ad ascoltarlo. Poi pagò di tasca sua le opere d'arte, realizzate da lui stesso (era un bronzista). Incredibile per chi è particolarmente attaccato alla pecunia e a interessi che non esulino troppo dalla circonferenza del proprio essere. Non per lui, che difatti lo fece.
Approfittando della gara ciclistica che fra alcuni giorni l'omaggerà passandoci accanto, in questa sede si vuole ripercorrere la storia della grande croce che si trova sull'omonima contrada.
Giuseppe Calgione, chiamato comunemente don Peppe e conosciuto ex imprenditore in vari campi, cominciò a pensarci nel settembre 2005. Voleva che si ricordasse cosa c'era un tempo in contrada Colle della Croce, agro a sud-est dell'abitato, appena sopra il parco dei calanchi: un'antica cappella con una croce a uso dei pastori provenienti dall'Abruzzo e diretti in Puglia con le greggi. Lì voleva che tornasse a splendere un simbolo religioso, su una collina dalla quale si ammira l'abitato di Montenero di Bisaccia e il panorama circostante da cartolina.
Per lanciare l'idea, come era sua abitudine, fece uscire un articolo sul giornale regionale Il Quotidiano del Molise. “Si tratta di una grande croce in traliccio metallico – spiegò Calgione – dell’altezza di circa dodici metri, alla cui base andrebbe applicata una formella di bronzo con l’immagine di santa Maria della Croce”.
Ma per raggiungere lo scopo prefissato era necessario il coinvolgimento dell'amministrazione comunale: occorreva sistemare l'area, esercitare il diritto di prelazione su area tratturale e infine autorizzare l'artista alla posa dell'opera. Non era scontato che ci riuscisse, giacché altre iniziative di Calgione avevano ricevuto un due di picche dal Comune. Va detto che gli venivano in mente iniziative una dietro l'altra, per esempio nello stesso anno, e solo un mese prima, aveva realizzato e finanziato la scultura di bronzo chiamata "Sfera cromosomica umana" per la nuova rotatoria in via Valentina (è ancora lì).
L'amministrazione comunale, dopo sua prevedibile insistenza, acconsentì e secondo la fretta che contraddistingueva don Peppe da sempre, non si dovette aspettare molto. Tant'è che arrivò il 14 settembre 2007, giorno fissato per la posa. Autorità, scolaresche, amministratori attuali e del passato, i due parroci, si radunò una gran folla in Colle della Croce. Calgione assisté di persona all'innalzamento del traliccio alto undici metri a forma di croce, pesante 870 chilogrammi. Quasi volesse sincerarsi che stringessero bene i grossi bulloni, osservava attento gli operai al lavoro. Li conosceva bene, poiché lui aveva progettato l'opera e assistito alle fasi della lavorazione.
Visibilmente emozionato, per prima cosa disse: "Qui c’era una croce e ce l’abbiamo rimessa". Parlò anche l'allora sindaco Giuseppe D'Ascenzo che descrisse la giornata come una "pagina storica per Montenero".
Poco più sotto si vedeva l'abitato e sullo sfondo il massiccio della Majella. Non anche il Gran Sasso, perché quel giorno l'aria non era limpida. Un panorama sconosciuto a gran parte dei monteneresi, quelli che erano lì e quelli che dal giorno dopo ammirarono i reportage fotografici. Così come sconosciuta era la storia del perché quel posto si chiamasse (e si chiami) Colle della Croce.
Due anni dopo Giuseppe Calgione polemizzerà con l'amministrazione comunale, che era ancora la stessa, perché a suo giudizio non era stata mantenuta la promessa di curare l'area. Di più, gli impedivano di farlo con la sua associazione, che si chiamava Bisaccium, attingendo a fondi regionali appositamente concepiti. Come si è accennato, il rapporto di don Peppe con il Comune non è sempre stato idilliaco. E in quel momento la maggioranza di centrosinistra aveva altro cui pensare. Era afflitta dai prodromi di una crisi che avrebbe portato alla spaccatura e quasi al crac amministrativo qualche mese dopo.
Ma se gli uomini passano, l'opera è ancora lì. A giorni ci passerà vicino la gara di mountain bike Trofeo San Matteo, ma vi giungono anche i camminatori, con passeggiate organizzate, come di recente.
Chi vi arriva può leggere il testo trascritto sulla targa di bronzo: "su questo colle, nei tempi passati, si ergeva una croce, perciò Colle della Croce. In questo anno di Cristo 2007 si innalza nuova croce per volontà cristiana dei fratelli Calgione Giuseppe e Giulio. Il sito è stato disposto dal Comune di Montenero di Bisaccia".
Un simbolo storico perduto, abitudine che si confà da sempre ai monteneresi, tornò in quel posto e c'è ancora.
Foto di Rossano D'Antonio , tranne le ultime due, concesse dalla Sc Montenero
