Il cielo è grande e blu con i Nomadi a Montenero

Ieri sera il concerto previsto a maggio e rinviato: en plein di pubblico da ogni parte d'Italia, successi senza tempo cantati a squarciagola e un monito per la pace

Rossano D'Antonio
09/08/2026
Attualità
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MONTENERO DI BISACCIA. Rispetto a ventisette anni fa le differenze sono un palco spostato di dieci metri e alcuni componenti cambiati. Per il resto il suono Nomadi è sempre quello e funziona ancora, come da oltre sessant'anni. En plein come da previsioni per il concerto del celebre gruppo musicale, che si è esibito ieri in piazza: migliaia di spettatori arrivati dal circondario e da ogni dove.
Una data inizialmente prevista per il 16 maggio, in occasione della festa della Madonna di Bisaccia, poi saltata per motivi di salute di un componente e rinviata.
La piazza è stracolma quando, alle 22:00, si sentono i classici quattro colpi di bacchetta con cui il batterista Domenico Inguaggiato dà il via. E sì, i Nomadi suonano alla vecchia maniera, anche nel far partire i pezzi. Ma non si inizia con qualcuna delle tante hit conosciute da tutti, si parte con "Give peace a chance". Un classico pacifista di John Lennon, intonato solo nelle prime battute, che serve a far capire subito che su certi temi, per esempio la pace, sono comunque loro. Così da sempre e ora più che mai. A seguire un sentito omaggio a Francesco Guccini, morto nei giorni scorsi: per loro un riferimento, avendo composto diversi loro brani, oltre alla condivisione di spettacoli dal vivo negli anni Settanta.
Subito dopo inizia il concerto vero e proprio, due ore consecutive di musica, poche battute fra una canzone e l'altra. Pubblico coinvolto in quasi ogni pezzo: il brano sembra finito, il cantante Yuri Cilloni invita il pubblico a continuare a cappella, dalla batteria uno stacco e subito tutti a rifare un giro di ritornello. Si è detto, suonano senza basi e senza click, come una volta. Per la gioia degli amanti del groove.
Due ore passano in fretta tra hit del passato e più nuove (Gli aironi neri, Noi non ci saremo, Cartoline da qui, La canzone del bambino-Auschwitz, Suoni ecc.). Il sound Nomadi non è tale se non si parte dai riff di Beppe Carletti, unico membro fondatore. Sul palco ha un set di tastiere e sintetizzatori che lo circonda, d'altronde viene dall'epoca di chi quegli arnesi li scoprì e fece conoscere a tutti.
La chitarra di Cico Falzone è quella che si conosce dal 1990, pertanto nell'altro concerto a Montenero, nove anni dopo, lui c'era. Suono cristallino alternato a distorsioni potenti. Dall'altro lato c'è Sergio Reggioli, cui Falzone indirizza una battuta: come fai a suonare il violino con le dita callose da percussionista. Perché Reggioli si alterna a chitarra acustica, violino e percussioni. 
Ma in ogni complesso musicale che si rispetti, e che abbia un suo suono, lo strumento che ne è l'ossatura è paradossalmente quello che sembra si senta di meno: il basso. Nei Nomadi lo suona Massimo Vecchi dal 1998 (quindi anche lui era a Montenero nel 1999).
A parte il suono, non si può parlare di Nomadi ignorando il loro impegno politico. Lo fanno da sempre, e sempre a sinistra. Il concerto di ieri a Montenero di Bisaccia non fa eccezione. Yuri Cilloni tira fuori più volte la bandiera della pace, sullo sfondo compaiono scene di guerra oggi più che mai attuali e, non si fosse capito, più volte fa il gesto del pugno chiuso. Ancora non si fosse capito: a un certo punto intonano Bella ciao. Se improvvisata non si è capito, ma la suonano tutti, ovviamente alla Nomadi. C'è chi fra il pubblico alza a sua volta il pugno chiuso, altri lamentano questa sinistrosità. Per loro dividere mai stato un problema.
Il concerto si chiude con le hit immortali: Un giorno insieme, Canzone per un'amica, Dio è morto, Io vagabondo. Sul palco due ragazzini: una è figlia di qualcuno di loro, l'altro è montenerese ed ha eseguito Io vagabondo al recente festival dedicato ai bambini in piazza, Io canto kids. Yuri Cilloni li abbraccia entrambi e li fa cantare al microfono.
In chiusura sono mostrati gli striscioni dei fan, arrivano da ogni parte d'Italia, da Mantova alla vicina e per parecchi sconosciuta Fraine (238 abitanti in provincia di Chieti). Pazienza se i Nomadi dimenticano di citare almeno una volta il paese che li ha ospitati: Montenero di Bisaccia. Forse l'unica pecca evitabile, a volerne trovare una, in una serata che più riuscita non poteva essere, per la gioia del Comitato feste della Comunità pastorale Maria SS. di Bisaccia.

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