Le mie nozze d'argento col giornalismo: battaglie, errori, passione e solitudine

Rossano D'Antonio
09/08/2026
Attualità
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Sarà forzato parlare di "nozze d'argento", ma son comunque venticinque anni. Tanti ne sono passati dal primo articolo. Nel bene e nel male. Nelle arrabbiature per accuse talvolta insensate, ma anche nel dare voce a chi non ne avrebbe avuta.
Il primo articolo per caso e qualche giorno dopo la telefonata del mio primo maestro, il compianto Angelo Santagostino. Il Nuovo Molise, poi Il Quotidiano del Molise, quanti articoli, le colleghe cui invidiavo – genuinamente – stile e graffio. Ma anche l'addio, che come ogni addio si considera definitivo e poi magari non lo è. Tanto che nel 2020 Simone Zappitelli, con garbo, mi ha riportato sul campo: nasceva Monteneronotizie. Un primo attimo di sbandamento, poi la consapevolezza di essere rientrato. E di nuovo quella sensazione, come una mangusta davanti al cobra: puoi essere veloce, ma quello è velenoso.
Il giornalismo è istinto. Qualcosa che non riesci a fermare, anche se qualche volta ti illudi. Istinto irrefrenabile di farlo, anche per hobby, anche quando ti dicono "ma chi te lo fa fare!". L'istinto ti avvisa che c'è anche solitudine. D'accordo, è parte del gioco, ma poi devi fronteggiarla...
E allora sì, istinto sia, anche quando significa combattere battaglie perse. Ma che poi, sono davvero sempre perse?
Venticinque anni di "mestiere" significano riconoscere da lontano una notizia che farà il botto, ma che proprio per questo richiede cautele in più, trattandosi di qualcosa di delicato. E "mestiere" significa anche saper affrontare situazioni impreviste, quelle che un tempo facevano chiamare la redazione: "Lasciatemi spazio in pagina e aspettate, qui si rischia il crac amministrativo!"
Ne sono capitate di ogni, durante parecchie migliaia di articoli. Da tempo non è più un problema stendere il pezzo in mezz'ora, quando necessario, come mi consigliò di imparare a fare Pino Di Blasio, tanti anni fa. Eppure l'emozione c'è ancora.
Credo sia doveroso ringraziare anche Vincenzo Cimino, oggi presidente dell'Ordine e colui che, di fronte alla mia ormai pluriennale pigrizia nel rimandare l'iscrizione all'albo, mi fece capire che il lavoro sul campo è la cosa più importante, ma occorre anche il riconoscimento ufficiale. Il tesserino.
Infine, a costo di apparire prevedibile, grazie a chi ha letto, a chi lo farà ancora, a chi critica, a chi si arrabbia, a chi segnala qualche imperfezione o peggio errore. Come ogni matrimonio, ha i suoi alti e bassi, e le sue litigate. 
Arriveranno le nozze d'oro? Probabilmente no, e forse sarà meglio così.
Rossano D'Antonio

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