MONTENERO DI BISACCIA. Dei due cantieri uno va avanti, nell'altro comincia a vedersi qualche recinzione. Se anticipa il prossimo abbattimento del ponte crollato difficile dirlo, anche se così ravvicinata ai ruderi non sembra indicare ciò.
Il ponte i cui lavori vanno avanti è quello della pista ciclabile che, una volta terminato, collegherà i tratti a nord e a sud del fiume Trigno, permettendo di attraversarlo pedalando. Le foto mostrano la posa delle enormi travi che sosterranno i tiranti. La struttura sarà infatti a campata unica, nessun pilone in acqua.
Il ponte per il quale si attende di conoscere il destino è invece quello crollato il 2 aprile per l'alluvione. Si trova qualche centinaio di metri più sotto, quasi sulla foce, rispetto al ciclabile. La posa di una recinzione, in questi giorni, è di fatto la prima operazione effettuata sulla struttura. La quale è sotto sequestro da quel giorno. Perché c'è ancora un disperso, il pugliese Domenico Racanati che vi stava passando sopra; e perché bisogna individuare le cause del crollo. La Procura solo dopo il tavolo tecnico di metà luglio ha autorizzato sondaggi e accesso ai tecnici. Il completo dissequestro ancora non avviene.
A dispetto di quanto auspicato e persino dichiarato al momento del crollo da esponenti politici regionali e nazionali, i tempi si prevedono lunghi. E questi tempi, lunghi quanto incerti, significano prolungarsi dell'angoscia per i familiari di Domenico Racanati.
"Peggio della morte c'è solo la scomparsa", così la scrittrice francese Valérie Perrin nel suo best seller Cambiare l'acqua ai fiori. Una frase che per certi versi si attaglia a ciò che da oltre quattro mesi sta vivendo la famiglia Racanati. Il proprio congiunto Domenico è disperso dal 2 aprile, quando è crollato il ponte sul Trigno lungo la Statale 16 in territorio di Montenero di Bisaccia. Vi stava transitando sopra, vittima di un destino beffardo che, per mezzo del navigatore impostato su percorso più breve, gli ha fatto scegliere un tragitto alternativo quanto improbabile. Non fosse andata così, non avesse imboccato sconosciute strade di campagna, sul quel ponte non ci sarebbe arrivato. Non doveva crollare, in realtà, la strada era chiusa perché soggetta ad allagamenti poco più a sud del viadotto. Non perché si temesse il crollo, nessuno lo aveva neanche lontanamente ipotizzato. Sicuramente non l'Anas.
Le ricerche di Domenico Racanati sono cominciate dal giorno successivo. Ma al decrescere delle difficoltà dovute alla piena del Trigno che si sgonfiava dopo l'alluvione, ha fatto da contraltare una sfiducia crescente. Perché dell'auto come del corpo nessuna traccia in acqua, nonostante l'uso dei più sofisticati sistemi di individuazione di masse metalliche. Per parecchie settimane, poi le ricerche sono state sospese.
Sin dai primi giorni, tuttavia, c'è stato chi ha ipotizzato che l'auto fosse finita sotto le macerie. Lo hanno sostenuto anche tecnici specializzati, periti che si occupano di incidenti stradali.
L'area del ponte è invece rimasta sotto sequestro e nessuno l'ha toccata fino a pochi giorni fa. Quel recinto che arriva a settimane di distanza dal primo tavolo tecnico, convocato il 15 luglio in Procura a Larino. Quel recinto, se segna un cambio di passo e se Racanati è davvero sotto quella massa di cemento armato, potrebbe significare che è ancora lunga la strada verso il ritrovamento.
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