MONTENERO DI BISACCIA. Un viaggio nel passato, che racconta un posto piccolo ma non diverso dal resto d'Italia in quegli anni Cinquanta. Si intitola "Le voci della memoria" ed è un saggio corale, scritto a più mani. È uscito ieri ed è stato presentato nell'ambito dell'evento "Notte nel borgo antico" il primo libro a firma Università delle tre età di Montenero di Bisaccia.
112 pagine, corredate di fotografie d'epoca, che rappresentano il lavoro svolto durante il corso "Storia, cultura e tradizioni di Montenero". Uno dei diversi organizzati dall'Unitre, che in questo caso si è trasformato in laboratorio culturale. Alla stesura hanno collaborato gli stessi iscritti al corso, coadiuvati dai docenti Unitre.
Il risultato è la raccolta di testimonianze prese da chi c'era o ha sentito i racconti dei genitori, integrate da riferimenti ad altri testi. La vita com'era nell'immediato dopoguerra e prima che gli anni Sessanta, anche qui, dessero un deciso impulso di innovazione. Facendo sì progredire economia, società e tutto il resto; ma al tempo stesso privando la collettività di quei tanti riti, talvolta secolari, che ne erano l'ossatura.
"Le voci della memoria" diventa così un testo spesso nostalgico. Si trova qui e lì qualche sprazzo retorico del tipo una volta c'erano ancora dei valori; ma anche la candida ammissione che i fidanzati erano a malapena liberi di andare insieme a messa, prima delle nozze.
Nel corso delle pagine, sempre con foto a tema, sono trattati i diversi aspetti della vita del tempo che fu. Matrimonio che arrivava dopo rigoroso controllo della dote della sposa. Al banchetto nuziale, in casa, la mamma di lui impegnata a cucinare e servire a tavola; la mamma di lei a casa propria, dove le erano portate in un cesto (quartar) le pietanze del ricco menù.
Seguivano gravidanza e parto in casa; crescita dei figli, per i quali i giocattoli erano bambole di pezza e oggetti fatti con la creta; la scuola e il netto passo in avanti con l'istituzione delle Medie a Montenero. Scuola anche per gli adulti, la cosiddetta serale, strumento fondamentale per ridurre l'analfabetismo ancora dilagante negli anni Cinquanta.
Non manca un riferimento anche al fine vita, funerali partecipati, in un mondo che scorreva più lento e dove non era un'impresa, o peggio una scocciatura, tornare a "dare la mano", le condoglianze, anche dopo la messa di una settimana.
In chiusura una parte dedicata a un aspetto importante per ogni comunità, grande o piccola che sia: la religione cattolica e la parrocchia.
Le immagini contemplano anche una serie di documenti d'epoca, dal corredo elencato in ogni minimo particolare alla pagella scolastica, passando per il "donativo", i regali ricevuti in occasione del matrimonio. Momenti di vita semplice del tempo che fu, quando il divertimento era il cinema Sabatino e il primo televisore arrivò nel bar Sport nato al posto della baracca del tratturo, in pieno centro. Quando le favole (parangulə) erano raccontate in stretto dialetto montenerese davanti al focolare o seduti sulle ginocchia della nonna. La gatta che in cerca di marito fingeva di innamorarsi del topo, con la scontata fine nelle sue fauci. Oppure il lupo che non "misura la buca" e non riesce a scappare dopo essersi ingozzato di galline, tanto da prenderle di santa ragione e, non bastasse, essere ancora burlato dalla volpe. Storie di altri tempi che, come le favole più famose e diffuse, contengono un insegnamento, un avvertimento senza scadenza.
Un libro che i più allenati leggono d'un fiato, letteralmente. A tutti lascia una serie di testimonianze, oltre a fissare dati e date che rimarranno per chi, negli anni a venire, vorrà continuare a tracciare la storia locale. La distribuzione è effettuata dai soci dell'Unitre Montenero.