Buongiorno ai lettori di MonteneroNotizie.Net. Oggi abbiamo con noi un allenatore vincente che, ai tanti successi ottenuti in carriera da giocatore e da tecnico, aggiunge una stagione straordinaria, probabilmente irripetibile: quest’anno, alla guida del Deportivo Montenero, ha vinto tutte le gare con una media di 7 reti a partita. Mister Antonio Liberatore, classe ’67, di Vasto. Buonasera mister, hai giocato da ragazzo?
Buonasera a tutti i lettori di MonteneroNotizie e grazie per l’ospitalità. Sì certo, da ragazzo ho giocato a calcio.
In quali categorie e con chi?
Ho giocato in tutte le categorie dei dilettanti, dalla Terza Categoria alla Serie D, esordendo in D in Lanciano-Pro Vasto al Biondi. Di fatto ero una riserva in questa categoria. Ho giocato in Eccellenza con Casoli e Petacciato, mentre in Promozione con Casoli, Petacciato e Vasto Marina, e poi vari campionati in Prima, Seconda e Terza Categoria con più squadre, vincendo 10 campionati da calciatore. Ho giocato anche in Promozione con l’FC Vasto, a fine anni ’80. I campionati di Promozione li ho disputati quando ancora non esisteva l’Eccellenza: praticamente era l’Eccellenza di adesso.

Da giocatore un curriculum di tutto rispetto.
Sì, effettivamente. Nonostante sia stato fermo da calciatore per 5 anni, nel periodo precedente alla sentenza Bosman (1995, che facilitava i trasferimenti: fino a quella data alcuni calciatori non potevano cambiare squadra), per divergenze con la mia società di appartenenza che non volle cedermi al Termoli, squadra che all’epoca era allenata da un mio grande mister, Arnaldo Franceschini, ho smesso di giocare a 41 anni in Prima Categoria. Sono molto soddisfatto della mia storia calcistica.

Pratichi o hai praticato altri sport?
Ho disputato vari campionati di Serie A di Beach Soccer e sono stato convocato in Nazionale per i Mondiali in Brasile del 2000. L’allenatore era Pietro Vierchowod.
Che attestati hai?
Sono diplomato in match analysis nel calcio, preparatore atletico per sport di squadra, preparatore atletico livello master nel calcio, personal trainer di sala pesi (livelli 1 e 2) e ho la licenza D di allenatore dilettante FIGC.
Diciamo che oltre che allenatore, sei anche il preparatore atletico.
Praticamente sì. Ho una grande attenzione ai metodi di allenamento: per me un’ottima forma fisica è alla base di qualunque sport e mi documento continuamente.


Quando hai iniziato ad allenare?
Ho iniziato ad allenare per gioco in Terza Categoria con una squadra di amici, il “Real Tigre”, che senza pagare stipendi, vinse tre campionati consecutivi, arrivando in Promozione e finendo anche in TV alla Domenica Sportiva.
Qual è il campionato che ti è rimasto più impresso?
Il campionato che mi è rimasto più impresso è stato quello della vittoria in Seconda Categoria a febbraio, con il Montalfano dei miracoli, dove facemmo il record italiano di vittorie consecutive per quell’anno, record poi superato dal Deportivo Montenero quest’anno.


Quale squadra ti è rimasta di più nel cuore?
Le ho tutte nel cuore, ma il Real Tigre è stata la squadra che più ho amato.
In cosa cerchi di essere preciso negli allenamenti?
I miei allenamenti sono strutturati in sessioni funzionali in base allo sport che facciamo. Dedico molto tempo a partite “all’ultimo sangue” ad alta intensità, dove non sono ammesse soste né tempi morti. Si alimentano i principi di gioco in cui credo: negli anni si è passati da un’organizzazione posizionale, al relazionale, fino all’uomo su uomo a tutto campo con aggressività massima sull’avversario.
Quale allenatore ti ispira di più?
I miei allenatori preferiti sono due: in Italia Antonio Conte e all’estero Jürgen Klopp.
Perché il soprannome “La Tigre”?
Per la grinta e la combattività che mi hanno sempre contraddistinto.

Tra i tanti ragazzi che hai avuto a disposizione quest’anno, molti li avevi già allenati in passato. Uno di loro ha deciso di appendere le scarpe al chiodo disputando l’ultima stagione: Endrio Borrelli. Cosa pensi di questo inossidabile difensore?
Endrio l’ho allenato anche nel 2014 a Montalfano. È un ragazzo esemplare, innamorato del calcio come pochi. Si è allenato sempre con voglia e, quando è stato chiamato in causa, ha sempre offerto prestazioni brillanti. Non è facile arrivare a 46 anni e avere ancora quella voglia.
Che lavoro fai? Cosa ti impegna durante l’anno oltre il calcio?
Faccio l’imprenditore: ho un allevamento di cani riconosciuto ENCI con diversi campioni prodotti, due negozi di animali, un bar e uno stabilimento balneare.


Quali hobby hai?
Ho un grande amore per gli animali e il mio vero hobby, che è anche un lavoro, è l’allevamento dei cani.
Il campionato si è concluso sabato a Oratino, che vi ha permesso di ottenere uno score incredibile: 24 vittorie su altrettante gare, 172 gol fatti e 11 subiti, con una media di 7 reti a partita. Diciamo che ha suggellato una vita nel calcio. Quanti campionati hai vinto da allenatore?
Da allenatore ho vinto 8 campionati, più uno interrotto con lo Sporting Vasto a metà stagione per problemi societari, con la squadra in testa alla classifica da imbattuta. Una menzione particolare al Deportivo Montenero, una squadra composta da ragazzi incredibili che ha vinto tutte le partite di campionato segnando 210 gol in stagione e arrivando 10 punti avanti a uno squadrone come l’Apricena, che tutti davano per favorito. Questo miracolo, forse irripetibile, è stato frutto del lavoro meticoloso svolto da tutti: i miei collaboratori, in primis il direttore Simone Bak che ha allestito la squadra, il segretario Massimo Artese e il preparatore dei portieri Amedeo Nanni (che sono con me da sempre), ma soprattutto la società del Deportivo Montenero che ci ha scelto, composta da persone favolose che non ci hanno fatto mancare nulla, sempre presenti e operativi in ogni allenamento e partita. Sono stati loro l’ago della bilancia!

Com’è venuta fuori questa stagione a Montenero?
A Montenero mi ha voluto fortemente Gianluca Senese, mi sono trovato davvero molto bene, con tutta la società e soprattutto ho trovato in mister Felice Iannone un grande collaboratore.
Simone Baccalà, Massimo Artese e Amedeo Nanni: un trio che significa garanzia per il tuo lavoro, i fantastici 4 sono un vero successo, risultati, professionalità (tra i dilettanti) e serietà. Una vita insieme. Come nasce questo connubio?
Siamo amici stretti da sempre e ci frequentiamo tutti i giorni. Andiamo molto d’accordo, siamo molto in sintonia.

Sui social è apparso un post in cui avevi scritto: 374 partite, 241 vittorie, 75 pareggi e 48 sconfitte, ovviamente una vittoria in più da aggiungere, sabato a Oratino. A parte i complimenti per la carriera, come fai a essere così preciso?
Ho un quaderno dove registro meticolosamente tutte le presenze agli allenamenti, tutte le partite e i giocatori allenati anno per anno. Sotto questo aspetto sono davvero puntiglioso, forse eccessivamente.

Durante gli allenamenti non lasci spazio a perdite di tempo e sorrisi: solo grande impegno e serietà. Ma fuori dal campo molti parlano della tua grande umanità, generosità e simpatia. Come spieghi questo “Liberatore” versione Dottor Jekyll e Mister Hyde?
È una mia caratteristica. Nella vita privata cerco sempre di fare opere buone. Per quanto riguarda il mondo sportivo, quando c’è da lavorare non accetto distrazioni né superficialità. Poi, fuori, è un altro discorso: cerco sempre il bene dei ragazzi e spesso mi capita di fare battute per tenere allegro il gruppo, mi piace sottolineare che sono il primo amico dei miei calciatori e li difendo fino alla morte.
Grazie mister e in bocca al lupo per il futuro.
Grazie per l'intervista e complimenti a voi.