MONTENERO DI BISACCIA. Mancano trenta minuti alle cinque del pomeriggio quando va in scena l'atto finale di una storia ininterrotta dal dopoguerra: il Pd sarà assente dalle prossime elezioni comunali. Tutto si consuma nella sede affittata per l'occasione in piazza.
Il 24 e 25 maggio, a meno di ripensamenti clamorosi, il principale partito del centrosinistra non parteciperà al più sentito appuntamento elettorale per ogni comunità. Forfait, niente lista e niente candidato sindaco. Ma prima di arrivare alla resa ci sono state le grida. Anche quelle.
La riunione si svolge poco dopo le 16:00 nella sede che il Partito democratico ha affittato in centro. Visibilità assicurata, manifesti giganti sull'ampia vetrina, gli stessi che poco dopo impediscono di vedere dall'esterno il caos interno al centrosinistra. La sede è del Pd, ma a chiedere il tavolo di confronto è il Movimento 5 stelle.
Partecipano i vertici locali del Pd, del M5s e di Sinistra italiana. Chi in sede, chi in collegamento via internet, qualcuno non riesce a rientrare per il caos dovuto alla frana di Petacciato, che ha sconvolto la viabilità locale.
Il nodo da sciogliere è lo stesso da settimane: chi candidare a sindaco? Il Pd continua a proporre Antonino D'Antonio, già assessore negli anni Novanta-Duemila. Ma che rumors crescenti vogliono fare qualche ammiccamento di troppo alla maggioranza uscente, in particolare a una sua vecchia conoscenza dai tempi dell'Italia dei valori, la sindaca Simona Contucci. M5s e SI invece pensano a un altro nome, un professionista del posto, uno che si occupa di materie molto di moda ultimamente, come lo studio della terra che si muove.
L'atmosfera è ancora calma, ma non c'è accordo sul candidato sindaco e probabilmente non solo. Il Pd annuncia che si ritira e che il suo nome, Antonino D'Antonio, andrà con Simona Contucci. Ciò che appare come una conferma ai rumors di cui sopra. Si scatena la bagarre, le urla probabilmente sentite anche nel bar accanto.
La conclusione è che non ci sarà una lista unica di centrosinistra. Per il Partito democratico significa non presentarsi alle elezioni per la prima volta dal dopoguerra, trattandosi di fusione fra due blasoni storici come Democrazia cristiana e Partito comunista italiano, oltre che successive filiazioni.
Dal canto loro Movimento 5 stelle e Sinistra italiana sarebbero intenzionati a presentare una propria lista, queste le indiscrezioni trapelate.
Si vedrà se D'Antonio riuscirà ad accasarsi in quel della Contucci; certo diventerebbe uno dei principali bersagli nei comizi della parte progressista. Un deja vu, in qualche modo: nel 2020 fu il segretario cittadino del Pd Francesco Borgia a saltare il fosso, per poi mancare l'elezione in Consiglio comunale. E comunque è l'ennesimo segnale dell'agonia del principale partito del centrosinistra.
Chi brinda, ragionevolmente, è la sindaca Simona Contucci. Fuori uno. Suoi sostenitori da settimane si vantano che vincerà le elezioni anche senza fare propaganda elettorale. La debolezza degli avversari è adesso plateale, almeno a sinistra. Ma bisogna aspettare di conoscere le mosse dei suoi avversari a destra, in primis l'ex sindaco Nicola Travaglini. Non si sa ancora cosa farà, l'interessato non si sbottona, ma nemmeno nega di voler tornare a indossare la fascia tricolore.
Uno scenario che fa pensare sia scongiurata la sindrome petacciatese, una sola lista (maggioranza uscente), come a Petacciato due anni fa.
Quanto al Partito democratico, è andata in scena la sua fine? Quasi "alle cinque della sera", parafrasando la celebre poesia di Garcia Lorca. In quel caso a finire i suoi giorni era un torero, incornato nell'arena. Adesso a finire sarebbe il Pd, ma senza combattere e puntare l'estoque sulla groppa del toro. Se ne va per sfinimento.
Immagine in alto la sindaca Simona Contucci davanti alla sede del Pd, fotomontaggio realizzato con intelligenza artificiale