Adjet: un sogno di ribelle libertà. Il romanzo di Leo Benedetto

In uscita domani: perdita, scelta e possibilità di rinascere di un'adolescente che diventa donna

Rossano D'Antonio
25/02/2026
Cultura
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MONTENERO DI BISACCIA. Adjet è la figlia che ogni genitore teme possa capitargli. Ma è anche una miniera di risorse e verità interiori, capace di rinascere dalle proprie ceneri proprio grazie a queste qualità. Adjet è il primo romanzo di Leo Benedetto, "coronamento di un sogno coltivato per molti anni", come riporta la quarta di copertina. 160 pagine, edito in proprio, in distribuzione da domani.
Protagonista è una ragazza di tredici anni che all'apparenza non ha niente altro da chiedere alla vita, poiché ha tutto. E come capita, quell'apparenza si rivela fragile. La trama si svolge attraverso fughe da quel tutto che l'ha protetta fino ad allora; arrivano le cattive compagnie che sapranno anche di cliché ma che in quel mondo là fuori ci sono davvero. Il rifiuto di frequentare il Liceo classico per inseguire un sogno percepito più basso ma che è il suo: la moda.
Seguono alti e bassi, l'incontro che cambia la vita o forse no. Le buone amicizie che provano ad annientare quelle cattive incontrate prima. Lo sport che ridà vita, ma anche la delusione sul mondo del lavoro dove incontra uno dei peggiori istinti umani: lo sfruttamento. Economico e persino della sua dignità. Eppure Adjet, così fragile, sa anche resistere. 
"Tra strappi e cuciture, la sua storia racconta una metamorfosi fragile ma necessaria – sempre dalla quarta di copertina -, in cui le cicatrici diventano segni di forza e la rinascita nasce dal coraggio di affrontare il proprio caos interiore".
La trama mantiene una costante e avvincente tensione, accelera verso i tre quarti, per poi arrivare al finale. Ovviamente in questa recensione ci si asterrà dall'anticiparla, ma basti dire che alla implicita domanda iniziale (Adjet è la peggiore figlia che possa capitare a un genitore?) arriva la risposta. Una storia che parla di facilità con cui è possibile perdersi, senza scadere in certa nostalgia di maniera (con i tempi che corrono, oggigiorno ci sono troppe tentazioni ecc.). Ma al tempo stesso una storia che mostra come si possa tentare di trovare una via d'uscita anche dai peggiori incubi.
Leo Benedetto racconta una storia che dopo l'incidente scatenante iniziale ha un arco molto lungo, così da attraversare fasi della vita abbastanza distanti fra loro. Lo stile scelto è quello tradizionale della terza persona onnisciente: il narratore segue tutti i personaggi dall'esterno, non c'è il punto di vista soggettivo di un singolo attore. Narrazione al passato remoto e poco spazio per digressioni e flashback. I colpi di scena, parecchi, arrivano uno dopo l'altro, ritmo lineare ma senza tempi morti, scorre regolare con periodiche accelerazioni, tuttavia senza escamotage letterari particolarmente impegnativi. Ciò che rende la lettura facile per chiunque e non succede con tutti i libri.

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