La Montenero dei cinema e dei trasporti raccontata da Almerindo Sabatino

Intervista all'avvocato su una famiglia che ha fatto impresa e storia locale nel Novecento. E in chiusura: qui un tempo arrivava gente, ora va via

Rossano D'Antonio
18/02/2026
Cultura
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MONTENERO DI BISACCIA. A volte attraverso quella di una famiglia si può ripercorrere parte della storia di un'intera comunità. L'intervista proposta ha come protagonista l'avvocato Almerindo Sabatino, classe 1936, è stato anche insegnante al Ragioneria, presidente della Usl di Termoli, consigliere regionale e altro. Ma non parla della sua esperienza politica o professionale, non stavolta almeno. Si vuole in questo caso lasciare testimonianza di una storia fatta di cinema, albori del trasporto motorizzato e pubblico, ma anche altri campi dell'imprenditoria che fu. Una Montenero che non c'è più, eppure non è un racconto nostalgico; benché in chiusura, senza volerlo, l'avvocato Sabatino lanci se non un monito almeno uno spunto di riflessione a chi è nato molti anni dopo.
Una storia iniziata a fine Ottocento, quando il capostipite Enrico Sabatino arrivò per caso a Montenero in quanto suonatore nella banda di Castelguidone (Ch). Com'era consuetudine ai tempi, i bandisti erano ospitati nelle case di chi metteva loro a disposizione i pasti e un letto. Enrico si innamorò della figlia di chi la ospitava e qui rimase. Almerindo Sabatino è suo pronipote, non resta che fargli qualche domanda.
La storia dei Sabatino, o Sabatini se consideriamo qualche svista all'anagrafe, sembra simile ad altre osservate a Montenero: arriva un progenitore che dal nulla pian piano costruisce qualcosa di rilevante. È una storia fatta di imprenditoria familiare e multi familiare in vari settori: produzione di gassosa, frantoio, trebbie, bar e trasporti. Cominciamo da quest'ultimo settore. Ci racconti l'epopea della ditta di trasporti Sabatino.
"Tra la fine degli anni Venti e gli inizi degli anni Trenta mio nonno con i figli chiese ed ottenne dall’Ispettorato della Motorizzazione di Napoli la concessione del trasporto pubblico tra Montenero e lo scalo, ossia la stazione ferroviaria Montenero-Petacciato. Di conseguenza ottennero dal Ministero delle Regie poste il contratto di trasporto della posta che da Montenero arrivava alla stazione e viceversa. A tale servizio i Sabatino adibirono due pullman di 17 e mi pare 38/40 posti. Nel novembre del '35 ci furono le sanzioni all’Italia di Mussolini per l’invasione dell’Etiopia. A seguito di ciò l’autobus più grande ebbe la sostituzione del motore da scoppio a vapore, alimentato a carbone. Il lavoro, durato alcuni mesi, venne effettuato in un'officina specializzata a Macerata. Per tale motivo venne soprannominata la carəvunell (carbonella n.d.r.). In casi di necessità il viaggio poteva avvenire con automezzi piccoli da noleggio da rimessa. I Sabatino avevano un'Ardea e una Balilla. Il servizio del pullman doveva coincidere con l’arrivo e partenza dei treni viaggiatori nei quali vi era la carrozza postale. La posta arrivava più volte al giorno e fino verso gli ultimi anni Sessanta veniva distribuita nel paese due volte, mattina e sera. In alcuni giorni la corriera doveva arrivare anche a Mafalda ed a Petacciato. Gli autobus viaggiavano per lo più vuoti – confida Almerindo Sabatino - , perché la moneta in giro non c’era e la gente andava a piedi o tutt’al più sul cavallo, sul mulo ed anche sull’asino. Il mulo e l’asino all’epoca erano chiamati la vəttur (vettura n.d.r.). Ai trasporti di merci provvedevano i carri. La concessione del servizio e gli autobus vennero venduti a Nicola Tessitore di Gissi, che si era trasferito a Vasto. In virtù di tale concessione i Tessitore ottennero, dopo la guerra, la concessione per i servizi Vasto-Campobasso, Trivento-Vasto e, successivamente, Palata-Vasto e Montenero-Termoli. Tali linee attualmente sono degli eredi di Michele Larivera, che era uno degli autisti di Tessitore".
Nella famiglia Sabatino anche dopo la dismissione dei mezzi è rimasta in parte la vocazione al trasporto pubblico, due suoi fratelli sono infatti stati autisti di scuolabus. Parliamo adesso del cinema Sabatino, originariamente cosa c'era in quell'edificio in via Massangioli?
"Tutti e due i miei fratelli hanno continuato anche a gestire il noleggio da rimessa con autorizzazione del Comune. Il cinema prima era un garage con attrezzature da officina meccanica per la rimessa e la manutenzione dei suoi mezzi di trasporto. Davanti c’era uno spiazzo per la sosta dei mezzi. Durante la guerra in questo spazio vennero costruite delle stallette per allevamento di polli, piccioni e maiale per uso familiare".
Veniamo al cinema della famiglia Sabatino, che si chiamava Excelsior. A chi è arrivato dopo apparirà incredibile che a Montenero vi fosse più di un cinema. In quali anni è stato attivo? Quanto costavano i biglietti?
"Il cinema è stato inaugurato nel novembre 1949 con il film Carmen. Aveva 210 posti in platea e 98 in galleria. I prezzi variavano a seconda del film e della giornata. Spesso si proiettavano due film e a volte il lunedì a prezzi popolari, ossia trenta lire ed a volte anche dieci. In platea si pagava il sessanta per cento del prezzo della galleria. Il giorno feriale inizialmente si pagava tra le dieci e quindici lire, il festivo fra trenta e cinquanta. Naturalmente col passare degli anni i prezzi sono andati ad aumentare. Calgione (cinema Lylia in via Argentieri n.d.r.) aprì negli anni Sessanta, mi pare di ricordare '63, '64. L’esito fu che dopo un po' di anni fummo costretti a chiudere entrambi. Noi avevamo ideato anche un sistema – prosegue l'avvocato Sabatino - per poter far vedere anche Lascia o raddoppia di Mike Bongiorno alla televisione, sospendendo la proiezione del film. 
Il cinema si è potuto reggere per l’affluenza di giovani provenienti da Mafalda Palata e Montecilfone, a volte anche di Petacciato, raramente da Tavenna. La chiusura definitiva è avvenuta intorno all’80. Negli ultimi tempi gli unici film che non venivano proiettati in deficit – confessa Almerindo Sabatino - erano quelli erotici, di Tarzan, Maciste, Ercole e simili, e quelli storici tipo Ben Hur, Quo Vadis, I dieci Comandamenti ecc, e gli spaghetti western. I prezzi degli ultimi giorni si aggiravano intorno alle due-trecento lire, sempre diversi tra feriali e festivi, oltre che per qualità dei film. Avevamo a lista paga l’operatore di cabina e l’inserviente per la pulizia e la cartellonistica. Gli spettacoli erano continuati, la proiezione nei giorni feriali iniziavano di solito col buio. Alle 18:00 in inverno ed alle 20:00 d’estate. Finivano di solito verso le 23/23,30. I film si noleggiavano a Pescara e Ancona, negli ultimi anni solo ad Ancona. La proiezione avveniva con uno specchio che rimbalzava la luce di due carboncini che toccandosi e bruciandosi procuravano una fiammella. Per attaccare le varie parti delle pellicole si adoperava dell’acetone che bruciando la pellicola la faceva attaccare".
Un altro ambito economico, ma anche sociale, in cui è stata attiva la famiglia Sabatino nel Novecento è il bar, che si trovava in piazza. Ce ne parli. E dobbiamo a suo padre il primo biliardo a Montenero?
"Sul bar devo dirti che è stato aperto quasi subito dopo la guerra. Avevamo un biliardo da competizione quindi di dimensione standard. Non era l’unico biliardo a Montenero, ce n'era uno leggermente più piccolo nella sezione del Partito comunista in un locale di Giuseppe Monaco a Sant’Antunj (quartiere di via Massangioli n.d.r.). Avevamo un gran banco frigo con annesso apparecchio di produzione di gelato, che però funzionava solo durante le feste perché i clienti non avevano soldi e il gelato, come i giornali, era considerato cosa superflua e voluttuaria. Durante l’estate, per lo più a mezzogiorno, vendevamo il ghiaccio, che ci forniva la ditta Perrozzi di Vasto in lunghi recipienti rettangolari avvolti nella paglia per proteggerli dal caldo. Considera che i frigoriferi nessun privato poteva permetterseli, erano usati i pozzi, di cui erano forniti i pianterreni di tutte le case".
Anche nel campo della molitura delle olive la famiglia Sabatino ha detto la sua. Dove si trovava il frantoio? E le macine erano già spinte da motori elettrici o da animali?
"Il primo frantoio era di prima della guerra ed era abbastanza moderno per l’epoca. Venne sostituito nel 1954 con uno all’avanguardia acquistato da Pieralisi di Jesi, all’epoca primo in Italia se non Europa. Non aveva più le grandi ruote in pietra per ridurre l’oliva in poltiglia. Dentro una ruota d’acciaio buchettata giravano dei martelletti che schiacciavano le olive che, una volta ridotte in poltiglia, fuoriusciva dai buchetti per essere messa nei fiscoli. Per l’epoca una grande novità. Altra novità una super pressa che ripassava la sansa spremuta. Inoltre un separatore dell’olio dal acqua, operazione che riusciva perfettamente attraverso una maggiorazione di giri del motore. Sia il vecchio che il nuovo erano ubicati in via Massangioli, nel locale accanto al cinema".
Il cinema torna sempre... fra tutti i film proiettati quale le è rimasto più impresso?
"I dieci Comandamenti, più volte proiettato, ma anche Quo vadis e Ben Hur. Nei primi tempi: La sepolta viva, Il cammino della speranza, Non c’è pace tra gli ulivi. Molto successo ebbero i film napoletani: Catene, Tormento, I figli di nessuno. Del cinema americano piacevano quelli con Esther Williams e quelli definiti di cappa e spada come I tre moschettieri, Zorro, quelli storici su Napoleone e sulle Guerre mondiali".
Ultima domanda professor Sabatino: c'è chi dice che quella Montenero fosse migliore e più sviluppata, citando come esempio anche la presenza dei cinema. Solo nostalgia o era davvero una Montenero migliore?
"Non ti saprei dire. Quella di prima l'ho vissuta in prima persona. Con mia moglie avevo anche aperto una cartolibreria dove ora c’è la banca. Adesso ne sento solo parlare e anche l’età influisce sulla considerazione dei tempi. C’è da dire che prima i giovani si divertivano a Montenero, ora tutti vanno a Vasto, San Salvo e Termoli. Prima i giovani venivano qui dai paesi vicini ora scappano da Montenero".

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