MONTENERO DI BISACCIA. Se non fosse che l'Adriatico ne divora ogni anno un po', potrebbe assomigliare a quella dell'incubo in "Stanno tutti bene". Scenario simile alla spiaggia usata nel capolavoro di Giuseppe Tornatore, a tratti lunare. Il problema è che a Montenero il mare ha fame di terra e sabbia. E sta mangiando anche i quattro ettari di proprietà del Comune, donati a suo tempo dal marchese Battiloro. Allora, quanto effettivamente resta di quella donazione? Vengono in aiuto le mappe satellitari e catastali.
I terreni donati negli anni Settanta al comune ammontano a poco meno di quattro ettari, per la precisione 39900 metri quadri. Il possidente Battiloro, a quel tempo domiciliato a Petacciato, volle fare questo omaggio al comune confinante. Si trattava di un lotto situato proprio accanto all'idrovora, a sud di essa, pertanto su un tratto di litorale allora come oggi senza case né strutture turistiche. Spiaggia selvaggia.
Dopo l'atto notarile l'allora sindaco Luciantonio Sacchetti e altri componenti la giunta invitarono Battiloro a pranzo. Menu a base di pesce in un ristorante di Vasto. La donazione, come prevede la legge, conteneva il cosiddetto vincolo di destinazione: Battiloro dava sì la terra al Comune, ma con la clausola che sarebbe servita un giorno per impianti sportivi pubblici. Quel giorno non è ancora arrivato, a distanza di quasi cinquanta anni. Nel frattempo l'Adriatico continua da allora a farne un banchetto appetitoso.
Delle tre particelle di cui era composta la donazione due sono oggi completamente sommerse dal mare. Sono la 166 e la 167. Ai fini catastali misurano ancora rispettivamente 4260 e 1570 metri quadrati. Seminativo e incolto produttivo le classificazioni ancora oggi indicate in visura.
Vi è poi il lotto più sostanzioso, particella n. 169 di 34170 metri quadrati, seminativo di classe 2. Pertanto non terreno di massimo pregio, ma appena dopo, quantunque non sia adibito a nessuna coltivazione.
E anche questa particella, guardandola dall'alto, appare più che mangiucchiata dal mare, poiché ne manca una bella fetta. Grande all'incirca come la particella 166, il che fa pensare che l'Adriatico in questi cinquanta anni abbia rivendicato per sé un ettaro o giù di lì. Ne consegue che dei quattro iniziali ne restano tre, battigia compresa, la quale non potrebbe certo essere usata per attrezzature e impianti sportivi.
I terreni donati al Comune sono stati anche al centro di una disputa politica qualche anno fa. La sindaca Simona Contucci li aveva infatti messi a disposizione di un investitore, o dichiarato tale, per il famoso e colossale South Beach. Mega progetto faraonico quanto improbabile (grattacieli, porto, spostamento Statale 16, cinque milioni di metri cubi di costruzioni ecc.); tant'è che non se n'è fatto niente. Ma nel frattempo la Contucci aveva scritto la famosa lettera che Fabio De Risio qualche mese dopo spiattellò in Consiglio comunale e poi sui social. Marcia indietro della maggioranza, naturalmente negata o minimizzata (si fa sempre così), ma ormai la lama era affondata.
Il futuro dei terreni donati da Battiloro. Rimarranno spiaggia selvaggia stile scena dell'incubo in "Stanno tutti bene" o diventeranno un giorno campi sportivi? E ammesso che l'Adriatico restituisca il "maltolto", anche grazie agli scogli posizionati di recente, quanto ne ridarà? Verosimilmente solo un po' di battigia, certo non un ettaro o quasi di "seminativo".
Pochi anni dopo la donazione, nei primi Ottanta, fu l'architetto veneto Giovanni Barbin il primo a ipotizzare un intervento in loco. Si fece ricevere in municipio e portò con sé degli elaborati su carta, che prevedevano costruzioni abbastanza basse, dai cinque ai nove metri, nell'area in riva al mare non ancora urbanizzata, a sud del fiume Trigno. Di più, l'urbanista prevedeva anche lo spostamento della Statale 16 di qualche centinaio di metri più a monte.
Non se ne fece nulla, un po' perché i terreni comunali erano già destinati a usi sportivi per volontà del donatore; un po' perché a quei tempi (e per molto ancora) non si riusciva a far decollare la parte già urbanizzata, a nord del fiume, figurarsi lì. E da allora così è rimasto, anche perché pare che chiunque pensi di investire in zona si fermi davanti al fenomeno inarrestabile dell'erosione costiera. Come accaduto nei primi anni Duemila, quando un progetto ottenne il nulla osta in Consiglio comunale e una variante al Piano regolatore. Poi niente, perché l'investitore vide l'Adriatico così affamato che rischiava di vedersi divorati i casotti di legno in men che non si dica.
Chissà, forse non ospiterà mai bungalow ma potrebbe servire come scenario per girare un qualche film un giorno.
Nelle foto: veduta dall'alto con soprapposte le mappe catastali e indicate le particelle, particolare della battigia nei pressi dell'idrovora nel 2024, veduta dalla Statale 16 nel febbraio 2026

