MONTENERO DI BISACCIA-MAFALDA-PETACCIATO. Quello del forno crematorio che non si realizzerà più per le pressioni popolari, a Petacciato, è l'ultimo in ordine di tempo, ma non l'unico caso. Parliamo di quando l'opinione pubblica riesce a far cambiare idea agli esponenti politici, in diretta. Significa che fino a un attimo prima il potere aveva un'idea, un attimo dopo torna sui suoi passi, più o meno celando la sorpresa, perché la gente protesta. Lì, senza paura.
Oltre che il caso di Petacciato di qualche giorno fa, si possono citare episodi simili accaduti a Mafalda e Montenero. Cosa rara ma succede: se il popolo è davvero interessato, specie se toccata direttamente la singola persona, a volte reagisce. E l'aspetto più singolare è la sorpresa dei politici, cambiano espressione, si guardano fra loro. Ecco i tre casi in ordine di accadimento.
Montenero di Bisaccia, 6 aprile 2003. Il ponte sul fiume Trigno, che collega Abruzzo e Molise, Montenero e San Salvo, è crollato da settantatré giorni. Da quel momento pendolari, studenti, oltre che una moltitudine di consumatori sono costretti a un percorso alternativo che allunga parecchio. Anche perché data l'estensione non è stato possibile posare un ponte provvisorio tipo militare.
Le due Province coinvolte, Campobasso e Chieti, incontrano la cittadinanza nella sala consiliare di Montenero di Bisaccia. Due le soluzioni in campo, spiegate al folto pubblico: bretella provvisoria per poi ricostruire il ponte, oppure pazientare un po' e realizzare direttamente il nuovo e definitivo.
Province e amministrazioni propendono per la seconda soluzione (attesa e ponte definitivo), è quanto trapela appena prima che i vari relatori prendano la parola. Ma durante l'incontro accade qualcosa di inatteso e sarà il caso di riprendere quanto scritto su "Il caso ponte sul Trigno" (Rossano D'Antonio, digitale 2005).
"Il 6 aprile 2003 per la prima volta dal crollo le due Province incontrano la cittadinanza in una conferenza pubblica. L’attesa è grande e la folla puntuale occupa la sala polivalente di Montenero. L’incontro arriva settantatré giorni dopo il crollo. Un tempo interminabile per la popolazione, normale vista la gravità del danno secondo le Province, le quali hanno intenzione di ricostruire direttamente il nuovo ponte, senza ricorrere a passaggi provvisori. Quando nella sala si percepisce questo, accade qualcosa. Il mormorio assume le dimensioni della vivace protesta, una frase non riportata nell’articolo è: “Mettete quattro tavole e fateci passare!”. Il senso è uno solo: non illudeteci con opere monumentali e non chiedeteci di pazientare, vogliamo un passaggio subito. Gli esponenti politici di ambo le Province si guardano fra loro, chiedono qualche minuto di pausa. Dopo un po’ ripensano sull’ipotesi che fino a qualche minuto prima caldeggiavano. “Costruiremo un passaggio provvisorio” la risposta con cui si congedano dal pubblico. La pressione popolare fa cambiare idea ai politici".
Mafalda 29 marzo 2009. Il caso centrale a biomasse impazza in paese da mesi, l'amministrazione comunale è guidata da Nicola Valentini (già sindaco e consigliere regionale in passato). Ed è favorevole a installare un impianto da 11 MW in contrada Pianette, nella zona insediamenti produttivi che i mafaldesi chiamano con una punta di orgoglio "zona industriale". L'incontro con la cittadinanza si svolge nella palestra comunale e c'è tanta gente. Dopo i relatori cominciano gli interventi dal pubblico e sono tutti polemici verso la centrale a biomasse. Ci sono consiglieri di minoranza, esponenti del Wwf, ma l'affondo che colpisce di più arriva da alcuni giovani. E anche in questo caso si fa ricorso a quanto scrisse all'epoca Rossano D'Antonio su Il Quotidiano del Molise.
"Un giovane si avvicina al tavolo dei relatori e fa cenno al mixerista per far partire un brano audio: “Sono convinto che è un argomento da referendum”. La voce è identica a quella ascoltata fino a qualche minuto prima, è la registrazione del Consiglio comunale di fine dicembre 2006, dove Valentini promise la consultazione popolare che non sarebbe mai arrivata. Sale il mormorio dalla platea, mentre il giovane si limita a chiedere “perché c’è un’incongruenza tra le sue dichiarazioni e lo stato attuale delle cose?”. (...)
Due giovani prendono il microfono e difendono Valentini, il quale poco dopo si alza, raccoglie le sue carte e dice: “Io direi di chiuderla qui”. Dal pubblico gridano “risponda alle domande, non può andar via così”. Niente da fare, il sindaco è già nel retro. Visibilmente scosso".
Nicola Valentini a inizio anno ha dichiarato in Consiglio comunale che intende ricandidarsi (si sarebbe votato a giugno 2009). Non lo farà e sarà convinzione diffusa che abbia cambiato idea dopo le contestazioni e il file mp3 con la sua voce fatto ascoltare durante la conferenza. Il pubblico gli ha fatto cambiare idea, questa sembra l'evidenza.
Foto: Mafalda nel 2009, il giovane contesta il sindaco e fa ascoltare il file mp3
Petacciato 17 gennaio 2026, il forno crematorio non s'ha da fare. Il 13 novembre scorso la notizia che la giunta di Petacciato intendesse far realizzare un tempio per la cremazione nel cimitero è stata data da Monteneronotizie. Le polemiche ipotizzate si sono sistematicamente avverate. L'opera non avrebbe avuto costi per il Comune, essendo in project financing, quindi costruita da privati che per un certo numero di anni l'avrebbero gestita per recuperare l'investimento e farci utili.
Nel frattempo è montata la protesta, si è costituito un Comitato e, qualche giorno fa, c'è stato un incontro organizzato dall'amministrazione comunale. Ed è stato nel corso dello stesso che al sindaco e alla giunta la platea ha fatto cambiare opinione. Se non nella lettera che il sindaco Antonio Di Pardo ha scritto alla cittadinanza, è ammesso nella delibera di giunta (che occorre andare a cercare sull'albo pretorio) che a far cambiare idea siano state le proteste durante l'incontro. Difatti, è scritto sul documento che "è emersa la preoccupazione e la contrarietà della cittadinanza soprattutto in considerazione dell’impatto negativo che l’intervento avrebbe potuto avere sull’immagine del territorio, caratterizzato anche da una rilevante vocazione turistica". Più chiaro di così. Cambio di opinione dopo la veemente reazione del pubblico.
Come a Montenero tanti anni prima, dove ci si può chiedere se accadrebbe di nuovo oggi, al verificarsi delle condizioni propizie. Come a Mafalda, dove da allora cominciò il predominio di chi al potere è ancora (salvo un'interruzione nel quinquennio 2019-2024) e probabilmente vuol rimanerci per sempre, visto che non c'è più il limite di mandato: Egidio Riccioni. Quanto a Petacciato, va riconosciuto che la protesta arriva dopo la manifestazione della sindrome petacciatese, la sola lista presentata alle elezioni del 2024. Se poteva essere inteso come una resa dei cittadini alla morte della democrazia e della critica, quanto appena accaduto lo smentisce di netto.
Foto: incontro a Petacciato del 17 gennaio 2026 dopo il quale c'è stata la marcia indietro sul forno crematorio
Nell'immagine in alto fotomontaggio dei tre municipi in questione realizzato (in parte) con intelligenza artificiale Gemini