Il Comune perde al Tar e paga il terreno per il lungomare dopo venti anni

La lunga battaglia di due proprietari, mentre in municipio si sono alternati tre sindaci. Poi la soluzione "bonaria" a 114mila euro. La fretta urbanistica ieri come oggi

Rossano D'Antonio
12/01/2026
Attualità
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MARINA DI MONTENERO DI BISACCIA. Si narra che la fretta faccia figliare micetti ciechi a mamma gatta. All'amministrazione comunale fa combinare pasticci urbanistici e perdere i ricorsi al Tar. Oltre che far aspettare venti anni i privati ai quali ha preso il terreno per realizzare il lungomare. Infine la doppia sconfitta, prima dal Tribunale amministrativo regionale, poi dal Consiglio di Stato. In queste settimane l'accordo definito "bonario" nei documenti comunali. Bonario o meno, si tratta di rispettare una sentenza. 
Si tratta di una vicenda lunga quasi tredici anni sotto l'aspetto giudiziario, diciannove dall'inizio effettivo. Vale a dire da quando l'allora amministrazione comunale optò per l'occupazione appropriativa anziché la classica, ma più lenta, procedura di esproprio. Forse per i tempi stretti, si sceglieva di agire "con la forza", ma pur sempre nei termini della legge: dichiarare l'opera di pubblica utilità.
Alla guida del Comune c'era una maggioranza di centrosinistra, già entrata nelle fasi finali dopo lungo dominio, ma ancora non si poteva sapere. La guidava Giuseppe D'Ascenzo, al suo secondo e ultimo mandato (non si poteva andare oltre, come oggi). Un periodo buono sotto gli aspetti riguardanti finanziamenti e considerazione sovra comunale per Montenero. Si raccoglievano i frutti di una congiunzione astrale difficilmente ripetibile: in Regione Michele Iorio ben disposto, nonostante la differenza di colore politico, al Ministero delle Infrastrutture Antonio Di Pietro. Per poco tempo, ma bastò.
La delibera per realizzare il lungomare e una traversa fu varata a dicembre 2006, in piena congiunzione astrale accennata poco fa. Siccome non c'era tempo, fu attuata la procedura di occupazione anticipata nel luglio 2007. Una pratica d'urgenza, che prevede poi si perfezioni l'esproprio vero e proprio. Cosa che non sarebbe avvenuta, con tutte le conseguenze legali previste. Ma intanto nel gennaio 2008 iniziavano i lavori per il lungomare, anche sulle due particelle del privato poi avversario del Comune in Tribunale. 
Il 19 agosto 2008 era una calda e assolata domenica quando, nel pomeriggio, fu tagliato il nastro della nuova passeggiata al mare. La prima alla Marina di Montenero di Bisaccia. Il gotha di centrosinistra al completo: su tutti il sindaco D'Ascenzo, l'allora presidente della Provincia di Campobasso Nicola D'Ascanio, il da poco ex ministro Antonio Di Pietro, oltre a tutti gli altri. Sorrisi a favore di camera per un evento che, va detto, significò un cambio deciso di veste della Marina.
Pazienza se da quel momento il Comune dimenticò di dover indennizzare il privato cui aveva preso il terreno. E questi scelse un modo singolare quanto efficace di agire. Il ricorso al Tar Molise fu presentato nel maggio 2013, vale a dire trascorsi i cinque anni di tempo previsti per regolarizzare l'esproprio e sborsare quanto dovuto. Tant'è che il privato (in realtà due proprietari), chiese al Comune la "restituzione dell’area occupata, previa rimessione in pristino", oltre al "pagamento delle indennità dovute per il periodo di occupazione, maggiorate di rivalutazione e interessi, oltre al risarcimento dei danni, nella misura da determinarsi previa c.t.u., per la illegittima occupazione e per i danni materiali causati dal comportamento dell’amministrazione". Così sulla sentenza che, arrivata nel febbraio 2015, accolse in parte le richieste. 
In ogni caso il Tar specificò che l'amministrazione "con la propria condotta colposa, ha causato un danno ingiusto (...) poiché ha occupato e in parte trasformato il suolo di proprietà dei ricorrenti, in assenza di un valido titolo abilitativo". Detto altrimenti, erano stati realizzati lungomare e traversa senza tutti gli atti necessari. Ma soprattutto non si era corso ai ripari nei cinque anni previsti dalla normativa, da qui il ricorso che, in maniera che poteva apparire anche provocatoria, intimava di riportare i luoghi allo stato originario. Cioè abbattere il lungomare.
Piccola digressione: consolerà l'attuale maggioranza constatare che la fretta anche ai predecessori ha fatto commettere imprudenze urbanistiche, come se ne vedono ultimamente.
Tornando alla vicenda giudiziaria, l'amministrazione comunale guidata nel frattempo da Nicola Travaglini pensò bene di ricorrere al Consiglio di Stato. E qui la seconda tegola arrivò nell'ottobre 2022: torto al Comune. Di nuovo e quando al potere era arrivato ancora un altro sindaco, l'attuale Simona Contucci.
Si arriva alla soluzione della controversia di questi giorni, nel frattempo si sono alternati tre sindaci, il marmo bianco di quel lungomare è stato calpestato da migliaia di suole di sera e gomma di infradito di giorno; persino una mareggiata ha pensato di mettere alla prova i muretti, rompendone una parte. L'approvazione del debito fuori bilancio, necessario per l'acquisto, è arrivata in Consiglio comunale lo scorso 22 dicembre. La determina che ne rappresenta l'atto pratico a fine anno. 114842 euro anziché gli oltre 236000 maturati secondo calcoli più minuziosi. Un risparmio, ha spiegato l'assessore al Bilancio Claudio Spinozzi in Consiglio, reso possibile da un accordo raggiunto con i proprietari. Forse stanchi dopo quasi vent'anni di trincea giudiziaria e burocratica. Magari a combattere sono stati sempre loro, mentre alla guida del Comune almeno avevano un "ricambio di truppe".
Nella foto in alto il lungomare il giorno dell'inaugurazione, agosto 2008. Qui sotto veduta aerea, con evidenziate le particelle oggetto del contenzioso giudiziario

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